L’alessitimia, il disturbo di coloro che sono scevri di ogni sentimento

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte Super Curioso

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Forse ti è capitato di incontrare qualcuno che ti ha rivelato di non di sentire nulla assistendo a momenti vitali che suppostamente producono emozioni, come la nascita di un figlio, il decesso di una persona cara, l’ottenimento di un impiego…O forse sei tu che non senti nulla, e hai pensato che sei solo scoraggiata/o per non percepire ciò che dovresti sentire. Dunque ciò che provi ha un nome ed è chiamato alessitimia. Cos’è l’alessitimia? Per avere un’idea, è una confusione più comune di ciò che ci immaginiamo, che influisce su 1 persona su 7. La parola ”alessitimia” è composta dalle parole greche, a, lexis e zümós (negazione, parola ed emozione, rispettivamente), cosa che in termini grammaticali vuole significare, ”incapacità di leggere o esprimere le proprie emozioni o i propri sentimenti”. Certamente, qualcosa di molto duro.

Questo turbamento si manifesta soprattutto nell’85% di persone affette da disturbi autistici, e anche se tradizionalmente si pensa che abbia un carattere psicologico, i neurologi hanno riscontrato anomalie nella zona cerebrale incaricata di collegare le emozioni con il settore che le riconosce, le identifica, le analizza e le formula. Quindi si manifesta con scarsa coscienza delle emozioni, dove le sensazioni corporali associate a loro sono deboli o nulle. Dunque è possibile localizzare le sue eventuali cause, in alcuni casi, nella prima infanzia, quando il bambino, che non possiede ancora stati mentali gerarchizzati associati a concetti o a parole, affronta il mondo emozionale attraverso il suo corpo. Decide la rabbia, la paura, il desiderio con sensazioni somatiche, cioè, corporali.

In un processo normale, arriva un’età in cui bisogna ordinare questo accumulo di sensazioni organiche e imparare che anche gli altri sentono le stesse cose. È allora che si avrà bisogno ”di un codice” comune per identificare ciò che viene percepito, in sé stessi e negli altri, e diventare un essere sociale e riflessivo. Qui i genitori, l’ambiente, la famiglia, giocano una carta determinante e in seguito sarà attraverso le parole che le sensazioni fisiche saranno incanalate verso la sensibilizzazione, ottenendo una sorta ”di etichette” utili per identificarle e comunicarle. In un processo alessitimico, non ci sono questi scambi linguistici e neanche segni verbali, e coloro che ne soffrono mantengono una grande aggressività verso il loro ambiente e anche verso se stessi poichè non possono esprimere oralmente nessuna sensazione, o neanche riconoscerle, tendono a sentirsi inutili o a essere anedonici.

Emotivi o no

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L’alessitimia è stata descritta per la prima volta nel 1972, e all’inizio si pensava che era dovuta a un’insufficienza linguistica. Gli scienziati sostengono che c’è una mancanza di comunicazione tra i due emisferi cerebrali, la quale impedisce che i segni emozionali (del lato destro) raggiungano le zone della lingua (del lato sinistro). C’è bisogno di un trasferimento emozionale per esprimere ciò che si sente. Però ciò che è ogni volta più chiaro è che esistono molti tipi di alessitimia. In alcuni casi la persona non può esprimere le sue emozioni, ma in altre non è cosciente di averle. Cioè, le ha ma il suo cervello non le riconosce. Non riconoscendole non può identificarle e, quindi, non le sente e non le manifesta.

Richard Lane, dell’università dell’Arizona, spiega questo difetto neuronale con un’immagine abbastanza grafica: compara l’alessitimia con ciò che accade a chi è rimasto cieco dopo avere avuto problemi alla corteccia visiva. Queste persone anche se hanno occhi sani, non possono vedere. Katharina Görlich-Dobre ricercatrice del dipartimento di neurologia dell’ospedale universitario di Aquisgrana, in Germania, ha identificato una riduzione della materia grigia nelle aree della corteccia cingolata, che è una zona del cervello che controlla l’autocosciencia, e lei crede che possa bloccare la rappresentazione cosciente delle emozioni. È come se i cervelli di queste persone non registrassero le sensazioni. Ci sono persone che descrivono l’alessitimia come un ”blocco della coscienza”, cioè, quando arriva una forte emozione dovrebbe essere percepita in maniera più profonda, e ciò permette loro di trattare meglio alcuni eventi della loro vita, senza provare paura o avere un senso di preoccupazione.

Relazioni pericolose

Questa malattia sembra sia associata ad altre, come la schizofrenia o i disturbi legati all’alimentazione. E all’autismo, come cita all’inizio l’articolo, ma soltanto in coloro che presentano difficoltà sociali. Sembra che sia frequente in coloro che hanno subito abusi durante l’infanzia, dove le emozioni sono state represse. Tuttavia, queste persone non necessariamente sono individui egoisti o ”senza cuore”, o nel peggiore dei casi, psicotici; ma è gente che senza dubbio soffre per questo ostacolo e desidera poter sentire o esprimere le proprie emozioni. Più conosciamo il mondo e più armoniose saranno le nostre relazioni, e meno pregiudizi avremo verso coloro che non capiamo. Sei d’accordo?

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