Cina. Il ponte pedonale di vetro più lungo del mondo

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

A partially-completed 430-meter (1,410-foot) bridge stretches about 300 meters (984 feet) above a valley in a scenic zone in Zhangjiajie in southern China's Hunan province Thursday, Dec. 3, 2015. According to Chinese media, the bridge will be the world's longest and highest glass-bottomed bridge when it is finished in 2016. (Chinatopix via AP) CHINA OUT /XMAS803/133115620511/CHINA OUT, STAND ALONE PHOTO/1512031334
A partially-completed 430-meter (1,410-foot) bridge stretches about 300 meters (984 feet) above a valley in a scenic zone in Zhangjiajie in southern China’s Hunan province Thursday, Dec. 3, 2015. According to Chinese media, the bridge will be the world’s longest and highest glass-bottomed bridge when it is finished in 2016. (Chinatopix via AP) CHINA OUT /XMAS803/133115620511/CHINA OUT, STAND ALONE PHOTO/1512031334

Il paesaggio è da mozzafiato. La foresta di pietre carsiche del parco di Zhangjiajie, nella provincia di Hunan, in Cina, è anche una delle scene del film Avatar di James Cameron. Di recente è stato aggiunto alle strutture del sito geologico, un ponte pedonale sospeso il quale è fatto di acciaio e di vetro trasparente. Quest’ultimo ha suscitato un grande fremito tra i cinesi che dimostrano un vero entusiasmo per questi lavori insensati. Il paese conta già 3 di queste passerelle. Ma la quarta supera tutti i record. La stessa è estesa su 430 metri, e a 400 metri di altezza. L’inaugurazione, più volte rinviata, è prevista per il mese di maggio del 2016. E’ possibile consultare la proiezione dei lavori sul sito China Daily.

A cosa assomiglierà il futuro parco nucleare cinese?

Secondo la rivista americana Forbes, la Cina ambisce a diventare uno dei più grandi esportatori di tecnologia nucleare. Cosa sta facendo per arrivare a tanto? Contrariamente alla Francia, che è concentrata su un solo tipo di reattore, il paese ha optato per varie tecnologie, di cui alcune sono già in corso di utilizzo: reattori ad acqua pressurizzata, a neutroni rapidi, a sali fusi. Un recente tracciato esplorato: quello delle piccole centrali nucleari fluttuanti. La Cina si concede, apparentemente, i mezzi per garantire la sua presenza in una zona marittima già molto sensibile, ha spiegato, ansioso, il sito di informazioni filippino Manila Live Wire.

Le città del Bangladesh sono sommerse dai rifiuti sanitari

Dove vanno a finire le tonnellate di rifiuti medici prodotti ogni giorno dai 241 ospedali e dai laboratori analisi di Chittagong, la più grande città portuale del Bengladesh? Il quotidiano del Bangladesh, Dhaka Tribune sostiene che solo una frazione di loro (35%) è incenerita nelle condizioni richieste dalla legge predisposta nel 2008. La frazione più importante sfugge al circuito di trattamento ufficiale. Ed è anche il caso di tutte le grandi città del paese. Il commercio illegale di questi rifiuti pericolosi va a vantaggio delle strutture ospedaliere che riducono le spese di incenerimento, il suo personale e i maceratori del settore informale.

Calcio d’inizio per le 20 prime ”smart city” indiane

Saranno le prime a beneficiare di finanziamenti e delle competenze anche straniere. In India, dove le regole dell’urbanistica sono poco seguite, le future ”città intelligenti” (smart city) potranno migliorare, o creare le infrastrutture che tristemente mancano oggi: reti di acqua potabile, elettricità, viabilità, installazione di servizi igienici e mezzi di trasporto pubblico. Ma per alcune città o zone scelte ci sarà la totale connessione per misurare l’inquinamento o garantire la circolazione stradale. Alla fine, sono 98 le città interessate, come anche i poli di attrazione per gli investitori e le esposizioni tecnologiche. Ma saranno capaci di migliorare il destino di quelle più povere? ha chiesto Ayona Datta, ricercatrice nel campo delle scienze sociali sul sito britannico The conversation.

I monsoni vittime degli agenti inquinanti dell’atmosfera in Asia del sud

La foschia da smog che ha sconvolto la vita quotidiana delle città dell’Asia del sud ha un impatto sui monsoni? Sì, secondo i climatologi. Questi ultimi tentano di determinare l’esatto scenario che è all’origine della diminuzione o dell’aumento delle precipitazioni. Queste varie ipotesi sono state esposte nei dettagli sullo speciale sito di informazione che riguarda il massiccio himalaiano e il suo bacino idrografico Third Pole. Allo stesso tempo, le sostanze inquinanti a lungo termine sono trasportate da queste masse d’aria stagionali. Il fenomeno locale è esteso nel complesso della regione, e non solo.

