Durante l’ultramaratona, il volume del cervello dei maratoneti si riduce

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte SCIENCE ET AVENIR

Competitors run in Hong Kong's first inner city ultra marathon on March 1, 2015. Hundreds of runners competed in Hong Kong's first inner city ultra marathon on March 1 despite a repetitive two-kilometre course which has been criticised as simply too boring. AFP PHOTO / ANTHONY WALLACE / AFP / ANTHONY WALLACE
Competitors run in Hong Kong’s first inner city ultra marathon on March 1, 2015. Hundreds of runners competed in Hong Kong’s first inner city ultra marathon on March 1 despite a repetitive two-kilometre course which has been criticised as simply too boring. AFP PHOTO / ANTHONY WALLACE / AFP / ANTHONY WALLACE

 

L’ultramaratona, la più intensa e la più lunga tra tutti i tipi di corsa, ha degli effetti sorprendenti sulla salute dei maratoneti.

Per andare del sud Italia in Norvegia, i comuni mortali prendono l’aereo. Ma alcuni sportivi scelgono di percorrere questa distanza (cioè 4.500 chilometri)… correndo! Questa sfida erculea, che porta il nome di ”Trans Europe Foot Race”, equivale a un centinaio di maratone percorse in 64 giorni (cioè circa 70 chilometri al giorno), senza un giorno di riposo. Questi periodi di intenso esercizio hanno delle ripercussioni a lungo termine sulla salute? Per sei anni, il medico Uwe Schütz dell’ospedale universitario di Ulm in Germania e i suoi colleghi ha seguito un gruppo di 44 corridori che hanno partecipato ”Trans Europe Foot Race”. Di recente, ha presentato i suoi risultati in occasione del congresso annuale della società nordamericana di radiologia a Chicago.

La cartilagine si rigenera dopo 60 maratone

I ricercatori hanno misurato negli sportivi la quantità di acqua liberata dalla cartilagine e il cui compito è quello di ammortizzare l’attrito tra le ossa. Questa misura permette di determinare se l’intenso sforzo fisico influisce sulla cartilagine. Il risultato delle loro analisi è stato molto sorprendente: anche se la cartilagine si degrada durante i primi 2.500 chilometri di corsa, ”dopo questa distanza, cioè circa 60 maratone, sembra che si rigeneri”, ha commentato in un comunicato Uwe Schütz. Tuttavia si suppone che la cartilagine possa rigenerarsi soltanto nei giorni di riposo. Ma per la prima volta, abbiamo dimostrato che può rigenerarsi senza difficoltà mentre lo sportivo continua a fare sforzi”. Ma non ci sono solo le articolazioni. La corsa incide anche sul cervello del maratoneta. Durante i 4.500 chilometri, il suo volume si riduce fino a diminuire del 6%! Questo restringimento può essere il risultato di una stanchezza estrema o di una scarsa nutrizione. Tuttavia, la spiegazione più probabile per i ricercatori è una mancanza di stimolo… visivo. Infatti, le regioni cerebrali più interessate richiedono la cura della vista. ”Questa zona può essere, in maniera massiccia, stimolata perché i corridori non vedono altro che strade nell’arco di 64 giorni”, ha spiegato Uwe Schütz. Tuttavia non bisogna escludere un’altra eventuale ipotesi per spiegare la diminuzione del volume del cervello: durante la corsa, quest’ultimo si riorganizza per tramutare l’energia in motivazione. ”È difficile trovare la parola fine della storia”, ha riassunto Uwe Schütz. ”Tuttavia, è già noto che questo effetto è temporaneo poiché il cervello riacquista la sua dimensione iniziale 6 mesi dopo la corsa”. Come ha spiegato questo ricercatore, gli ultra maratoneti sono gli unici sportivi che conoscono questi effetti inattesi sulla loro salute: non sono soggetti a ciò i maratoneti, la cui corsa non supera i 42 chilometri.

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