Val Di Fassa la meta da non perdere per le tue vacanze

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La Val Di Fassa è una regione del Trentino nord-orientale che invoglia numerosi appassionati di sci, gli escursionisti che amano fare passeggiate lungo i sentieri boscosi e tutti coloro che amano trascorrere vacanze all’insegna del benessere e del relax. Vivere un soggiorno in Val Di Fassa significa essere impegnati in attività sportive, assaporare la buona cucina, godersi l’aria salubre e coinvolgere amici e parenti in un piacevole divertimento. Tra i paesi della Valle, nel gruppo dei top rientrano: Pozza di Fassa, Canazei e Moena dove è prodotto l’ottimo formaggio, il “Puzzone di Moena”. Se hai deciso di trascorrere una vacanza in questa regione del Trentino sappi che ti aspettano numerose attività. A partire dallo sport invernale per antonomasia lussuoso e meraviglioso, nel corso del periodo primavera-estate o in autunno, quando il tempo lo permette, il viaggiatore può inoltrarsi nei vari sentieri per fare trekking, organizzare pic-nic nelle zone boschive destinate al ristoro, o può fare delle escursioni in bicicletta. In realtà la Val Di Fassa offre numerose occasioni per vivere un periodo di riposo indimenticabile. Pozza di Fassa è una zona protetta dove confluisce il fiume Avisio con il Rio San Nicolò ed è circondata da Cima Undici e Cima Dodici. La sua posizione favorisce soggiorni all’insegna di relax, offre centri benessere e le cure termali presso le Terme di Dolomia. Le acque delle Terme fluiscono da una sorgente solforosa, l’unica del Trentino, posta a 1320 metri di altezza. A Pozza di Fassa il turista è agevolato dalla Skiarea Buffaure una meta d’oc per i suoi incantevoli panorami, viste imperdibili sul Catinaccio, sul Latemar e sul Gruppo del Sassolungo. Gli appassionati di sci considerano questa meta una destinazione ideale poiché la connessione con il Ciampac offre ben 25 km di piste abbondantemente innevate e collegate facilmente alla Skiarea Belvedere a Canazei. L’accesso al circuito della Marcialonga, è una importante pertinenza con l’anello Ciancoal, per la diversità dei suoi ritmi e per le assidue nevicate. Moena, soprannominata la Fata delle Dolomiti, è attorniata da emozionanti gruppi dolomitici, quali: il Latemar, i Monzoni e il valico di Costalunga. Il paese turistico offre numerosi luoghi di visita come la chiesa arcipretale di San Vigilio. In stile gotico l’edificio ecclesiastico fu consacrato nel 1164, ed è famoso per l’affresco dipinto da Simone Baschenis, “Danza macabra”, che rappresenta l’uguaglianza di fronte alla Morte. A Moena, è allestita la mostra, La Gran Vera, una esposizione che ricorda gli avvenimenti bellici e il loro impatto sulle popolazioni locali che si svolsero al fronte austro-ungarico (Galizia-Bucovina-Violina) e la guerra sulle Dolomiti di Fassa e Fiemme.

Cianacèi in ladino ma meglio conosciuta come Canazei è sicuramente il fiore all’occhiello della Val di Fassa. Questo paesino del Trentino nord-orientale è definito come la capitale degli sport sulla neve in Val di Fassa. La tradizione ladina, alla quale sono molto affezionati i suoi abitanti, è vivamente espressa nell’architettura della località. Il turista in visita può essere spettatore di rappresentazioni e feste che inneggiano alla cultura e alle usanze ladine. Il Centro acquatico Dolaondes, realizzato dall’architetto Ralf Dejaco, comprende, la Piscina semi-olimpionica, la Vasca Fun, la Vasca Kids, la Piscina salina esterna, la Vasca Whirpool, un attrezzatissimo Eghes Wellness che ripropone il principio cardine delle terme romane, la sala massaggi, e il Planet Gym. Canazei gode di una posizione strategica a ridosso dei passi dolomitici, Pordoi, Sella e Fedaia. Oltre al modernissimo Palazzo di ghiaccio, il paese offre anche moderni impianti di risalita. Nel centro storico di Canazei peculiare per la sua architettura, sono distribuiti numerosi negozi, pub, cinema e altri locali destinati ad allietare la permanenza sul posto.