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I regimi di compensazione climatica ‘non riescono a raggiungere i più poveri’

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Le comunità remote non stanno ricevendo le remunerazioni che sono state concesse mediante gli schemi destinati a conservare le foreste tropicali, cita una ricerca. La gente che dipende dalla raccolta delle risorse forestali deve ricevere il pagamento nell’ambito degli schemi. Ma alcuni ricercatori sostengono che esistono delle ”divergenze in questa realtà” tra le misure di sicurezza destinate ad aiutare le comunità colpite e chi realmente riceve la compensazione. I risultati sul cambio globale dell’ambiente sono stati pubblicati online. ”Circa l’11% delle emissioni globali provengono dal disboscamento e dalla degradazione delle foreste tropicali così lo scopo è quello di poter rallentare ancora di più tutto ciò per poi compensare le emissioni, una buona cosa per mitigare i cambiamenti climatici” ha spiegato Julia Jones dell’università di Bangor, in Galles. Negli ultimi dieci anni, i progetti denominati Riduzione delle emissioni da disboscamento e degrado delle foreste* (Redd/Redd+) sono stati sviluppati come parte dello sforzo globale per attenuare il mutamento del cambiamento climatico. Questi meccanismi sono destinati a migliorare la gestione delle foreste e a ridurre l’emissione netta dei gas serra nelle foreste tropicali e subtropicali delle nazioni. ”Infine è stato approvato (al vertice sul clima dell’ONU) a Parigi lo scorso mese di dicembre che Redd+ andrà avanti come meccanismo globale per la riduzione dei cambiamenti climatici”, ha reso noto il prof. Jones per BBC News. ”Che cosa significa in realtà tutto ciò zone più protette e più finanziamenti. E’ una cosa splendida, dopo tutto è una situazione vantaggiosa per tutti ma che cos’è che non va allora?”.

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Tuttavia, è stato ampiamente riconosciuto che tali schemi – se non implementati correttamente – possono avere un sostanziale impatto negativo sui mezzi di sussistenza delle persone, come le comunità indigene, e aggravare la povertà. ”Questo è stato accolto, per esempio, dalla Banca Mondiale”, ha osservato il prof Jones. ”Loro hanno assunto l’impegno che tutto ciò che finanziano (e) le persone sfollate per questo motivo, deve essere indennizzato”. ”I principi che le aree protette non devono danneggiare le comunità locali sono stati anche riconosciuti dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, per esempio”. Ma, ha aggiunto: ”Il problema è come si fa a farlo? Il modo in cui operano le linee guida della Banca Mondiale è che le famiglie influenzate da un regime devono essere identificate e quindi compensate per l’impatto negativo causato dall’azienda in un’area protetta sulle loro condizioni di vita”.

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Alla fine, per testare se il progetto ”tutela sociale” stava funzionando sul posto, un gruppo di ricercatori britannici e malgasci ha osservato dettagliatamente un’area in Madagascar dove è stata stabilita una nuova zona protetta. ”Abbiamo visto che, sì, sono andati sul posto e che hanno identificato le famiglie che si pensa siano influenzate negativamente dalla conservazione e hanno consegnato la remunerazione”. Tuttavia, ha aggiunto, la compensazione non è arrivata a coloro che sono più correlati al progetto. ”Abbiamo rintracciato ogni singola famiglia che doveva essere coperta dalla compensazione e hanno indicato che… il processo ha avuto alcune polarizzazioni molto serie a riguardo” ha spiegato. ”Soprattutto, la gente che è stata identificata era più facile da raggiungere fisicamente – perchè più vicina alla strada o più vicina al centro amministrativo”. Inoltre sono più inclini a essere collegati socialmente; i membri dei comitati locali per la gestione della silvicoltura – in media – erano più ricchi, o comunque, meno poveri”. Il prof. Jones ha informato che ciò non era previsto dallo schema che era stato rilasciato per aiutare, dove serviva di più. ”Le persone che sono più vicine al centro amministrativo è più lontane dalla foresta sono meno dipendenti dalle risorse forestali per la loro sussistenza”, ha indicato. ”Quello che è interessante qui è che la Banca Mondiale ha delle linee guida molto esplicite che devono essere a favore dei poveri e mirano ai gruppi vulnerabili. Abbiamo esposto che qui qualcosa non sta funzionando”. Lo stesso ha aggiunto che lo studio ha richiesto ai ricercatori di trascorrere molto tempo nella zona per sapere dove sono state individuate tutte le famiglie. In alcuni casi, i membri del team hanno dovuto camminare per otto o nove ore per raggiungere alcune comunità ancora più distanti.

”Divergenze nella realtà”

”Una critica è che famiglie del genere possono sfuggire se si rimane per un breve periodo di tempo, ma questo è uno dei problemi, non si può pretendere che i consulenti pagati dalla Banca Mondiale per questo progetto siano sottoposti a quel livello di sforzo per trovare ogni singola famiglia”, ha aggiunto. ”Non vogliamo criticare i vari esecutori di questo particolare progetto, ma vogliamo evidenziare ”una lacuna in questa realtà” tra queste adorabili politiche che risuonano grandi sulla carta ma in realtà le stesse sul posto sono incredibilmente difficili da implementare”. Il prof. Jones ha comunicato che lo scopo dello studio non era quello di giudicare i progetti e neanche il modo in cui il regime di compensazione è stato implementato. ”E’ una considerazione per precisare che c’è questa lacuna in detta realtà” ha aggiunto. ”Nei paesi come il Madagascar, c’è una scarsa mappatura e quindi quando si progetta qualcosa di simile e non si dispone di una mappa che indica i villaggi che hanno scuole primarie ecc non vengono stanziate le risorse sufficienti. ”Voglio dire che ogni volta che c’è tutta una specie di sforzo per implementare un sistema di conservazione poi sul posto deve essere fatto un ulteriore sforzo per rintracciare la popolazione. Affidarsi a mappe molto vecchie e obsolete non è sufficiente”. Il gruppo ha suggerito che fornire un risarcimento a tutte le famiglie in una zona interessata potrebbe rivelarsi economicamente più efficiente, in quanto il costo della fornitura delle risorse necessarie per localizzare e valutare le famiglie ”non è fattibile”.

