Tailandia: un paese modello per l’adozione

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Gavroche

Ogni anno, decine di coppie francesi vanno nel regno con la speranza di adottare un bambino. Un percorso seminato di ostacoli, a partire dalle preoccupazioni amministrative alla barriera della lingua. Ma le famiglie e le autorità francesi elogiano all’unanimità la serietà della procedura tailandese. L’adozione internazionale è un argomento sensibile. L’attualità di questi ultimi mesi, a partire dalla questione dell’Arca di Zoe, in Ciad, fino alla criticata adozione di un piccolo malawi da parte della cantante Madonna, ha inizialmente suscitato lunghi dibattiti tra i media internazionali. L’adozione all’estero resta così segnata da misteri e da sospetti soprattutto perchè sono numerose le questioni legate a questo traffico, in particolare nei paesi che non hanno aderito alla convenzione dell’Aia (vedere pagina 43). Fortemente diffuse attraverso i mass media, eclissano le storie semplici e spesso difficili di numerose coppie che lottano all’estero per accogliere nel loro focolare un bambino a lungo desiderato.

Queste famiglie, che hanno accettato di affidarsi a Gavroche, hanno spesso attraversato momenti molto penosi. “Già, è molto penoso non poter avere bambini biologici”, ha ammesso Michel Corioland, di 50 anni, che ha appena terminato i passaggi per l’adozione a Bangkok e oggi è in attesa che gli venga affidato ”un figlio”. Una prova psicologica dunque, quella di ammettere di essere ”impotenti” di fronte a un desiderio di genitorialità inaccessibile: ”Abbiamo cominciato a fare degli esperimenti biologici quindi la procreazione assistita, senza sapere cos’è che non andava”, ha raccontato Alain Boeuf, di 41 anni, in attesa di ”affidamento”, il termine utilizzato nelle procedure amministrative. ”Eravamo fisicamente e psicologicamente stanchi. Dopo cinque anni, avevamo perso ogni speranza di avere un bambino in modo naturale”. Per lui ma anche per sua moglie Cécile, l’adozione era una soluzione possibile: ”La famiglia tiene secondo noi più all’istruzione che viene impartita al proprio bambino che ai legami di sangue”. Sandrine Saillard, di 37 anni, ha ammesso che dopo avere ”provato tutto per oltre dodici anni”, dalle fecondazioni in vitro alle inseminazioni artificiali, l’adozione era semplicemente diventata ”l’ultima spiaggia”. Lei e suo marito Pascal, hanno appena adottato in Tailandia il piccolo Mattis di due anni e mezzo. Poiché la Francia non permette facilmente l’adozione di minori sul suo territorio, l’adozione internazionale sembra che sia, per queste coppie, l’unica alternativa. ”Inizialmente, abbiamo certamente provato in Francia, ha spiegato Alain Boeuf. Ma nonostante i numerosi bambini negli orfanotrofi, è molto difficile adottarli. Il bambino deve essere nato sotto X o deve essere un abbandono definitivo e ufficiale dei genitori, ma spesso non è così. In media devono passare sei anni di attesa, tenuto conto che l’approvazione (il documento che autorizza l’adozione, accordato dall’assistenza sociale per la tutela dei minori, ndr) viene convalidato soltanto dopo cinque anni”.

Procedure, fascicoli e ancora procedure

Se in Francia le procedure sono, secondo numerose testimonianze, quasi impossibili, la prassi per l’adozione in Tailandia non è neanche ovvia (vedere riquadro p. 40). E’ una lunga prova, complessa, o, meglio ancora, penosa per le famiglie. ”Bisogna veramente essere tenaci”, racconta un futuro papà. La procedura è ancora più complessa per coloro che non risiedono in Tailandia. Mentre gli espatriati fanno la loro domanda presso il DSDW (Department of social développement and Welfare), dunque direttamente presso le autorità tailandesi, i francesi che vivono nell’esagono devono ottenere prima di tutto un’approvazione dal Consiglio Generale del loro luogo di residenza. Un documento elaborato, in media, in nove mesi… Tutto uno simbolo! Quindi comincia l’inoltro delle numerose pratiche che costituiranno la loro domanda.