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VINCENZO DI GIOSAFFATTE: LA RACCOLTA INTERNAZIONALE

di Sabrina Carbone

LA-RACCOLTA-INTERNAZIONALE-200x280“Negli anni ’60 – ’70 uno staff affiatato di valorosi docenti tra i quali i compianti Gianfranco Trucchia e Roberto Bentini, coordinato dall’allora Direttore Serafino Mattucci, svolse impegnative iniziative didattico-artistiche delle quali resta ancor oggi ampia documentazione nell’Istituto. Successivamente con il ruolo di Preside, ereditando l’entusiasmo e l’amore per l’arte dei docenti e direttori che mi avevano preceduto e con l’incisivo apporto di tutte le componenti scolastiche, abbiamo realizzato iniziative che hanno consentito la salvaguardia della scuola stessa e la conquista di una sempre più qualificata immagine a livello nazionale e internazionale del “Grue”. Tra esse in primo ordine di importanza, la Raccolta Internazionale, avviata nel 1986 in occasione della celebrazione dell’80° anno di vita della Scuola che ora viene affidata alla comunità castellana perché voglia averne cura, ampliarla e farne sempre più un centro di riferimento per gli artisti della ceramica di tutto il mondo”, Vincenzo Di Giosaffatte.

 

LA RACCOLTA INTERNAZIONALE come oggetto di studio e di riflessione

 

L’arte e la cultura hanno un ruolo speciale in ogni società. Entrambe favoriscono la libertà di espressione, promuovono la pace e lo sviluppo sostenibile. Il valore culturale gioca un ruolo decisivo in progetti di collaborazione internazionale. Nel cuore di un abetaio e in un’atmosfera serena, sorge il Liceo artistico per il design F. A. Grue, custode della Raccolta Internazionale promossa e ideata dall’allora Preside, Vincenzo Di Giosaffatte. L’eco artistico richiama un pubblico appassionato di ceramica ed è una locomotiva per coloro che sono poco inclini a questa materia. Un richiamo che rende sensibili verso il lavoro oculato e riguardoso che è stato fatto per portare a compimento la collezione. Un beneficio che non è destinato solo agli eredi ma supera i confini. E’ necessario sottolineare come un pezzetto di argilla, plasmato dalle mani dell’artista assuma forme diverse e con un gioco di colori completi l’arredo. Un vettore quindi di comunicazione e di scambio culturale, etnico e artistico.

La collezione è il Cicerone che accompagna il visitatore nella scoperta di un mondo nuovo, arricchisce il bagaglio culturale ed è un punto di riferimento costante per tutti. Nel bouquet di autori, emergono nomi come gli artisti italiani Ernesto Treccani, lo stesso Di Giosaffatte Vincenzo e Tommaso Cascella, il giapponese Tatsunomi Kano, Verena Hann di Berlino, Charlotte Hastin di Copenaghen, e altri interpreti che hanno appoggiato e favorito l’idea della Raccolta Internazionale donando una loro opera al suo fondatore. Le opere collocate nella collezione sono 282 e all’idea si sono unite anche diverse istituzioni scolastiche come: l’Istituto statale d’Arte di Avellino, di Castellamonte (To), di Chieti, il Liceo artistico per il design F.A. Grue di Castelli, o la Schule fur Gestaltung di Berlino e l’Associazione culturale Italia-Ungheria di Budapest. Nel catalogo realizzato per la Raccolta Internazionale, l’editore Domenico Verdone cita: “Un grappolo di case e poche anime, Castelli è per antonomasia il paese delle ceramiche dove un popolo minuto riuscì a raccogliersi intorno ad un progetto collettivo e inventò il suo futuro”. Concludendo allargo un invito a tutti a visitare Castelli per conoscere la sua tradizione, per avere un approccio con il Liceo artistico per il design ‘F. A. Grue’, per ammirare la Raccolta Internazionale e farne un punto di forza, di riflessione e oggetto di studio. Ringrazio, Maddalena Verdone in Di Giosaffatte per avermi introdotto in questo percorso artistico.