* Reducing Emissions from Deforestation and forest Degradation (Redd/Redd+)

Nuovi progetti per infondere di nuovo la vita nelle nostre città

Traduzione a cura di Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Le costruzioni urbane esauriscono i materiali preziosi e causano l’inquinamento. Abbiamo bisogno di idee che permettono di creare progetti più sostenibili che soddisfano le esigenze dell’ambiente, scrive l’architetto Neil Spiller.

A partire da metà di questo secolo, le nostre città sono diventate probabilmente più calde, esperienza molto drammatica del cambio climatico, sono sempre più rumorose e hanno una relazione sempre più tenue con l’ambiente. C’è un problema. Non solo le città sono responsabili del 40% di tutte le emissioni di carbonio, ma hanno a che fare anche con un insieme limitato di condizioni fisiche e si suppone che queste condizioni climatiche rimangano costanti, (nel tempo). I nostri edifici sono progettati per la siccità e quindi si deteriorano in presenza di acqua. L’architettura moderna inoltre è destinata solo agli alloggi delle persone, non ad altre forme di vita e quindi non promuovono di per sè la biodiversità. Quindi dobbiamo pensare a un’architettura molto diversa. Dobbiamo cercare nuovi modelli per costruire delle strutture come anche dobbiamo cercare di migliorare i nostri attuali processi industriali. I progettisti e gli architetti già stanno considerando una pianificazione urbanistica più ecologica, soprattutto come impiegare le risorse. Questi nuovi fabbricati sono molto fluidi e possono rispondere alle richieste di innovazione urbana. Per esempio, l’habitat di Parigi, la capitale che annovera un gran numero di alloggi sociali sta usando il calore della metropolitana di Parigi per riscaldare le costruzioni. I bioprocessi stanno alimentando le costruzioni come la casa BIQ con una bio- facciata reattiva, che è stata costruita come parte dell’International Building Exhibition (IBA) ad Amburgo. E i piani del WSP per i laghetti stagionali hanno a che fare con lo stoccaggio dell’acqua nella città di Jaypee, in India e cominciano a trattare i cambiamenti che hanno luogo mentre le stagioni cambiano. Le città sono escogitate per sfidare la presenza di materiali da costruzione e la loro inerzia e probabilmente potremo vedere un cambiamento nella nostra esperienza di città grazie all’aumento del naturalismo – un nuovo modo di vedere attraverso i nostri Smart Phone e i Google Glass.

Detto ciò, abbiamo bisogno ancora di una grande gamma di approcci per permettere alle nostre città di rispondere alle eventuali sfide – di cui alcune possono essere permanenti, come l’aumento del livello del mare e le imprevedibili condizioni metereologiche. Ho fondato il gruppo Avatar (ricerca architettonica virtuale e tecnologia avanzata) nel 2004 per capire come le tecnologie in rapida evoluzione avrebbero potuto tangere l’architettura. Queste promettenti opportunità potranno portare nuovi materiali da costruzione, soprattutto usando le biotecnologie emergenti e potranno incoraggiare la diversità nelle forme di architettura che produciamo. Esploriamo le aree più disparate come la biologia sintetica, la teoria digitale surreale, film e animazione, il design interattivo e la realtà mista e aumentata per foggiare l’architettura, il paesaggio e la progettazione urbana. Il nostro ordine del giorno è ben illustrato dal concetto che ha Lars Lerup di ”toro meccanico”, dove la cerimonia della corsa dei tori a Pamplona è descritta come un insieme di accoppiamenti liberi e in continua evoluzione tra la tecnologia, gli animali e gli esseri umani e come interagiscono tra loro. Facendo uso dell’idea del ”toro meccanico” Lerup studia con attenzione come possono essere superati gli effetti tradizionali delle città su di noi. Propone nuovi materiali da costruzione che potranno offrire nuove opportunità attraverso la loro struttura fluida aggiungendo che l’architettura e il ruolo degli architetti devono essere rimeditati. Le interazioni tra questi elementi dinamici forniscono ”un nuovo” modo di pensare la pianificazione, dove il risultato di un particolare spazio può essere deciso dalla persona che lo usa.

No limits

Un esempio sono le protocellule – rimanendo fedeli al processo chimico fisiologico che producono – il team del professor Lee Cronin all’università di Glasgow le usa per sviluppare una vernice a carbonio fisso. Altrove, in Gran Bretagna, la prima unità permanente di algaeponics (*) è stata installata sul tetto verde della nuova scuola di architettura, pianificazione e costruzione nel 2014, creando un petrolio sostenibile che può essere usato come combustibile. Simon Park dell’università Surrey sta integrando la tecnologia batterica nelle facciate della costruzione e sta utilizzando le stampanti da tavolino 3D per mescolare le sostanze chimiche come una forma di costruzione a umido, che è un materiale molto flessibile.

