Standard&Poor mantiene il rating di Andorra in BBB-/A-3

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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L’agenzia di rating Standard&Poor ha realizzato venerdì scorso, 12 febbraio, una nuova revisione del rating di Andorra mantenendolo in BBB- / A-3 e con una prospettiva negativa, come aveva già reso noto nelle precedenti relazioni di settembre e di giugno dello scorso anno, ha spiegato l’agenzia andorrana di notizie, ANA. L’agenzia di rating, S&P pensa che non ci sia nessun segno che indica che la crisi della Banca Privata di Andorra (BPA) abbia destabilizzato il sistema finanziario del paese e ha valutato positivamente la tabella di marcia di risoluzione dell’Istituto, ma conserva la prospettiva negativa poichè il risultato finale rimane ancora in sospeso. Il Ministro andorrano delle Finanze, Jordi Cinca, ha accolto con favore la relazione di S&P dal momento che c’è il rischio che possa tornare a declassare il rating a causa della crisi della BPA, e quindi spera che nella prossima valutazione, una volta portata a termine la risoluzione dell’entità, S&P possa dare al rating di Andorra una prospettiva stabile, ha aggiunto l’agenzia ANA. Standard & Poors ha evidenziato nella sua relazione di venerdì scorso che il Governo e le autorità andorrane di regolamentazione hanno compiuto notevoli progressi proteggendo il sistema finanziario dai rischi derivati dalla Banca Privata di Andorra e apprezza anche la sua stabilità politica e fiscale. Tuttavia, ancora una volta ha sottolineato le limitate prospettive di crescita e il rischio associato alla bassa diversificazione dell’economia, motivo per cui ha deciso di mantenere lo stesso punteggio. La prospettiva negativa rimane anche se si considera che ci sia almeno un terzo delle probabilità di declassare il rating nel corso dei prossimi 18 mesi. Tutto dipenderà dalla fine del processo di risoluzione della BPA, e dalla possibilità che altre banche possano realizzare un’esperienza simile a quella della BPA e dalla capacità di Andorra di continuare l’attuale percorso di riforme legali e istituzionali, o anche che possa sentirsi sotto pressione cambiando il suo quadro di bilancio. S&P supporta la tabella di marcia per il processo di risoluzione della BPA, ma ha sottolineato che le attività legali saranno trasferite alla banca agente Vall Banc nel prosieguo del processo di vendita della società. Tuttavia, i periti avvertono che il processo di risoluzione non è finito e che nelle prossime settimane sarà la chiave con la quale l’Autorità statale per la risoluzione degli Istituti di credito (AREB) stabilirà ”una rete di banche corrispondenti per la Vall Banc”, e ha constatato che la agenzia di rating ha già creato tali collegamenti con le controparti essenziali, come nel caso dei sistemi di pagamento”.

Il passo successivo e definitivo – sarà quello di vendere l’azienda.

S&P ha anche avvertito che l’azione legale degli ex azionisti della BPA potrà ritardare questo processo. Il Ministro andorrano delle Finanze, Jordi Cinca, ha valutato positivamente che il punteggio di Andorra sia stato conservato ”dopo un anno così difficile e così condizionato dal caso della BPA”. Secondo lui è importante che l’agenzia S&P abbia apprezzato il piano di risoluzione previsto a dimostrazione ”che il mercato finanziario ha resistito bene” nonostante la crisi e l’annuncio della data di entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni fiscali. Quindi, il Ministro spera che alla prossima revisione Standard&Poor assegni al rating di Andorra una previsione stabile.

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15 Febbraio voto di apertura dei negoziati di ALECA

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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La votazione del comitato INTA (commercio internazionale) del Parlamento europeo per l’apertura dei negoziati per un Accordo di libero scambio completo e approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE avrà luogo il, 15 febbraio 2016. Come cita un documento ufficiale, pubblicato dalla delegazione dell’Unione europea in Tunisia, l’obiettivo dei negoziati ALECA è quello di integrare progressivamente l’economia tunisina nello spazio economico europeo. Ciò dovrà migliorare le possibilità di accesso al mercato, il clima degli investimenti e fornire sostegno alle riforme economiche intraprese dalla Tunisia.

