Che cos’è il bilinguismo?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BABBEL

Il cervello di un bilingue funziona diversamente da un altro? Che cosa può portare il fatto di essere cresciuti in un ambiente bilingue?

Il bilinguismo, che cos’è? Una definizione sfocata

Un bambino si rivolge al suo papà in tedesco, all’uscita dal supermercato. Una volta terminata la sua filippica, suo padre gli risponde ”ora, in portoghese per favore”. E di nuovo, in portoghese. La maggior parte delle volte, questo esercizio richiede prodezza. Comunque il bilinguismo è considerato da alcuni come un mito, ma la sua definizione resta vaga. Come dimostra il video, ognuno ha la sua opinione a riguardo: per alcuni, ciò significa inizialmente poter comunicare in molte lingue, anche assimilate, discorrendo con un giro di parole per farsi comprendere. Per altri, la grammatica e la pronuncia restano criteri essenziali. E se, tra i comuni mortali, le opinioni non combaciano, la Comunità scientifica non è meglio ripartita. I criteri sono troppo vaghi e diversi per mettere tutti d’accordo. Possiamo concludere che il bilinguismo è un fenomeno relativo, che si misura piuttosto in termini di gradi che con una definizione assoluta; ma soprattutto, il bilinguismo è qualcosa di profondamente soggettivo, che come qualcosa di avvertito.

Qualcosa da provare

La lingua non è un oggetto inanimato che si acquisisce una volta per tutte, ma qualcosa di vivo che costruisce ogni giorno il nostro irreale e la nostra relazione con il mondo. La lingua è, da questo punto di vista, strettamente legata alle nostre emozioni e alla nostra identità personale. E’ possibile controllarla perfettamente dall’infanzia senza tuttavia sentirsi bilingue, solo perché non si è mai stati in quel paese, o perchè i riferimenti culturali, umoristici, sociali, non sono gli stessi di quelli del posto dove si è cresciuti. Ma è possibile anche affermare chiaro e forte di essere bilingue fin dal momento in cui viene superato l’imbarazzo e la frustrazione che accompagnano sempre i primi passi nell’apprendimento di una lingua, cioè ci sentiamo pronti ad esprimerci senza limiti, anche per vie traverse. È questa diversità nella percezione del bilinguismo che abbiamo voluto approfondire nel video. Ma attualmente, siamo d’accordo su una sola e unica preferenza: il bilinguismo riguarda in primo luogo i bambini cresciuti con due lingue materne e capaci di passare molto naturalmente da una lingua all’altra. Senza pretendere l’esclusiva, questa definizione è quella che permette più semplicemente di abbordare gli aspetti psichici del bilinguismo. In altre parole: quali sono le caratteristiche di un cervello bilingue?

Il cervello bilingue

Mondo e lingua

La lingua, che sia compresa semplicemente come suono articolato o come codice che ci permette di comunicare, forma il nostro primo legame con il mondo. Il bambino che emette un vagito al momento della sua nascita sprigiona già la sua voce, vuole esprimersi, farsi sentire. E man mano, le parole, la sintassi, la grammatica, iniziano a realizzare questa struttura che è il nostro universo mentale, strutturano il modo in cui ci rapportiamo con ciò che ci circonda. Un soggetto bilingue può mentalmente fare appello a due sistemi linguistici di riferimento per descrivere una sensazione, o per esprimere un’idea. Per molto tempo, è stato pensato che ciò poteva causare una certa confusione, in particolare nei bambini piccoli. Ma dal 1962 e uno studio di Peal e Lambert sulla relazione tra bilinguismo e intelligenza, la tendenza scientifica si è stravolta (articolo in inglese). In questi ultimi decenni, numerose ricerche hanno sottolineato una grande ”coscienza metalinguistica”, cioè un’attitudine accresciuta, nei bilingue, per risolvere compiti cognitivi che non hanno a che fare con la lingua: come se, di fronte a un’equazione matematica, il cervello di un bilingue possedesse più dati per risolverla.

Ciascuno la sua strada

Immaginiamo che la lingua sia un cammino che collega ciò che si vede, ciò che si pensa e ciò che si esprime; la sintassi è l’itinerario, la grammatica il mezzo di trasporto, le parole i segnali stradali che segnano le tappe. Cosa avviene se, invece di un solo segnale, due confluiscono? Se invece di ”pane”, possiamo scegliere tra ”pane” e ”pagnotta”? L’esempio sembra banale. Tuttavia, ”pane” e “pagnotta” non rinviano alle stesse immagini: da un lato la baguette calda, dorata, croccante, la fetta di pane imburrata che si inzuppa nel caffè, i lunghi pasti con il formaggio e il dessert; dell’altro, il pane nero o con i semi, spesso e compatto, sano, e nutritivo, l’Abendbrot (letteralmente ”pane della sera”, uno spuntino che è il pasto serale in Germania) condiviso con la famiglia o fatto in maniera sbrigativa prima di coricarsi. Le due parole non fanno parte della stessa immaginazione, non fanno appello agli stessi ricordi, alle stesse emozioni neanche agli stessi codici sociali. In altri termini, sono intricate in due reti di associazioni distinte. Così il bilingue, per esprimere qualcosa a proposito della sua banale pagnotta di pane, può fare percorsi diversi, ciascuno lasciando sfilare un paesaggio unico. Per dare un’idea più appropriata, si potrebbe, comparare il bilinguismo con il fenomeno della sinestesia. Un sinesteta è qualcuno in cui due sensi o più si confondono, ad esempio quello della vista e dell’udito. Letteralmente, lui vede la musica nello spazio, nel colore ad esempio. Questo perché la sua descrizione dei suoni percepiti può mescolare due vie diverse, e sarà arricchita, più pittoresca o metaforica. È su questo principio di associazioni multiple che si fondano numerose poesie ma anche le espressioni utilizzate da ciascuno nella vita quotidiana, come l’opposizione classica tra i colori caldi e quelli freddi ad esempio. Così, più i collegamenti si moltiplicano, più il cervello ha la possibilità di afferrare un oggetto ed esprimerlo con le parole. La scienza parla ”di flessibilità cognitiva”, una capacità che fa riferimento al pensiero creativo e che è particolarmente marcata nei bilingue.

Liberate l’artista che c’è in voi!

Alcune persone affermano che l’apprendimento di una seconda lingua ha un impatto diretto sulla loro personalità: più aperti, più sicuri di sé, più tolleranti, più creativi… Il fatto di essere capaci, in momenti di vuoto di memoria, (Tip-of-tongue, la famosa parola che si ha sulla punta della lingua!), di intraprendere spontaneamente un altro percorso per esprimere un’idea e partorire creazioni linguistiche inaffidabili, strampalate, ma anche belle a volte. Parlavo un giorno ad un’amica tedesca di questa capacità di alcune persone ”a die Ecken rund machen”, traduzione letterale in tedesco dell’espressione (francese) ”arrondir les angles” (*). Non solo l’idea è perfettamente passata, ma, invece di un sorriso beffardo, ho ricevuto uno sguardo di ammirazione: “Voi dite così in francese? È fantastico”. Quindi lasciate esprimere la vostra creatività, liberate l’artista che dorme in voi… imparate una nuova lingua!

(*) Il dialogo avviene tra una persona tedesca e una persona francese tradotto in italiano significa ”appianare le cose”.

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