Ogni giorno, nel mondo l’architettura viene reinterpretata. Per esempio, c’è il Paik Nam June Media Bridge, che propone l’attraversamento fluviale a Seoul, la capitale sudcoreana. Questo audace progetto è molto più di un ponte; include nella sua ampia struttura un parco, un centro commerciale, uno spazio per eventi e un museo. I pannelli solari sul tetto della struttura generano calore. Questi concetti ci permettono di vedere i ponti in maniera diversa – non solo come mezzo per superare le barriere naturali, ma anche come un nuovo genere di struttura per viverci e per lavorare. Invece di costruire le strutture con materiali inerti trasportati attraverso il mondo, la gente ha iniziato a esplorare le tecnologie che possono trasformare un gruppo di sostanze in un altro in un edificio. Per esempio, Markus Kayser ha iniziato a trasformare la sabbia in vetro facendo uso di una sinterizzazione solare, che mette a fuoco i raggi del sole per creare l’ossidiana. Altri processi trasformatori includono i mattoni di arenaria stampati di Ginger Krieg Dosier la muratura bio–fabbricata sviluppati facendo uso di batteri.

Ma non dobbiamo solo pensare alle costruzioni sulla terra. Phil Watson, il Dott. Rachel Armstrong e Elizabeth Anne Williams hanno iniziato a lavorare sui primi disegni e sui concetti del progetto Persefone, che fa parte dell’iniziativa Icarus Interstellar che mira a costruire un’astronave interstellare capace di navigare per cento anni. Persefone mira a sviluppare un interno biologico sintetico per l’astronave, lavorando con squadre provenienti dai campi della scienza, della tecnologia, dell’architettura, della progettazione, dell’arte, degli studi umanistici e delle scienze sociali. I principi fondamentali del design possono non solo contribuire a creare un concetto possibile di vita nello spazio, ma possono essere tradotti in modelli e prototipi per occuparci di nuovo delle sfide ambientali qui sulla terra, ad esempio come possiamo affrontare la scarsità delle risorse nelle nostre megalopoli?

Sono numerose le incognite nel progetto, ma limitando i nostri pensieri, limitiamo l’architettura e la sua capacità di rispondere alle sfide e alle tribolazioni di un futuro provocatorio. La nostra architettura del XXI secolo sta sviluppando la teoria, gli strumenti e l’infrastruttura che permetteranno alla prossima generazione di architetti di occuparsi delle incognite. Ritornando alla natura delle strutture che compongono una città, queste possono rispondere meglio ai nostri bisogni cangianti, dal momento che la popolazione continua a crescere. Inoltre, un approccio elastico alla progettazione architettonica può anche aiutarci a pensare alla sostenibilità e alla biodiversità. Le protocellule, che sono più vigorose in un ambiente liquido, possono aiutare le costruzioni a resistere meglio alle condizioni di umidità. Facendo uso di nuovi modelli di progettazione, di nuove tecnologie e di nuovi materiali, forse sarà possibile sciogliere i vincoli dei processi di produzione industriale come forza motrice per lo sviluppo umano. Nulla è impossibile.

(*) The word algaeponics is a term coined and used to describe algae hydroponics, the methods to grow algae, and mostly supported by the “algae-to-oil” initiative – La parola algaeponics è un termine coniato e usato per descrivere la coltura idroponica delle alghe, i metodi per crescere le alghe, e per lo più sostenuto dall’iniziativa ‘algae-to-oil’.

Un albero una responsabilità

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Ecoportal

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di Gonzalo López Menéndez

Pianta un albero, e semina la vita. Questo è uno slogan che fa eco nella nostra vita quotidiana. Ogni giorno oltre 20 mila ettari di foreste vengono danneggiati, ha reso noto l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione (FAO). La soluzione che è stata adottata per combattere questa situazione è il rimboschimento. Quest’ultimo non solo consiste nel piantare alberi dove non ci sono o dove ce ne sono pochi, ma è anche un processo che cerca di migliorare l’ecosistema nel suo insieme. Per questo motivo è necessario uno studio sull’ambiente, poiché non tutti i tipi di piantagioni sono buoni per l’equilibrio ecologico. Le coltivazioni di eucalipto sono una pratica estesa dall’Asia, all’India e all’America latina. Sono alberi a crescita rapida e quindi offrono un beneficio dinamico. Le aziende sfruttano la crescente domanda della carta e la creazione di nuovi posti di lavoro come alibi, anche se sono coscienti degli effetti disastrosi che causano questi stratagemmi nell’ambiente. Ciò suppone un impatto ambientale negativo per l’ecosistema. I terreni vengono sterilizzati e resi acidi, le riserve sotterranee di acqua diminuiscono, i fiumi si essiccano e la biodiversità è ridotta. In questo modo si provocano danni ancora più gravi di quelli che vogliono riparare. Gli agricoltori del Niger hanno riabilitato circa 5 milioni di ettari tra il 1986 e il 2006. Hanno impiegato tecniche semplici che non danneggiano l’ecosistema. In questo modo, la popolazione ha trasformato il deserto in un terreno fertile, e quindi, in un’agricoltura produttiva. Martin Luther King ha dichiarato: ”anche se sapessi che il mondo potrà finire domani, non smetterò mai di piantare un albero”, da allora, l’essere umano ha utilizzato gli alberi come un’arma a doppio taglio. È stato capace di trasformare il deserto in una zona ricca, e rendere l’Amazzonia una zona povera. Dobbiamo chiederci se l’essere umano andrà a favore del pianeta che lui ha visto nascere e delle energie rinnovabili per la sua salvaguardia, se concorrerà per un corretto rimboschimento e per il rispetto in generale dell’ambiente. O al contrario continuerà a seguire le cattive pratiche che hanno causato la distruzione dei fiumi, dei mari, delle foreste e degli oceani.