Una particolare priorità sarà accordata alle misure che permetteranno di favorire gli investimenti europei, che faciliteranno l’integrazione nel mercato dell’Unione europea, miglioreranno la gestione economica e rafforzeranno l’integrazione economica regionale tra la Tunisia e i suoi vicini della riva sud del Mediterraneo.

Una volta conclusa, ALECA farà riferimento agli attuali impegni nel quadro dell’Accordo di associazione euro-mediterraneo firmato tra la Tunisia e l’UE nel 1995. Sarà anche un accordo completo sui rapporti commerciali ed economici tra l’UE e la Tunisia e coprirà un’ampia gamma di campi di interesse comune.

Una volta che i negoziati saranno portati a termine, ogni parte dovrà procedere alla ratifica prevista della sua costituzione. Ricordiamo che l’Unione europea e la Tunisia privilegiano il dialogo con la società civile a monte e durante i negoziati. Inoltre un testo finale sarà presentato per l’approvazione alle autorità legislative, cioè al Parlamento europeo. Su questa stessa scia, una dichiarazione dell’Organizzazione della società civile (OSC) – euro-mediterranea, tunisina e francese ha formulato una serie di raccomandazioni pur segnalando che:

  • Una valutazione indipendente e approfondita deve essere intrapresa sulle conseguenze di quarant’anni di partenariato tra l’Unione europea e la Tunisia che ha gradualmente intensificato la liberalizzazione degli scambi tra le due rive. Allo stesso tempo esige che questa valutazione sia dedicata agli impatti del partenariato sui diritti economici e sociali. In molti sostengono che l’Accordo di associazione del 1995, all’origine della riduzione delle barriere doganali per i manufatti, abbia arrecato un danno all’economia tunisina, in particolare per quanto riguarda l’aumento del tasso di disoccupazione e esacerbando gli squilibri regionali e le disuguaglianze sociali. D’altra parte, l’OSC raccomanda di intraprendere, senza indugio, studi indipendenti e attualizzati sul’impatto multidimensionale di ALECA integrando in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà delle occupazioni, subappalto, perdita di posti di lavoro, debolezza della protezione sociale, perdite a livello di risorse fiscali)
  • Concepire un accordo commerciale tra la Tunisia e l’UE nel quadro di una cooperazione equa, che tenga conto della diversa competitività tra le due economie e della persistenza degli aiuti pubblici europei accordati ad alcuni dei loro settori strategici;
  • Ridefinire i termini del suo partenariato con la Tunisia, affinché possa contribuire a rispondere effettivamente alle rivendicazioni di giustizia sociale, di dignità e di occupazione, espresse in occasione della rivoluzione Dicembre 2010-Gennaio 2011;
  • Istituire un sistema di accesso all’informazione per la società civile che garantisca la trasparenza nel processo dei negoziati ALECA (accesso ai documenti di negoziato, che devono essere anche disponibili in Arabo) e sviluppare un quadro istituzionale che permetta di far esprimere e coinvolgere effettivamente la società civile sulle varie fasi e sugli aspetti dei negoziati;
  • Abbinare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi e dei capitali alla libera circolazione delle persone.
    ”Le ONG firmatarie desiderano sottolineare che la scarsa considerazione di queste raccomandazioni su ALECA tra la Tunisia e l’UE potrà mettere in pericolo la sovranità del paese, assoggettare l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che potrà contribuire a peggiorare la precarietà di ampie fasce della popolazione ed esporle al rischio di culminare in atti di violenza e di fanatismo”, cita la dichiarazione dell’OSC.

