Ulteriore sviluppo scientifico nella comprensione dell’autismo

Traduzione di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte Les Echos

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Per la prima volta, alcuni scienziati hanno stabilito un legame tra il comportamento autistico e un neurotrasmettitore. E’ una scoperta importante: alcuni sintomi dell’autismo sono dovuti alla difficoltà di assimilare l’acido gamma aminobutirrico, acronimo “GABA”. In ogni caso questo è quello che affermano gli scienziati di Harvard e del MIT in uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology. Ma che cos’è il GABA? E’ il principale neurotrasmettitore inibitore del sistema nervoso centrale. In poche parole: impedisce alle cellule del cervello di reagire alle informazioni ricevute dai sensi.

Diluvio dei sensi

Più precisamente, ‘l’autismo è spesso descritto come un disturbo dove tutti i dati sensoriali svaniscono simultaneamente”, ha spiegato Caroline Robertson, il principale ricercatore di questo studio, al sito Mother Jones. Dove la maggior parte degli esseri umani può in maniera molto semplice isolare qualsiasi suono o immagine nella vita di tutti i giorni, quelli colpiti dall’autismo sono inondati da un diluvio di informazioni sensoriali che possono trasformare il loro ambiente quotidiano in un’esperienza dolorosa.

L’autismo in cifre

Negli Stati Uniti, secondo le ultime cifre del Centers for Disease Control, l’indice di prevalenza dell’autismo è passato da 1 su 150 nel 2000, a 1 su 68 nel 2010. In Francia, l’Alta autorità sanitaria considera che 1 neonato su 150 sia colpito da autismo. Ma gli specialisti pensano che questo tasso sia in gran parte sottovalutato.

Il ruolo del GABA

Per condurre questo studio, gli scienziati hanno chiesto a un campione di partecipanti di guardare attraverso un binocolo. A destra, un’immagine, per esempio, di un gatto; e a sinistra, un’altra immagine, per esempio, una mela. L’essere umano è capace di concentrarsi su un’immagine trascurando l’altra, e viceversa. In realtà, il neurotrasmettitore inibitore GABA, permette al cervello di elaborare le informazioni in modo intelligibile, piuttosto che considerare tutto allo stesso tempo. In seguito, dei test di scansioni cerebrali hanno permesso di confermare un’ipotesi: più i partecipanti riuscivano a trattare correttamente le due immagini diverse, più avevano un tasso GABA elevato.

Quello che le persone autistiche non hanno

Messi a confronto in questa prova, le persone autistiche hanno presentato delle difficoltà: l’oscillazione tra le due immagini risulta più lenta, e la concentrazione su una sola immagine è meno diretta. In seguito, la scansione cerebrale ha rivelato che le persone autistiche che hanno superato meglio la prova, non avevano tuttavia un tasso GABA più alto di altre persone autistiche… Ciò indica che c’è un problema generale negli autistici che riguarda l’assimilazione e la gestione di questo neurotrasmettitore inibitore. ”Non è che manca il GABA nel cervello” di una persona autistica, ha spiegato Caroline Robertson, ”Ma c’è qualcosa che ostacola il suo percorso”. La speranza è grande, poiché il GABA inibisce tutti i tipi di simulazioni sensoriali, non soltanto la vista. Dunque in teoria, un farmaco che ”garantisca” il tragitto del GABA nel cervello potrà ridurre tutti i sintomi sensoriali dovuti all’autismo.

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