LA TRADIZIONE DEL FUTURO mostra d’arte ceramica Castelli Abruzzo Italy

Castelli, circondata dalle bellissime montagne che formano la nota catena del Gran Sasso è un piccolo paese dell’Abruzzo che gode di un importante bagaglio culturale e artistico. La ceramica, è il perno sul quale ruota un’antica tradizione. La mostra, “La Tradizione del Futuro” è stata inaugurata il giorno, 30 luglio, e rimarrà aperta fino al, 03 settembre. Il progetto, promosso dal Liceo artistico per il design, F.A. Grue, il Comune di Castelli, e organizzato da Verdone editore srl e da altri enti che hanno appoggiato questo evento, si sviluppa nei laboratori del Liceo riuniti in un polimero a nido d’ape. La Tradizione del Futuro è un’antologia di opere realizzate dai direttori, o create sotto la loro direzione, dai professori, dagli allievi e da autori che, pur non avendo frequentato la Scuola, hanno usufruito della cultura artistica che questa struttura ha divulgato per l’intero paese nel corso del ‘900. I suoi albori risalgono a metà ‘800 ma solo dopo mezzo secolo e precisamente nel 1906, ciò che all’inizio poteva sembrare una auspicabile struttura divenne una straordinaria realtà, grazie al proficuo lavoro dell’allora sindaco Beniamino Olivieri e del senatore Felice Barnabei. In occasione dei 110 anni dalla fondazione della Scuola d’arte, oggi Liceo artistico per il design, è stata allestita questa mostra che espone uno spaccato delle opere e degli autori che sono stati partecipi e che hanno contribuito allo sviluppo della Scuola d’arte o che sono stati influenzati dalla cultura artistica profusa da detta istituzione. L’esposizione è stata programmata e allestita secondo un ordine cronologico, e inizia con la prima direzione di Luigi Grandi (1910) e Gennaro Conte. Grandi nomi hanno diretto questa Scuola: Luigi Bini, che introdusse nuove materie e allungò gli orari di lezione; il direttore Polidori del quale è possibile vedere nella mostra due bellissime opere come un piatto dalle dimensioni piuttosto importanti e che ritrae la figura di un torniante e quella di un pittore con lo stemma del comune di Castelli e Sant’Eusanio il protettore di questo bellissimo comune in provincia di Teramo. Nonostante le avversità della Seconda Guerra Mondiale il direttore Lucerni riuscì a mantenere alto il nome e la notorietà della Scuola d’Arte. Giorgio Baitello è stato il primo a introdurre nella scuola di Castelli i lustri e gli smalti a riflessi metallici. Tra i professori fin dagli anni ’20 del secolo scorso emerge la figura di Antonio Rosa che ha formato generazioni di ceramisti castellani e allievi. Lo scultore Giorgio Saturni è uno degli insegnanti che ha contribuito a espandere la componente artistica a Scuola. Sotto la direzione di Guerrino Tramonti fu realizzato il famoso ‘Terzo cielo’, esposto al pubblico nell’atrio dello stesso stabile. L’opera corale è stata realizzata grazie alla collaborazione sviluppata tra docenti e alunni. La carrellata di opere d’arte nella esposizione ‘La Tradizione del Futuro’, abbraccia i lavori artististici del direttore Serafino Mattucci le cui espressività artistiche sono custodite dalla Fondazione Tercas di Teramo, i docenti come Arrigo Visani, Gianfranco Trucchia, Francesco Mancini, e Roberto Bentini. Infine la raccolta di opere si conclude con la direzione di Vincenzo Di Giosaffatte e di alcuni artisti che hanno operato a Castelli in epoca recente: Giancarlo Sciannella e Cheng. La Scuola, è stata un traino anche per i maiolicari che non hanno frequentato la struttura. Citiamo per esempio Benito Carbone, Romeo D’Egidio e Ivano Pardi. Diversi gli stili artistici che sono stati creati nel corso del tempo in questa scuola, per esempio Alfredo Celli sviluppa ricerche di tipo modulare già messe in atto da Trucchia che realizzò con la stessa tecnica le grandi statue del Presepe monumentale il quale, sotto la direzione di Serafino Mattucci, è stato portato in mostra a Gerusalemme e attualmente è esposto in un padiglione della Scuola d’Arte. Per chi è interessato informiamo che nel prossimo autunno uscirà il libro dedicato alla Tradizione del Futuro Verdone editore srl.IMG_20170815_142808