Industria: Promuovere le regioni interne

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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La creazione di cinque tecnopoli, decisa sul principio della discriminazione positiva a profitto delle regioni svantaggiate, dove la disoccupazione ha raggiunto dei tassi elevati, rientra nel quadro della promozione dell’investimento nelle regioni interne e nel rafforzamento dello sviluppo regionale. Per conoscere lo stato di avanzamento di queste zone e le varie difficoltà che incontrano, il Ministro dell’industria, Zakaria Hamad, ha tenuto questa mattina una riunione con i responsabili di cinque tecnopoli situate a Médenine, a Kef, a Kasserine, a Tozeur e a Kébili, durante la quale ha insistito sull’importanza di accelerare le opere di assetto per facilitare soprattutto la creazione di nuovi progetti. ”Le procedure amministrative lente non devono essere uno svantaggio davanti alla realizzazione di nuovi progetti. L’approccio deve essere orientato verso la sistemazione di grandi superfici di oltre 50 ettari”, ha raccomandato. Per il Ministro, ciò significa che bisognerà predisporre di un calendario preciso, una sorta di map road, che riguarderà le tappe di realizzazione delle opere di assetto. Hamad non ha trascurato di invitare i presenti a operare e a promuovere queste tecnopoli non soltanto per attirare gli investitori stranieri ma anche gli investitori tunisini, in particolare quelli della regione dove saranno collocate le tecnopoli. ”A mio parere occorre mettere in rilievo i vantaggi competitivi di ogni regione ed eventualmente permettere ad ogni regione di fare affidamento su questi vantaggi propri per attirare gli investitori”, ha dichiarato.

L’Università non prepara a cercare lavoro: la maggior parte degli studenti ricorrono ai loro contatti

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El economista

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Non insegna agli alunni a preparare un CV e neanche un colloquio di lavoro

I laureati affermano che l’università gli offre ”poco” nell’acquisizione di competenze in relazione alla ricerca di un posto di lavoro e i contatti personali sono, con una grande differenza, il mezzo al quale ricorrono di più per trovare un impiego, secondo il ‘Barometro capacità di impiego e di occupazione degli universitari in Spagna, 2015’. Queste sono alcune delle conclusioni di questa relazione, presentata questo giovedì, 11 febbraio, a Madrid, effettuata congiuntamente dal CRUE, la Cattedra Unesco e l’opera sociale Caixa, che ha disposto la partecipazione di 13.006 laureati – il 10% del gruppo 2009-2010-, che provengono da 61 università spagnole, pubbliche e private, presenziali e semi-presenziali. Sulla preparazione per la ricerca di lavoro, il direttore della Cattedra Unesco di gestione e politica universitaria, Francisco Michavila, ha segnalato, nel corso della presentazione dello studio, che questo rivela ”un enorme deficit” delle università, che non aiutano i loro allievi ”a preparare il loro curriculum e neanche i colloqui di lavoro”. Inoltre ha sottolineato che il percorso più frequente per trovare un’occupazione tramite amici, parenti e conoscenti è ”un motivo di discriminazione” che va contro il principio di ”pari opportunità”, sul quale, a suo giudizio, deve vegliare l’università pubblica. Dopo i contatti personali (37%), spesso la seconda via per accedere a un posto di lavoro è l’auto candidatura e il contatto diretto (31.3%), a grande distanza ci sono i centri per l’impiego (18.3%), i servizi pubblici dell’impiego (10.6%), i web corporative (7.9%), i servizi universitari (7.4%), le reti sociali (4.6%), gli annunci (3.7%), le agenzie di lavoro temporaneo (3.4%) o i sindacati (1.4%).

Il problema della sovraqualificazione

Il lavoro, basato sui registri amministrativi delle università e su un’indagine realizzata con i laureati sulle competenze e sui loro percorsi di lavoro, tra altri aspetti, segnala anche che i laureati possiedono un livello di capacità di impiego maggiore di quello che fornisce loro l’università e di quello che esige il posto di lavoro. A riguardo, Michavila ha segnalato che la sovraqualificazione bisogna trattarla con ”sensibilità”, perché gli universitari acquisiscono conoscenze o capacità per conto loro pensando alla proiezione della loro carriera professionale e non soltanto al primo impiego nel quale, come ha dichiarato, ”il fattore logico” si dà a questa circostanza. Tre su dieci laureati affermano che erano sovraqualificati per il posto di lavoro che hanno lasciato dopo aver iniziato la carriera. Anche se i laureati hanno indicato che l’università in pratica gli offre l’intero livello di competenze che è richiesto nell’occupazione come la capacità di lavorare in gruppo, la padronanza di competenze proprie del titolo di studio o la comunicazione scritta, tuttavia, c’è un ulteriore dislivello tra le condizioni del mercato del lavoro e la formazione universitaria in lingue, la capacità di gestire la pressione e la capacità di prendere decisioni.