Patricia Muller, di 38 anni e residente in Francia, ha inviato il suo nel mese di aprile del 2006. ”La nostra richiesta è stata presa in considerazione e in seguito è stato necessario un anno per riunire tutti i documenti richiesti dalla Tailandia. La cartella completa è stata inviata al DSDW nel mese di maggio del 2007, ed è soltanto nel mese di febbraio del 2008 che ci hanno confermato che un bambino ci aspettava. Siamo venuti a cercare Mathéo a marzo”. In tutto, per la procedura ci sono voluti quasi due anni. In media, il termine di attesa tra la spedizione della pratica in Tailandia e l’affidamento di un bambino può variare dai 5 ai 22 mesi. Cioè quasi dai tre ai quattro anni se si tiene conto delle procedure iniziate in Francia. La prassi è ancora più lunga per le coppie che desiderano esclusivamente adottare una bambina: particolarità abbastanza rara in Asia, bisogna adottare più i bambini che le bambine. Nel 2007, secondo Orchidea adozioni, il 76% dei bambini adottati era costituito da ragazzi. E’ soprattutto per ragioni culturali e tradizionali, che un gran numero di bambini vengono abbandonati. Generalmente, il percorso di chi adotta sembra sia estremamente complicato, secondo Pascal Saillard, di 47 anni. ”Siamo sbattuti da destra a sinistra, da un ufficio all’altro, ed è un pò sconcertante. Ed è altrettanto difficile quando non si parla inglese!”.

Nessuna adozione ”a catena” qui

I futuri genitori tuttavia non devono affrontare solo queste procedure. Sono obbligati a passare obbligatoriamente attraverso un ente, autorizzato che operi al tempo stesso sia in Francia che in Tailandia, il quale svolge il ruolo di intermediario (vedi riquadro p. 42: “AFA, OAA, késako?”). Ne esistono due: uno pubblico, l’agenzia francese delle adozioni (AFA); l’altro privato, l’ente autorizzato alle adozioni internazionali (OAA). La procedura è la stessa per entrambi gli organismi, differisce solo il tipo di inquadramento. Molte famiglie si affidano ai servizi di Orchidea adozioni, l’OAA per la Tailandia. L’ente realizza un buon monitoraggio in Francia prima dell’adozione, grazie a un gruppo ”arduo” di consulenti regionali, indica Patricia Muller. ”La prima volta che ho incontrato le persone dell’associazione, sono tornata a casa fiduciosa”.

Un sostegno indispensabile per queste famiglie, poiché se l’adozione dei bambini tailandesi è complessa, allo stesso tempo è anche molto limitata. Nel regno, non c’è l’adozione ”a catena”, piuttosto avviene caso per caso e la ripartizione per paese è definita dalle autorità tailandesi. Nel 2006, solo sessantanove bambini sono stati proposti alle famiglie francesi, citano i dati del portale Internet del Ministero tailandese degli Esteri. In questa ripartizione per paese, le autorità tengono conto della qualità dei contatti del DSDW con ogni nazione. Anche se quelli con la Francia sembrano ben stabili, il tempo di attesa rischia di essere lungo e: infatti, gli indici restano stabili e la domanda, aumenta. Il numero di candidature francesi ricevuto dalla Tailandia è aumentato del 6,5% nel 2007 rispetto al 2006.

Bambini ”particolari”

In compenso nessuna percentuale per i bambini ”particolari”, i quali sono meno richiesti e il tempo di attesa per loro, prima dell’affidamento, consta generalmente di un percorso più rapida. Può trattarsi di un bambino la cui età è superiore ai quattro anni o anche di un bambino che ha leggeri problemi di salute (labbro leporino) o più pesanti (disabilità fisica o mentale). Nella lista particolari, disponibile sul sito dell’AFA, ci sono anche i casi di fratelli, di malnutrizione, di bambini sieronegativi nati da madre sieropositiva o anche di bambini nati in seguito a una violenza. Le particolarità non costituiscono e non sono abbastanza uguali in termini di conseguenze sulla vita quotidiana della famiglia.