Castelli e dintorni

Prima

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Terremoto di Amatrice le montagne della catena del Gran Sasso apparivano così pochi minuti dopo il terremoto L'immagine può contenere: albero, cielo, pianta, spazio all'aperto e natura

Dopo il terremoto di Amatrice e di Norcia, Castelli, già claudicante a causa del terremoto del 2009 Aquila, è diventato un paese fantasma ed è così

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Il resto sono solo bei ricordi …..

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La Terrazza dei Grue il Mago della pizza

​Votiamo la ‘Terrazza dei Grue’ l’unica rimasta in corsa per il titolo in Abruzzo  un voto al giorno per ogni mail grazie e

Vota qui il pizzaiolo è davvero bravo e merita tutti i nostri voti grazie a tutti di cuore se date una mano all’Abruzzo che dopo una notte insonne a causa del terremoto ha bisogno di essere risollevato http://sondaggi.gastronauta.it/pizzerie2016

Tasselli di una vita…Il maestro Benito Carbone si racconta

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La sera ha appena fatto il suo ingresso in questo splendido scenario che offrono Castelli e le sue montagne. Il focolare acceso ci illumina il viso. Guardo mio padre che osserva i colori vivi del fuoco, blu, giallo, rosso i colori che lui adora ed è così che inizia a rimettere insieme i tasselli di una vita dedicata al lavoro. Avevo 14/15 anni quando iniziai ad avvicinarmi all’arte ceramica. I primi tempi feci apprendistato presso qualche fabbrica di Castelli ma senza grandi prospettive. Il vero apprendistato lo feci con mio fratello, Saverio Carbone. Nato a Castelli il 28/08/1936 sono figlio di Pasquale Carbone (geometra) e Mettimano Lucia. Io sono il più piccolo di 8 figli. Quando andavo ad imparare da mio fratello Saverio (che suonava anche il violino) era un periodo triste, il lavoro c’era ma mancavano i soldi. Castelli all’epoca era molto popolata e nonostante la povertà c’era allegria e le fabbriche erano ubicate all’interno del paese. Lo scarso giro di moneta mi costrinse a trasferirmi nella Repubblica di San Marino lasciando a malincuore mio fratello Saverio, mio padre e mia madre a Castelli. Nella Repubblica di San Marino lavoravo presso la MAR.MA.CA come decoratore. Lavoravo bene e percepivo un buon salario che faceva vivere me e mi dava la possibilità di mandare anche qualcosa alla mia famiglia. Ricordo ancora il mio primo cappotto acquistato a P.zza Malatesta a Rimini. Parallelamente l’Istituto d’Arte di Faenza mi comunicò che stavano cercando decoratori perchè volevano aprire una fabbrica a Luneville con un reparto dedicato alla ceramica. Era il 5/05/1957 io e Mercante Dino avevamo fatto il viaggio in treno per arrivare a Luneville che ci accoglieva con una grande nevicata. Dormivamo in un ampio dormitorio dove c’erano anche molti ungheresi sfuggiti in precedenza all’invasione dell’Ungheria. Con il passare del tempo le cose non erano così tanto promettenti la Francia era in disaccordo con l’Algeria e quindi le esportazioni erano congelate. Tuttavia mentre i miei amici erano oramai tornati a casa io continuai a lavorare presso la Faiencerie de Luneville. A causa dello scarso lavoro iniziai a mandare curriculum in Francia senza ottenere risposta. Avevo mandato il mio curriculum anche in Svizzera. A Schaffhausen c’era una fabbrica che aveva bisogno di decoratori. Per ottenere l’impiego mi dovevo recare sul posto e fare un periodo di prova. Mi presentai e superai la prova ma per