Formazione e occupazione

Rispetto all’adeguatezza tra la formazione e l’occupazione, questo barometro segnala che il 77,3% dei laureati considera che la sua ultima occupazione sia stata ”abbastanza” o ”molto in relazione” con i suoi studi, anche se questo dipende dal ramo di conoscenza. Ad esempio, il maggior adeguamento si da tra i laureati di Scienze della salute, Scienze e Ingegneria e Architettura e quelli delle discipline artistiche e umanistiche, delle Scienze sociali e giuridiche. Ciò può essere messo in relazione con la soddisfazione dell’occupazione: i laureati dei rami di Scienze della salute sono soddisfatti della loro occupazione, mentre quelli delle discipline artistiche e umanistiche lo sono meno. Inoltre sottolinea che il salario è l’aspetto peggiore valutato, seguito dallo sviluppo professionale, dall’impresa e la sua organizzazione, dalle funzioni e dai compiti e dall’atmosfera dell’ambiente di lavoro. Gli autori di questo lavoro concordano che il basso punteggio nello sviluppo professionale è in accordo con il periodo di crisi economica e la contrazione della creazione di posti di lavoro. Michavila ha segnalato che l’obiettivo di questo barometro è quello ”di avvicinare l’accademia al mondo del lavoro” per ridurre questi ”dislivelli”, anche se ha garantito che sono ogni volta più piccoli. ”Le imprese dicevano anni fa ‘che finiscano la carriera’, e poi, quando verranno a lavorare, li formeremo”, ha ricordato questo esperto, aggiungendo che questa è ”la cosa più inefficace”.

Livello di soddisfazione

Per quanto riguarda il livello di soddisfazione della formazione ricevuta, la relazione rivela che il 94% tornerebbe a studiare nuovamente all’università, mentre il restante 6% è pentito di averlo fatto. La metà di loro (54%) rifarebbe gli stessi studi e nella stessa università rispetto al 12% che farebbe altri studi e in un altro ateneo. Quelli del ramo di Scienze della salute sono quelli più felici della loro carriera, seguiti da quelli delle discipline artistice e umanistiche. Quanto alla valutazione dei componenti della formazione ricevuta, i professori sono coloro che ottengono la nota più alta. ”Lo dicono quelli laureati nel momento in cui l’insegnamento viene sottoposto a una critica eccessiva”, ha indicato il direttore dello studio, il quale ha anche sottolineato che le metodologie di insegnamento sono quelle con il peggior punteggio congiuntamente ai servizi di sostegno allo studente delle università. Su quest’ultimo punto, Michavila ha garantito che gli studenti ”mancano” di una formazione più pratica, che gode di progetti di ricerca nelle università, e che gli permetta di effettuare esposizioni orali in classe. ”Gli diamo appena l’occasione per esprimere le loro conoscenze. I tirocini continuano ad avere un peso notevole”, hanno aggiunto.

Possibile organizzazione da parte dell’OPEC di una riunione straordinaria per cambiare strategia

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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Se il prezzo al barile scenderà sotto i 35$ sarà indetta una riunione