Nel 2050 negli oceani ci saranno più prodotti di plastica che pesci

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Soir

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Il forum di Davos i cui lavori sono stati lanciati questo mercoledì, ha presentato uno studio e ha lanciato l’allarme

Il cospicuo utilizzo della plastica è tale che gli oceani ospiteranno più rifiuti composti da plastica che pesci nel 2050, ha allertato questo martedì il forum economico mondiale a Davos. ”L’attuale sistema di produzione, utilizzo, e abbandono della plastica ha effetti negativi rilevanti: Ogni anni vengono abbandonati dagli 80 ai 120 miliardi di dollari di imballaggi di plastica. Tuttavia, se non ci sarà nessun cambiamento, oltre al costo finanziario, gli oceani conterranno più manufatti di plastica che pesci (a peso) entro il 2050”, cita un comunicato.

Bisogna esercitare una rifusione totale degli imballaggi

Il forum di Davos i cui lavori sono iniziati questo mercoledì, ha presentato uno studio realizzato congiuntamente con la fondazione della navigatrice, Ellen MacArthur e con il contributo del gabinetto McKinsey. Come rivela questo dossier, il rapporto tonnellate di plastica/tonnellate di pesci era di uno a cinque nel 2014, nel 2025 sarà di uno a tre, mentre nel 2050 sarà maggiore di 1:1. Il forum pensa che sia fondamentale ”una rifusione totale degli imballaggi e della plastica in generale” e che sia necessario effettuare una ricerca alternativa al petrolio come materiale di base per la loro produzione poiché se non saranno apportate delle modifiche, questo settore consumerà il 20% della produzione petrolifera nel 2050.

La crescita economica è compatibile con la tutela dell’ambiente?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Assistance scolaire

La crescita economica ha lo scopo di migliorare le condizioni di vita e di benessere della popolazione. Tuttavia, alcune delle sue conseguenze, come l’esaurimento delle risorse naturali o l’aggravarsi dell’inquinamento, hanno sollevato delle domande sulla sua sostenibilità a lungo termine. Ad esempio in che misura, i rischi legati al riscaldamento climatico per le generazioni future possono essere oggetto di una politica climatica da parte dei poteri pubblici?

1. Crescita economica e benessere: una relazione complessa

• Due secoli di crescita economica nei paesi sviluppati ha abituato i modi di pensare ad assorbire in maniera piuttosto ampia i beni materiali, il livello di sviluppo e di benessere. Se è vero che i progressi del consumismo nei beni e nei servizi hanno permesso di migliorare considerevolmente la copertura dei bisogni primari come anche dei bisogni secondari, la correlazione tra l’abbondanza dei beni materiali e il benessere degli esseri umani è oggi, nei paesi sviluppati, oggetto di analisi critica: gli studi dimostrano, infatti, che man man che aumenta la ricchezza, il grado di insoddisfazione della popolazione non arretra o, a volte, aumenta. A livello di speranza di vita, di mortalità infantile, di stato di salute, o di livello di istruzione, la correlazione degli indicatori di benessere con il grado di ricchezza materiale non è più verificabile oltre un certo limite (la speranza di vita alla nascita, ad esempio, è più alta in Francia che negli Stati Uniti, mentre il tenore di vita medio è più alto in quest’ultimo paese). Parlando in gergo economico, ”la produzione addizionale del benessere” della crescita economica diminuisce oltre un certo livello di ricchezza.

2. Da quali variabili dipende il benessere?

• Il benessere è multidimensionale e deriva dalla combinazione e interazione di quattro categorie di risorse, di quattro tipi di ”capitale”: naturale, quello fisico prodotto, umano, sociale e istituzionale.

• Il capitale naturale raccoglie tutte le risorse offerte dal quadro naturale. Generalmente suddivise in due categorie, le risorse rinnovabili e quelle non rinnovabili. Ad esempio, le energie fossili non sono rinnovabili, mentre le foreste sono risorse rinnovabili.

• Il capitale fisico prodotto copre tutti i mezzi di produzione e gli stock di prodotti destinati a un uso futuro. Concretamente, corrisponde allo stock di capitale accumulato dalla formazione di investimenti fissi lordi.

