Rotta per la Lapponia

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geographic

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Se è dicembre, proprio dopo essere atterrati a Ivalo sarete circondati dalla neve e dall’oscurità. Ivalo dispone di un aeroporto posto nella zona più settentrionale della Lapponia finlandese, situato a 234 chilometri a nord del circolo polare artico. La temperatura giornaliera si avvicina ai quindici gradi sotto zero e molte notti questi gradi raddoppiano. Ci sono ogni giorno un paio di ore di luce e il resto è silenzio, come direbbe Amleto, o come ricordano le tracce di una pernice nivale. Il periodo di oscurità chiamato kaamos dura un paio di mesi più o meno nel solstizio d’inverno. Prima che il sole risorga poco a poco è possibile godere del suo potere, al momento del crepuscolo, ”il momento blu”. Cioè quando la terra coperta di neve e il cielo sembrano essere fusi, come se tutto fosse dipinto con una mano bluastra tenue. Un momento in cui si diffonde la calma, soprattutto in mancanza di vento, il quale si aggiunge al silenzio, il più grande regalo della Lapponia. Non si sentono cadere i fiocchi di neve che vengono chiamati ”muffole” per la loro dimensione.

La città di Ivalo ha una via, la statale numero 1, con case su entrambi i lati e una popolazione che non supera le quattro mila anime. Il fiume che attraversa la città è congelato in inverno, ma questa è una gioia per la popolazione che ama sciare lungo il canale, o andare in motoslitta, o fare un foro con un trapano a mano per pescare pesce persico. Tutto ciò avviene a pochi metri da un centro urbano con i suoi supermercati e i suoi negozi, con le sue chiese (luterane e ortodosse) e con un cinema.Se si desidera vedere un paesaggio ancora meno contaminato di luci elettriche, non bisogna fare altro che uscire da Ivalo. A quaranta chilometri a nord c’è Inari con il più grande lago della Lapponia finlandese. In inverno somiglia a un mare bianco dal quale si intravedono le isole e i rami degli abeti. Un monte, quello di Ukonkivi, è un santuario ancestrale, anche se i sami sono oggi per lo più luterani. In case disperse vive una piccola Comunità sami, nome imposto su quello dei lapponi, visto il carico sdegnoso che chiude quest’ultima denominazione. L’abitante più attivo di Inari è Niiles-Jouni Aikio, allevatore di renne e interprete joik, la storia sami cantata a cappella. I suoi figli lo seguono in questo recupero della tradizione e uno di loro è la guida del museo di Levi, una stazione sciistica vicino la frontiera con la Norvegia.

I sami pascolano le renne con mezzi moderni, motoslitte in inverno, e in estate con 4×4, barche e perfino idrovolanti, perché fanno parte dello stile di vita e dei privilegi sociali ed economici della Finlandia e del resto della Scandinavia. Tuttavia la terra non gli appartiene legalmente. Sono una piccola minoranza di persone che sono andate via per trovare nella parte estrema del nord una vita migliore, nonostante il freddo dell’inverno e le zanzare in estate. In Lapponia non gli manca neanche il legno ovviamente. I sami indossano i loro vestiti tradizionali soltanto nelle grandi occasioni, ma al margine della divergenza culturale godono di diritti politici e linguistici.

Ciò che è innegabile è lo splendore della natura. La sua attrazione non manca. A 25 chilometri da Ivalo in direzione di Saariselkä Kaunispää c’è una collina che costituisce un osservatorio eccellente di aurore boreali. Contemplare un’alba è la più grande fortuna e meraviglia che si possa avere durante un viaggio in Lapponia. Questo fenomeno avviene nelle zone vicine ai cerchi polari. Inuit (o eschimesi), gli indiani algonchinu e altri popoli delle zone artiche concordano che questa dispersione di luci nel cielo può essere una riapparizione dei loro antenati, se non degli dei. Nella Lapponia finlandese chiamano revontulet, i ”fuochi di volpe”, queste impressionanti luci del nord. Una volpe leggendaria aveva agitato la sua coda piena di fiocchi di neve e una volta liberati come scintille erano saliti verso il cielo. Qui avevano iniziato a ballare la loro danza boreale, tanto da far restare senza parole chi aveva avuto la possibilità di vederli.