L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (meglio conosciuta come OPEC, Organization of the Petroleum Exporting Countries) ha proposto il 12/01/2016, l’organizzazione di una sessione straordinaria entro i prossimi due mesi per analizzare una nuova strategia davanti alla caduta dei prezzi del greggio. Il Ministro nigeriano delle Risorse petrolifere, Emmanuel Ibe Kachikwu, che presiede attualmente l’OPEC, ha dichiarato alla stampa a Abu Dabi che molto probabilmente la riunione si svolgerà a febbraio o a marzo. ”Abbiamo detto che se il prezzo al barile scenderà sotto i 35 dollari terremo una riunione straordinaria”, ha sottolineato dopo l’inaugurazione del Forum dell’Energia di Abu Dabi. Il prezzo al barile del petrolio dell’OPEC era sceso il 12/01/2016, del 4,88% rispetto al giorno prima fino ad arrivare a 27.07 dollari, il prezzo più debole dal mese di novembre del 2003. Secondo il Presidente dell’OPEC, l’appuntamento sarà destinato a studiare la possibilità di stabilire una nuova strategia per l’organizzazione, sebbene abbia scartato l’idea che possa esserci uno sviluppo senza la collaborazione dei paesi produttori non membri dell’OPEC. Kachikwu ha spiegato che molti Stati membri dell’organizzazione hanno sollecitato una sessione allo scopo di studiare la caduta dei prezzi del greggio, ma non ha rivelato i nomi di questi Stati. Il prezzo dell’oro nero dell’OPEC ha iniziato a scendere con forza all’inizio dello scorso anno in seguito alla decisione del gruppo di mantenere il suo livello di produzione nonostante l’eccesso dell’offerta sul mercato.

Com’è riuscita l’India a diventare la nuova Cina dell’economia mondiale?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC Mundo

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Se qualcosa ha caratterizzato l’economia cinese durante gli ultimi anni è stato la sua capacità di crescere a un ritmo vertiginoso. Tuttavia, è già ufficiale: nel 2015 un’altra mega economia asiatica è cresciuta molto rapidamente rispetto alla Cina. In questo caso quella che regge la corona della crescita è l’India, che con suoi 1.250 milioni di abitanti è la democrazia più numerosa del mondo. E, indicano gli esperti, è precisamente il suo sistema politico democratico che gli sta dando un vantaggio di fronte alla Cina. I dati ufficiali di Nuova Delhi segnalano che l’economia è cresciuta all’eccezionale tasso annuo del 7,5%. Mentre per la Cina è del 6,9%. Non è la prima volta che succede. Ma la Cina ha avuto 15 anni di crescita apparentemente ineguagliabili. Dal 1999 non cedeva questo posto all’India.

Destini paralleli

Tra queste due nazioni c’è circa un terzo degli abitanti dell’umanità. E sono molte le cose nelle quali si somigliano. Entrambi i paesi sono emersi negli anni ’90 dopo un lungo periodo di stagnazione economica per conto di politiche di intervento dello Stato. Nel caso della Cina, attuate da parte del Governo comunista. E in quello dell’India, con molte amministrazioni di taglio socialista che sono arrivate al potere per via elettorale. Sia in Cina che in India, l’irruzione di politiche di libero mercato hanno trasformato l’economia e hanno cambiato la vita a centinaia di milioni dei suoi abitanti. Ma fino ad oggi è stata la Cina quella ha spesso avuto la meglio nel conflitto economico tra le due nazioni più popolate del pianeta. Una circostanza che può cambiare man mano che l’economia cinese rallenta.

Cifre discutibili?

L’India è in armonia con sé stessa. Il Governo del Primo Ministro, Narendra Modi ha garantito che la crescita aumenterà ancora di più nel 2016, al 7,6%. Il mandatario ha girato il mondo, chiedendo ai dirigenti aziendali di investire in India. Anche se alcuni dubitano che la prosperità abbia realmente queste dimensioni. ”C’è stato molto scetticismo sui dati del PIL da quando il Governo ha rivisto un anno fa, il metodo per calcolarlo”, ha segnalato Yogita Limaye, corrispondente della BBC a Bombay. ”Ma tutti gli economisti con i quali ho parlato hanno garantito che senza dubbio l’economia indiana sta prendendo una certa ampiezza, trasformandola in un focolare insolito di prosperità tra le nazioni emergenti”, ha aggiunto il nostro corrispondente.