• Il capitale umano è una nozione introdotta, negli anni ’60, dall’economista americano Gary Becker. Comprende tutte le conoscenze e le attitudini acquisite dall’uomo, dove alcune sono trasferibili ad altre, in particolare con il sistema di istruzione. Inoltre comporta anche l’esperienza e le ”competenze” accumulate da ogni individuo.

• Il capitale sociale comprende le reti di relazioni interpersonali che sono a disposizione di una persona o di un gruppo sociale, e che si sono sviluppate allo stesso tempo sia nella sfera professionale che nella sfera privata. Questo potenziale relazionale è caratterizzato dalla sua densità (numero di relazioni) e dalla sua intensità (natura e frequenza dei legami).

• Il capitale istituzionale rappresenta le strutture sociali e politiche (Stato, giurisdizioni, amministrazioni, gruppi di interessi…) le quali possono avere delle conseguenze positive o negative sulla vita di ciascuno. Così, ad esempio, si pensa che le istituzioni democratiche siano, a priori, favorevoli alla divulgazione delle conoscenze, o che la sensazione di libertà che generano abbia degli effetti positivi sulle relazioni umane.

3. I limiti ecologici della crescita economica

• Il nostro modello di crescita economica mette in pericolo soprattutto l’ambiente. Uno dei problemi più gravi è quello del riscaldamento climatico del nostro pianeta, a causa delle emissioni di gas a effetto serra – in particolare il diossido di carbonio, prodotto in particolare dai mezzi di trasporto, dall’agricoltura, dall’edilizia residenziale e dai servizi come anche dall’industria manifatturiera. Un altro aspetto di questi danni all’ambiente è l’aumento dell’inquinamento atmosferico, in particolare nelle zone urbane, e il deterioramento della qualità dell’acqua (inquinamento chimico e batteriologico).

• L’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali costituisce un’altra fonte di preoccupazione per il futuro: esaurimento dei giacimenti energetici e delle riserve di minerale metallifero, risorse non rinnovabili, ma anche gli eccessivi prelievi sulle risorse rinnovabili (risorse alieutiche degli oceani, disboscamento…). Infine, i danni alla biodiversità inducono alla scomparsa di migliaia di specie di animali o di vegetali ogni anno, e rappresentano una minaccia per il futuro degli ecosistemi.

4. Verso un modello di sviluppo sostenibile?

• La nozione di sviluppo a lungo termine (o sostenibile come indica il termine inglese ”sustainable”) è stata coniata durante i lavori della commissione Brundtland nel 1987, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Questa commissione ha definito lo sviluppo sostenibile come ”un metodo di sviluppo che soddisfa le necessità delle generazioni del presente senza compromettere le capacità delle generazioni future per appagarle”.

• Ma le condizioni concrete di applicazione di tale modello teorico sono oggetto di dibattito dove riappaiono le fenditure tradizionali della scienza economica. I teorici liberali pensano che sia possibile trovare, in futuro, risorse che sostituiscono quelle che sono in via di estinzione. Occorre dunque apportare delle innovazioni che saranno il seguito logico delle risorse in via di estinzione e favorire la sostituibilità di una forma di capitale (il capitale naturale) con un’altra (il capitale fisico prodotto).

• La corrente ecologica contesta questa concezione ”produttiva” dello sviluppo sostenibile, in nome del carattere insostituibile di alcune risorse e dell’irreversibilità della loro scomparsa. Questa corrente raccomanda un modello di crescita fondato sulla sostituzione delle risorse non rinnovabili con risorse rinnovabili allo scopo di preservare il capitale naturale. Per valutare l’incidenza delle attività umane sull’ambiente, alcuni calcolano il loro impatto ecologico, cioè ”la misura in ettari della superficie biologicamente produttiva necessaria per soddisfare le necessità di una popolazione di una data dimensione” – in altre parole il numero di ettari che permette di produrre risorse utili a questa popolazione e assimilare i rifiuti che produce. L’incidenza ambientale si calcola in riferimento allo stile di vita della popolazione studiata: quella di un americano del Nord è di 12 ettari, quella di un francese è di 5,2 ettari, quella di un Afgano è di 0,58 ettari.

• Su scala mondiale, l’incidenza media pro capite è di 2,3 ettari, mentre la disponibilità pro capite (biocapacità) è teoricamente di 1,8 ettari. La soglia di sostenibilità è dunque oggi in gran parte superata.

5. L’esempio della politica climatica

• La Comunità scientifica ha oramai dimostrato il legame tra il riscaldamento climatico e le emissioni di gas a effetto serra (GES), in particolare di CO2, dovute all’attività umana. Questo riscaldamento conduce, alla fine, all’arretramento della banchisa e dei grandi ghiacciai e all’aumento del livello degli oceani, mettendo in pericolo numerose regioni del mondo. Di fronte a questa minaccia, bisogna ammettere che i meccanismi spontanei del mercato non integrano questo costo ambientale, o questi costi ambientali negativi non computati. Le imprese internalizzano, infatti, nei loro costi e nei loro prezzi di vendita, questo danno al bene comune che costituisce il clima del pianeta. Per rimediare a questa situazione, i poteri pubblici dispongono di 3 strumenti principali: la regolamentazione, la fiscalità ecologica e il mercato delle quote di emissione.