I vecchi sami dicevano anche che se si fischia durante un’aurora boreale queste sue luci prodigiose scenderanno sulla terra. Un’immaginazione perché l’aurora boreale si verifica a circa cento chilometri sopra le nostre teste. Non c’è altra magia se non quella dei movimenti di una specie di plasma di colori, dove predomina soprattutto il verdastro, risultato delle particelle che emette il sole nello spazio e che sono portate dal vento solare fino a urtare, nella ionosfera, con il campo magnetico della Terra.

Ad ogni modo un’aurora boreale lascia un’orma indelebile nella memoria. Il periodo e la possibilità di vederla è tra novembre e marzo, ma bisogna essere fortunati – non tutte le notti il grande spettacolo avviene e neanche quando il cielo è sereno. La Lapponia in inverno ha altre risorse stimolanti: lo sci, le slitte trainate dai cani e dalle renne, la pesca nel ghiaccio, e perfino il relax di una sauna a 80 gradi o più. Bisogna colpirsi con rami di betulla per sudare meglio, e uscire in seguito in mezzo alla neve per avere un colpo. I più coraggiosi sono capaci di immergersi per alcuni secondi in un foro nel ghiaccio del lago o del fiume.

Saariselkä è la grande stazione sciistica di questa zona, gode di tutte le comodità, ed è un buono punto di partenza per andare a Vuotso, la Comunità sami più meridionale della Finlandia. In questo villaggio la vita di molti sami è collegata alle renne, un animale sfruttato in toto, come il cervo. Nonostante la modernità, rispettano il calendario e lo sviluppo così potente della loro natura. Vivono giorni senza avere il sole in autunno e in inverno, e si godono il sole di mezzanotte in primavera e in estate. Molto tempo fa, alla fine della notte polare, aspettavano l’emozionante arrivo di Beaivi nieida, la figlia del sole. Oggi non venerano direttamente questa divinità, ma il ritorno della luce solare è una delle cose più importanti della loro vita e della loro cultura.

Sono esperienze e alcuni segreti custoditi tra le pieghe di Sapmi, la terra ideale dei sami, una regione che è composta dalle quattro Lapponie inchiodate in Finlandia, in Svezia, in Norvegia e in Russia. Attualmente circa 82.000 sami – 50.000 in Norvegia; 20.000 in Svezia; 10.000 in Finlandia e 2.000 in Russia abitano posti che si estendono dall’Atlantico, passando per l’estremità del Nord, fino al mare di Barents e alla penisola russa di Kola.

Questa è la regione più settentrionale dell’Europa e con due zone chiaramente differenziate. Da un lato, le foreste della Taiga piene di licheni per le renne. Dall’altro, la Lapponia della tundra, e quella dei fiordi, le isole e la generosa pesca artica, che comincia con quella del granchio reale dalle lunghe chele. Quest’ultima zona coincide con Finmark, la Lapponia norvegese, dove Tromsö emerge come un buono punto per viaggiare e per conoscere la sua rotta geografica.

Tromsö è noto come la Parigi dell’artico dal momento che non gli manca nulla in materia di lusso e di comodità. Certamente non si arriva fin qui per cacciare orsi, ma per scoprire un paesaggio spettacolare intraprendendo forse un safari di albe boreali. Arrivati a questo punto di riferimento indimenticabile, arriva la lunga notte di Tromsö, i buoni ristoranti e il calore dei piumini. Tutto questo avviene in inverno, perché il sole di mezzanotte qui è possibile osservarlo dal 19 aprile al 24 agosto.

E’ auspicabile che Tromsö sia anche la città artica con più pub, e con prezzi modici, mantenendo un alto tenore di vita a partire dal boom del petrolio nel Mare del Nord. Ma a Tromsö non è tutto panem et circenses. Essendo a 467 chilometri a nord del cerchio polare artico la città è fiera di avere l’università più boreale del mondo. E con un grande livello di richiesta e di qualità. Il suo museo universitario è qualcosa che il viaggiatore curioso non deve perdersi. Vengono svelati i modelli di svago del quotidiano artico, e soprattutto la lotta per la vita dei sami norvegesi.

 

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