L’impatto della democrazia

Molto significative ma anche parallele sono le differenze nella strategia economica di questi due potenti Stati. La Cina si è trasformata, soprattutto, in una enorme potenza manifatturiera, costruendo tutti i beni di consumo che le nazioni occidentali volevano comperare. Nel frattempo, l’India si è specializzata nell’esportazione dei servizi, in particolare nei settori come l’informatica, dove dei veri eserciti di programmatori lavorano per marche locali e straniere aiutando a redigere i codici con i quali operano molti computer del mondo. L’India dirige oggi il mondo come il più grande ricevitore di investimenti stranieri in imprese completamente nuove. E il Fondo Monetario Internazionale ha reso noto lo scorso anno che spera che nel 2020, l’India continui ad essere l’importante economia di maggior crescita nel mondo. E la formula? Ironicamente è la stessa che in antecedenza avevano detto che favoriva la Cina: le differenze tra i sistemi politici di ambedue i paesi. Inoltre anni fa si diceva che il carattere autorevole del sistema politico cinese dava allo Stato la capacità di mobilitare con poca resistenza le enormi risorse che sono necessarie per costruire le fabbriche e le ingenti opere infrastrutturali caratteristiche di questo paese. L’India, invece, è una democrazia parlamentare. Ma in questa nuova fase della crescita alla quale sono arrivati questi paesi, dove si dipende molto dall’imprenditoria individuale per la creazione di imprese ad alta tecnologia, il sistema indiano, con il suo attaccamento allo Stato di diritto e alla democrazia può offrire incentivi migliori agli investitori privati. Ne consegue che alcuni pensano che è più probabile che il ”prossimo Apple”, l’impresa che rivoluziona l’economia, arrivi prima in India che in Cina.

Dimensione

Accada quel che accada, e anche se la sua economia sta crescendo molto rapidamente, l’India ha ancora un buono percorso per risalire prima di conformarsi alle dimensioni dell’economia cinese, la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti. L’India invece occupa appena il decimo posto, dietro i paesi come l’Italia, il Brasile e la Russia. Con un PIL di 2.000 miliardi di dollari americani, la sua economia è circa cinque volte più piccola di quella cinese. Ma la tendenza conta. E a lungo termine, forse sarà l’India che passerà alla storia come la grande locomotiva dello sviluppo mondiale tra i primi decenni del secolo XXI.

Costa d’Avorio: Puma Energy sul punto di riprendere le stazioni di servizio della Petroci

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Jeune Afrique

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La società Puma Energy è in procinto di acquisire tutta la rete di distribuzione dei prodotti petroliferi della Società nazionale statale di operazioni petrolifere della Costa d’Avorio (Petroci – pubblica). La rete conta, in base alle stime, 40 stazioni di cui trenta sono operative. Il prezzo di vendita, in questa contrattazione stipulata, over-the-counter, non è ancora stato reso noto. I negoziati aperti tra la Petroci e la Puma Energy hanno lo scopo di valutare gli attivi e di fissare il prezzo. Frattanto, il controllo preliminare (due diligence) continua. L’informazione, riportata dai nostri colleghi di Africa Intelligence, è stata confermata a Jeune Afrique da Bruno Koné, Ministro dell’Economia digitale e portavoce del Governo. ”Bisognava agire di fronte alle difficoltà finanziarie della Petroci”, ha spiegato il dirigente ivoriano, il quale ha rivelato che le trattative sono state oggetto di una convalida durante il consiglio dei Ministri svolto, il 10 febbraio, ad Abidjan.

Quote di mercato

Nel corso degli ultimi mesi, la Petroci ha perso più del 6% delle quote di mercato nel settore della distribuzione dei prodotti petroliferi, predominato dalla compagnia francese Total e dalla Vivo Energy. Dopo il 2015, Puma Energy ha ottenuto una approvazione per la distribuzione dei prodotti petroliferi in Costa d’Avorio. In precedenza, Puma Energy si era accontenta di comperare i prodotti petroliferi in attesa del loro stoccaggio nei suoi grandi serbatoi del porto di Abidjan prima di riesportarli verso la subregione.