essere assunto avevo bisogno di una documentazione con certificato di apprendistato. Scrissi a mio padre, spiegando che avevo bisogno di documenti e certificato. Purtroppo mio fratello Saverio era morto e Lorenzo Pardi rassicuró mio padre facendomi ottenere la documentazione. In Svizzera stavo bene e ci rimasi dal 1959 al 1965 anno in cui per problemi reumatici fui costretto a ritornare al paese. A Castelli c’erano ancora delle difficoltà economiche e si viveva la vera crisi. Qualcuno mi aveva informato che ad Ascoli Piceno presso la F.A.M.A di Nello Giovanili cercavano un decoratore. Presso detta fabbrica lavorai per quattro anni e mezzo. Ad Ascoli Piceno realizzai anche una Mostra personale. Fine anno 1968 conobbi mia moglie Antonietta Pacifici e mi sposai nel 1969 anno in cui sei nata anche tu. Nel frattempo la scuola pilota Centro Ceramica Castellano mi invitò a insegnare presso la stessa, decorazione. Parallelamente avviai una società con i miei amici che produceva ceramica. Nel 1975 presi la decisione di mettermi in proprio e questa autonomia è durata fino al 2006 anno in cui sono andato in pensione. – Qual’è il decoro che ti piace di più?
Quando sono partito dal mio paese ero un apprendista ma sono cresciuto da solo e facevo sempre disegni. Per imparare dipingevo decori su carta. Imparare all’epoca era una necessità. Quando si andava nelle botteghe a fare l’apprendistato insegnavano bene. Per esempio un mazzetto di fiori doveva essere di cinque pennellate, nel fioraccio Castellano una foglia è a destra e una a sinistra e soprattutto non si potevano riprodurre teste di figure. Ma la mia passione era ed è dipingere cavalli, giraffe, modellare con la creta gli animali come il ‘bambi’. Con l’apprendistato avevo imparato anche a fare gli stampi in gesso dei piatti. Mio fratello Saverio diceva che facevo le case storte, oggi lo ringrazio per quello che mi ha insegnato. Quando partii da Castelli nei ritagli di tempo mi dedicavo interamente al disegno. Avevo l’ispirazione di creare decori diversi. Una persona deve avere un’impronta artistica personalizzata. Anche se alcune opere sono delle riproduzioni le altre sono creazioni mie personali. Ho sempre cercato di creare qualcosa di diverso senza appesantire il decoro. Soprattutto ho sempre cercato di sfumare con il colore il disegno. – Quante mostre hai fatto?
-La prima mostra la realizzai ad Ascoli Piceno. L’altra, tramite il Centro Ceramica Castellano. Andai in Algeria per presentare le varie fasi dell’arte su ceramica, i forni e l’argilla. In Algeria per far vedere come si decora realizzai alcuni pezzi che esposi ad Algeri. Se una persona vuole raccogliere i frutti deve saper coltivare il campo. Non bisogna fermarsi mai. – Da quando sei andato in pensione a oggi, cosa ti manca?
-Mi manca tanto il mio lavoro. Avevo la mia radiolina che mi faceva compagnia mentre ero a lavoro. Mi mancano i colori, le decorazioni…Mi manca il mio mondo. Nonostante la forte artrosi alle mani riesco a tenere in mano una penna come un pennello e faccio ancora qualche schizzo. Ricordo con piacere l’Onorevole Marco Pannella quando mi veniva a trovare nella mia piccola bottega, i miei clienti che mi hanno coccolato con i loro elogi. Sono apparsi diversi articoli sul mio lavoro, sono stato incluso nel libro ‘Personaggi d’Abruzzo’, sono stato elogiato in ogni dove ma sono rimasto sempre umile e timido. Finalmente mio padre ha rotto il ghiaccio della timidezza e dopo quasi mezzo secolo mio padre mi ha concesso questa bella intervista.