Crisi finanziaria: punzecchiata la gestione di Bruxelles

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Les Echos

a00

La Corte dei Conti europea ha sottolineato le debolezze della Commissione nella sua gestione dei piani d’aiuto destinati ai paesi in difficoltà.

Bruxelles è stata spesso criticata dall’estrema sinistra europea per le pozioni amare che ha inflitto ai paesi insolventi durante la crisi finanziaria. Sorpresa, la Corte dei Conti europea – che non è un organo marxista – non è stata tenera neanche con la Commissione europea e il modo in cui ha gestito i piani d’aiuto destinati a questi Stati in difficoltà. Un esecutivo europeo ”poco preparato ad una crisi di tale ampiezza” e che ancora oggi ”deve rafforzare le sue procedure in materia di gestione dell’assistenza finanziaria”: la diagnosi consegnata questo martedì dalla guardia di Finanza dell’Unione europea si rivela abbastanza critica, e termina con nove raccomandazioni destinate a evitare di commettere gli stessi errori.

Trarre delle lezioni

La Corte dei Conti ha voluto trarre delle lezioni dai diversi piani d’aiuto accordati dopo il 2008 ai paesi che hanno richiesto un’assistenza finanziaria, ossia l’Ungheria, la Lettonia, la Romania, l’Irlanda e il Portogallo – la Grecia e Cipro, che fanno anche parte degli Stati sotto il programma internazionale, avranno diritto a un rapporto separato. Da ciò emergono quattro grandi debolezze che sono state identificate nel modus operandi. La commissione, è coinvolta in questi programmi di assistenza finanziaria al fianco della BCE e del FMI.

Nessuna parità nel trattamento

Primo problema – e non il minore – la Corte ha rilevato ”numerosi casi in cui i paesi non sono stati trattati nello stesso modo, mentre affrontavano una situazione comparabile”. Dunque, Bruxelles è accusata di avere gestito i piani d’aiuto in funzione del cliente, con a volte ”delle condizioni meno rigorose” per alcuni paesi più felici di altri (l’Ungheria ha dovuto rispettare 60 condizioni, contro le 400 per il Portogallo ad esempio). ”Quando abbiamo comparato i paesi che presentano le stesse debolezze strutturali, abbiamo constatato che le riforme necessarie non erano sempre proporzionate ai problemi incontrati o affrontavano iter molto diversi”, cita la relazione di verifica. Quest’ultima esprime stupore anche per gli obiettivi di disavanzo imposti a un paese e che ”era più flessibile di quanto non avrebbe dovuto esserlo nei confronti della situazione economica”. La Commissione europea ha risposto a questa critica tramite il suo portavoce Annika Breidthardt, e pensa che ”il contenuto dei programmi di assistenza non possa essere standardizzato tenuto conto della diversità delle situazioni”.

Scarso monitoraggio

Ma questo non è il solo problema identificato dalla Corte. I calcoli alla base della predisposizione dei piani d’aiuto, inizialmente, ”non sono stati esaminati da nessun ispettore esterno” nei gruppi della Commissione, e gli esperti non sono stato oggetto ”di nessun controllo approfondito”. La relazione critica anche le debolezze nel controllo dell’attuazione del programma: ”alcune condizioni non sono state oggetto di nessun resoconto. Altre sono state delineate come rispettate, mentre in realtà, non era così”, cita il testo. Infine ”una scarsa documentazione” precisa lo stesso. ”La maggior parte delle lacune sono state colmate, ha garantito Annika Breidthardt, che tuttavia ha difeso il lavoro della sua istituzione spiegando che ”alcuni di questi paesi hanno ora forti tassi di crescita in Europa”.

Annunci