Dettagli

Puma Energy è una filiale del gruppo Trafigura Beheer BV. Questa multinazionale, specializzata nel brokeraggio petrolifero, ha i suoi quartieri generali in Svizzera ma è registrata nei Paesi Bassi. Trafigura era lo spedizioniere marittimo del cargo Probo Koala, responsabile dello scarico dei rifiuti tossici nella zona di Abidjan nel mese di agosto del 2006, che, secondo la giustizia ivoriana, aveva causato la morte di 17 persone e decine di migliaia di intossicazioni. In Costa d’Avorio, Puma Energy è presieduta da Ahmadou Touré, nipote del capo di Stato ivoriano, Alassane Ouattara.

I mercati tendono ancora al ribasso

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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Dopo un inizio di settimana infelice, i mercati europei hanno avuto ieri un momento di respiro, mostrando un rimbalzo che, nel caso dell’Ibex 35, è stato del 2,7%, cosa che gli ha permesso di chiudere nuovamente sopra gli 8.000 punti. Nel momento in cui il settore finanziario europeo è infestato da incertezze, è stata di grande aiuto la dimostrazione di forza della Deutsche Bank, un organismo che ha minacciato gli investitori quando, nel mese di ottobre, ha annunciato una profonda ristrutturazione. Non a caso la più grande banca tedesca prevede un buyback del suo debito pluri miliardario, che sarebbe la migliore approvazione per la sua solvibilità. Tuttavia ancora più determinanti sono state le parole che il Presidente della Federal Reserve System (FES) ha pronunciato davanti al Congresso americano. Janet Yellen ha mostrato il suo solito ottimismo sulla prima economia del mondo, sottolineando il progresso del consumo interno, ma allo stesso tempo, ha dimostrato una certa sensibilità verso le turbolenze che affliggono i mercati mondiali. Questa posizione tende a ridimensionare le speranze su una futura continuazione degli aumenti iniziali dei tassi. Bisogna ancora dimostrare se l’aumento annunciato a dicembre sia stato prematuro; ciò che è sicuro è che la cautela di Yellen risulta ben accetta nel momento in cui gli aumenti dei tassi hanno aggravato la crisi degli emergenti accelerando le uscite dei capitali e alzando il loro debito formulato in dollari. Questo è quanto hanno dimostrato i mercati con i loro sviluppi, ma i rimbalzi non possono ancora essere considerati come aspetti di un vero cambiamento del ciclo. La tendenza, per il momento, è ancora al ribasso e ancora c’è il rischio di grandi cadute all’unisono come segnano i dati che provengono dalla Cina, le cadute del grezzo o le difficoltà delle banche, in un contesto dove i tassi sono ancora sotto il minimo.

I crediti immobiliari non sono mai stati così a buon mercato

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Soir be

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Potete risparmiare su un auto. Dovete aspettare due anni per concedervi la vostra casa, certamente, ma potete anche pagare una nuova auto senza mettere un soldo da parte. Come? Grazie a un fenomeno che spesso non fa buona notizia. La famosa riduzione dei tassi che abbassa il reddito del vostro conto corrente, che rende i vostri investimenti poco interessanti, ma che fa anche abbassare il prezzo dei crediti immobiliari. Sabato, 6 febbraio, la media delle dieci migliori offerte dei prestiti ipotecari compilata da guide-epargne.be culminava al 2,631% per un credito di 150.000 euro in 20 anni. È molto più delle offerte dei conti correnti, ma molto meno di ciò che era stato proposto all’inizio del 2014: 4,43 %. A tasso fisso, il risparmio in termini di costi se avete atteso questo fine settimana per firmare il vostro mutuo supera i 32.000 euro, ossia un auto molto bella.