• Le regolamentazioni consistono nel limitare o nel proibire le emissioni mediante la legge, attraverso l’istituzione di norme e di sanzioni in caso di inosservanza. L’arma fiscale, da parte sua, consiste nel far pagare il costo ambientale delle emissioni al produttore o all’utente tramite una eco-tassa che aumenta il prezzo dei prodotti: l’utente (impresa o famiglia) è incitato a scegliere i prodotti meno inquinanti poiché meno tassati. Infine, il mercato dei diritti di emissione, predisposto ad esempio nell’Unione europea dal 2005, consiste nell’attribuire ad ogni luogo di produzione ”il diritto a inquinare”, questo diritto può essere rivenduto in caso di mancato utilizzo. Le imprese più inquinanti sono costrette a comperare diritti oltre le loro quote, le imprese ”virtuose” traggono profitto dai loro diritti non utilizzati.

6. Questi strumenti quali effetti prevedono?

• Tutte queste misure non hanno avuto, fino ad oggi, un effetto significativo globale sui livelli mondiali di emissioni GES. Alcuni paesi hanno ottenuto dei risultati, come la Svezia, che ha imposto la carbon tax da oltre 20 anni. Ma l’Unione europea non ha sempre fiscalità ecologiche coerenti. Il mercato delle quote di emissione che ha predisposto non è efficace poiché le attribuzioni iniziali del diritto a inquinare sono state troppo generose, e il prezzo a tonnellata di carbonio è crollato, togliendo al meccanismo ogni carattere incitatore. D’altra parte, alcuni grandi paesi emergenti e gli stessi Stati Uniti rifiutano di aumentare le costrizioni che una politica climatica fa necessariamente pesare sulle attività economiche. E’ chiaro che, in queste condizioni, l’ultima relazione del mese di settembre 2013 del GIEC (gruppo di esperti intergovernativo sull’evoluzione del clima) sia stata, a riguardo, più pessimista rispetto al passato.

7. Conclusioni

La sfida ecologica è probabilmente la sfida del futuro più difficile da affrontare. Perché rimette in discussione le condizioni di vita e le formule di consumo delle popolazioni dei paesi sviluppati, e deve affrontare l’inerzia dei comportamenti e la resistenza dei potenti gruppi di interesse, sostenuti a volte dai lobbisti senza scrupolo. E deve anche confrontarsi con la capacità di omissione e di disattenzione di una opinione pubblica pronta a commuoversi davanti alle catastrofi ecologiche diffuse attraverso i mass media ma anche molto veloce a dimenticare la lezione. Infine, i paesi emergenti e i paesi poveri non trascurano di farci osservare che la preoccupazione ambientale è ”un lusso dei paesi ricchi” dai quali sono ancora molto distanti le popolazioni che, nel mondo, sono a volte ancora in lotta per la loro sopravvivenza materiale.

Per gli scienziati, la fusione degli iceberg giganti potrà rallentare il cambiamento climatico assorbendo il carbonio

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte ABC

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Alcuni scienziati hanno fatto la sorprendente scoperta in base alla quale la fusione di giganteschi iceberg potrà effettivamente rallentare il riscaldamento globale. Le immagini satellitari dimostrano che quando questi iceberg giganti si fondono, lasciano alle spalle scie di sostanze nutritive. Queste ultime stimolano lo sviluppo del fitoplancton, e ciò determina che milioni di tonnellate di carbonio siano catturati dall’atmosfera. Il processo è noto come ‘fertilizzazione degli oceani’. Il professor Grant Bigg, esperto in oceanografia presso l’Università di Sheffield, ha fatto parte del gruppo di ricerca che ha analizzato le immagini satellitari di circa 17 iceberg giganti nell’Oceano Antartico. ”E’ stata una grande sorpresa’, ha dichiarato. ”Quando osservavamo gli iceberg giganti, l’influenza di queste sostanze nutritive sciolte nell’acqua era in realtà da quattro a 10 volte maggiore di quanto prevedevamo osservando gli iceberg di normali dimensioni.

L’aumento del livello del mare desta ancora una grande preoccupazione

Gli iceberg giganti sono lunghi almeno 18 chilometri, e il loro flusso ricco di sostanze nutritive è in grado di raggiungere fino a 1000 km. Il team di ricerca ha scoperto che gli iceberg giganti assorbono circa 10 milioni di tonnellate di carbonio l’anno generando isole galleggianti. Ciò promuove la crescita di alghe e di altri organismi molto piccoli che possono estrarre il carbonio dall’atmosfera. ”Abbiamo calcolato che tra il 5 e il 10 per cento di tutto il carbonio, che viene esportato dalle acque di superficie dell’oceano Meridionale verso il fondo dell’oceano, proviene da questo flusso dell’iceberg che fertilizza l’acqua e ha come conseguenza lo sviluppo e la morte del fitoplancton”. Il professor Bigg ha dichiarato che probabilmente l’aumento della fertilizzazione nell’oceano può essere causato da un maggiore scioglimento del ghiaccio in Antartide. Ma se da un lato tutto questo potrà avere un impatto sulle emissioni di gas ad effetto serra, dall’altra non farà nulla per rallentare l’aumento del livello del mare. ”Questa è una delle principali preoccupazioni” ha aggiunto. “Gli stessi iceberg quando sono in mare aperto probabilmente hanno questo effetto positivo. Ma l’acqua dolce inoltre cambierà le correnti oceaniche… e ciò potrà avere un impatto sull’andamento dell’oceano Meridionale”.