Meno margine nei negoziati

I tassi scelti come referenti hanno tuttavia una caratteristica: la media delle dieci migliori offerte non negoziate, cioè come quelle presentate dagli istituti bancari. E dopo i negoziati, i rimborsi mensili possono ancora essere rivisti in ribasso. I cinque migliori contratti negoziati dagli utenti di guide-epargne.be hanno raggiunto un tasso dell’1,88% per lo stesso prestito, cioè 150.000 a tasso fisso per 20 anni. Un tasso d’interesse basso lascia tuttavia poco posto ai negoziati. Se non avete ancora richiesto un credito ipotecario, è il momento giusto per sollecitare le banche. In primo luogo, i tassi sono ancora più bassi e la media delle dieci migliori offerte ha toccato il suo minimo storico dal mese di giugno del 2015. La soglia era allora scesa al 2,82%, contro il 2,65% degli ultimi dati registrati. Il secondo punto riguarda il calendario, infatti tra qualche giorno sarà aperto il Batibouw, la Fiera belga della costruzione, del restauro e della decorazione. Lo scorso mese di gennaio qualche ora dopo l’apertura del salone dell’Auto, gli Istituti bancari si sono lanciati in una concorrenza agguerrita, offrendo tassi ancora più bassi per il finanziamento di qualsiasi nuova auto. La tradizione vale in generale anche per la grande Fiera-evento della Casa.

Ancora divergenze

Ma se le statistiche danno ragione ”al minimo storico” che tocca il credito ipotecario, le offerte individuali meritano più attenzione. De facto, le grandi banche non applicano tutti i loro tassi bassi mai registrati. È il caso di Axa (2,8% per un prestito a tasso fisso in 20 anni), Belfius (2,8%) e ING (2,95%). Alla Crelan tuttavia, il tasso, che era sceso al 2,85% nel mese di aprile del 2015, è oggi al 2,92%. Idem per la BNP Paribas Fortis, che aveva messo al bando un’offerta al 2,85% nel mese di giugno dello scorso anno contro il 3,2% di oggi. La KBC, che è attualmente la proposta più attraente del mercato con il 2,65%, era scesa fino al 2,28% nel mese di aprile del 2015. ”Il risultato di una recrudescenza dei tassi di interesse registrata nella seconda metà del 2015, non è stata ancora del tutto cancellata dalle banche interessate”, ha commentato Kristof De Paepe, fondatore di guide-epargne.be. Dopo l’ultimo record registrato a metà semestre, i tassi hanno effettivamente conosciuto una rimonta in due mesi prima di riabbassarsi delicatamente, ma con più vigore lo scorso mese di dicembre. Tuttavia, i tassi eccezionali, offerti attualmente, sono spesso sottoposti a delle condizioni: sottoscrizione di un’assicurazione o una quota massima che il cliente può prendere in prestito rispetto al prezzo dei suoi beni per esempio. Ma se vi siete persi il mese di giugno 2015, non perdetevi il mese di febbraio 2016 per approfittare di un credito ipotecario a buon mercato. ”Con Batibouw in vista, le banche forse annunceranno altri ribassi dei tassi”, ha aggiunto Kristof De Paepe.

Investimenti – APII: aumento del 27% alla fine di gennaio 2016

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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Alla fine del mese di gennaio 2016, gli investimenti dichiarati presso l’Agenzia per la promozione dell’industria e dell’innovazione (APII), hanno registrato un netto miglioramento del 27%, arrivando a 211,5 milioni di dinari (MDT) contro i 166 MDT durante lo stesso periodo del 2015 e i 174,2 MDT nel mese di gennaio del 2014, citano le ultime statistiche del Ministero dell’Industria. Questo aumento degli investimenti è dovuto in primo luogo al dinamismo di alcuni settori, cioè il settore delle industrie meccaniche e elettriche che hanno realizzato una progressione del 287% a livello di progetti nel campo delle fonderie e dei cavi telefonici. Da parte sua, il settore dell’industria chimica ha effettuato una evoluzione del 283% apportando nuovi piani nel ramo dell’industria farmaceutica. Anche gli investimenti nel settore dell’industria dei materiali da costruzione, della ceramica e del vetro hanno raggiunto un aumento del 25%. In base alla ripartizione regionale, il 43% del totale degli investimenti dichiarati alla fine del mese di gennaio 2016 riguardano le zone di sviluppo regionale, che avevano registrato una crescita stimata del 44% nel mese di gennaio del 2015. Bisogna tener conto che gli investimenti in queste zone si erano ridotti del 34,9% nel mese di gennaio del 2015 rispetto al 2014.