Il secondo lago più grande della Bolivia non c’è più

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte L’EXPRESS

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Il lago Poopó negli ultimi anni si è completamente prosciugato. Migliaia di animali sono morti in questa catastrofe ecologica che ha forzato gli abitanti della regione a emigrare. Era il secondo lago più grande della Bolivia, e non resta quasi nulla. Il lago Poopó si è completamente asciugato e offre oggi un panorama di desolazione. Il disastro ecologico innescato molti anni fa, è aumentato in questi ultimi due mesi, ha sottolineato il sito Actulatino.

”Non c’è nulla, neanche un segnale di vita”

”Abbiamo un lago prosciugato. Oggi, è una pampa, un deserto dove non si può seminare nulla, e neanche produrre. Non c’è nulla, neanche un segnale di vita”, ha confidato un abitante rurale della zona all’agenzia di stampa EFE. Le barche dei marinai sono ferme sul lago, situato nella regione dell’Oruro, nella zona sud di Paz, la capitale del paese. Il prosciugamento ha causato la scomparsa di 200 specie di uccelli, di mammiferi, e di pesci. Tre specie di fenicotteri rosa in via di estinzione hanno dovuto migrare, continua Actulatino. Il Vice ministro della Difesa civile ha accordato 8 tonnellate di aiuti umanitari a 739 famiglie colpite dalla siccità.

La Danimarca è concentrata sul suo Grande Progetto: diventare il primo paese al 100% organico

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte Ecoportal

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Era già noto come uno dei paesi più sviluppati in ambito ecologico. Ma adesso la Danimarca partirà a lancia in resta per realizzare un sogno tanto ambito: essere il primo paese al 100% organico a livello mondiale. E per conseguire tutto ciò il Governo danese ha presentato la sua batteria di misure per quanto riguarda l’argomento. Per avere un modello sostenibile, questo paese è impegnato nella conversione delle coltivazioni tradizionali in organiche e a promuovere l’aumento della richiesta dei prodotti organici. Una delle proposte è quella di raddoppiare le coltivazioni organiche prima del 2020, affinché lo Stato possa fornire delle sovvenzioni agli agricoltori che vogliono fare parte di questo processo. Un altro obiettivo del Governo è che il 60% dei raccolti organici sia consegnato agli ospedali, alle scuole e alle mense collettive. E anche se è un piano ambizioso, la Danimarca lavora da 25 anni per raggiungere un alto sviluppo ecologico. Un esempio di ciò è che, a livello locale, sono stati creati dei progetti affinché i comuni possano creare frutteti ecologici in terreni evacuati.

Adidas la scarpa stampata in 3D è fatta con i rifiuti depositati in fondo al mare

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte The Verge

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Adidas ha collaborato con Parley for the Ocean — un movimento che punta ad eliminare i rifiuti di plastica che finiscono nei nostri mari — per creare un nuovo concetto di scarpa da tennis stampata in 3D. Il progetto consiste in una tomaia fatta ”’con i residui di plastica contenuti nell’oceano” e di una intersuola stampata in 3D fatta di poliestere e con le reti da pesca riciclate. Adidas ha reso noto che la scarpa ”si distingue per il modo in cui abbiamo impostato i nuovi standard industriali” ma purtroppo è solo un prototipo e non è previsto di vederla presto nei negozi.

Parley spera che la sua collaborazione con Adidas (che è cominciata all’inizio di quest’anno con un design simile utilizzando materiali riciclati) possa dare una spinta al loro piano nei negoziati sul clima in corso a Parigi. ”Proteggere la vita dei fondali marini è diventato il 14° obiettivo di sviluppo delle Nazioni Unite”, ha dichiarato il fondatore del Parley Cyrill Gutsch in un comunicato stampa. ”Pertanto, Parley a Parigi è tutto concentrato sulle conoscenze, sulla condivisione di visioni, sulla messa a punto delle strategie, sulla creazione di concetti e a forgiare collaborazioni allo scopo di intraprendere un cambiamento”.

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La scarpa è impostata sul design di Adidas ‘Futurecraft 3D’, un concetto di scarpa stampata in 3D presentato all’inizio di quest’anno. Adidas ha informato che il prototipo è una ‘dichiarazione d’intenti’, con la compagnia pensando a un futuro in cui i clienti entreranno in un negozio per avere il loro stile di corsa anatomizzato, prima di avere una scarpa su misura per loro stampata in 3D mentre aspettano.

E ‘ un modello interessante per il futuro, ma ci piacerebbe ancora di più se ci fosse la possibilità di utilizzare materiali che sono completamente sostenibili e riciclati. Dopo tutto, che senso ha drenare i rifiuti di plastica nell’oceano per fare le vostre scarpe da corsa, se il processo di recupero, la riforma, e la stampa in 3D che è il materiale, in sé, danneggiano l’ambiente. Non ha senso creare un prodotto che è più valido come PR che delle buone azioni.