Bisogna dunque capire bene quanto i genitori siano in grado di essere responsabili. Martine Daudu, di 46 anni, e suo marito Henri avevano già quattro bambini biologici ”in buona salute” quando hanno avviato una procedura di adozione. La loro è stata una scelta, un desiderio anche, di accogliere sette anni fa nel loro nido familiare una bambina con caratteristiche particolari: Marie-Perle, una bambina audiolesa di due anni e mezzo. ”All’inizio è stato necessario imparare la lingua dei segni, ricorda la madre di famiglia. Oggi, Marie-Perle è stata operata e parla. E quindi va a scuola e si è integrata molto bene. Questa adozione ci ha cambiato, credo che non saremo mai più come prima”. Quest’estate, la coppia ha adottato il secondo bambino, tardivo questa volta: Martin-Elliot, di 5 anni e mezzo. Ancora una volta, l’esperienza è stata positiva: ”Bisogna semplicemente staccarsi dall’idea di bambino ideale e dire solo che il bambino che ci è stato affidato è il nostro”, ha dichiarato sorridendo la mamma.

Una procedura gratuita e controllata

La procedura di adozione in Tailandia è nel suo insieme considerata soddisfacente e seria dalle autorità francesi. ”La situazione dell’adozione nel regno è soprattutto soddisfacente poiché è stata sviluppata dopo alcuni anni su un processo, ”l’Aia”, ha sottolineato Jean-Luc Delvert, console francese in Tailandia. La convenzione dell’Aia del, 29 maggio 1993, sulla protezione dei bambini e la cooperazione in materia di adozione internazionale, raccoglie settanta paesi nel mondo. Il testo, ratificato dalla Francia nel 1995, è entrato in vigore in Tailandia nel mese di agosto del 2004. “È un ulteriore criterio di protezione della procedura. Ciò può infatti rallentare il trattamento delle domande ma è un processo sicuro, che non è inevitabilmente garantito nel quadro di un’adozione internazionale”, ha spiegato Jean-Luc Delvert. La convenzione dell’Aia formula due grandi principi: l’interesse superiore del minore deve essere considerato primordiale e l’adozione internazionale può essere prevista solo in mancanza di una soluzione nazionale nello Stato di origine del bambino. L’adozione di un dispositivo di cooperazione tra gli Stati firmatari permette di prevenire ogni transazione finanziaria in cambio di un bambino. La convenzione include un processo di controllo internazionale, ma non è così in Birmania o in Vietnam. Nel 2006, il Vietnam, che non ha ratificato la convenzione dell’Aia, ha per esempio concesso l’adozione di 742 bambini a coppie francesi, cioè quasi dieci volte di più rispetto alla Tailandia. Tuttavia, non è sicuro che i mezzi finanziari e umani del Vietnam siano superiori a quelli del regno. Il paese, come altri paesi della regione, ha la reputazione di essere relativamente poco attento, o anche molto flessibile in questo tipo di procedure. Le famiglie e i volontari pensano che con un pò di denaro, molte prassi vengano agevolate. Senza parlare del fatto che è molto difficile conoscere l’origine del bambino, cosa che lascia temere ogni specie di traffico. La Tailandia al contrario è considerata come un modello in termini di applicazione della convenzione dell’Aia. Dispone di una procedura ben preclusa e gratuita. Non la sorpresa dell’ultimo minuto, non una busta da far scivolare sotto il tavolo. È un vero impegno di sicurezza che offre fiducia alle famiglie in attesa di affidamento: ”Mi sento rassicurato, c’è un vero seguito, sappiamo da dove viene il nostro bambino, ha garantito Sandrine Saillard. Siamo a conoscenza che gli enti locali sono molto attenti alla famiglia adottiva e al futuro del bambino una volta arrivato in Francia”. La stessa sensazione l’ha avuta un’altra adottante, Martine Daudu: ”Sappiamo che l’iter rischia di essere lungo ma sappiamo anche che ciò si realizzerà. E quindi, abbiamo la certezza che il bambino sia realmente adottabile. Concludendo, anche se tutti questi passaggi sono un pò complicati; ciò contribuisce a radicare il nostro progetto, si diventa genitore… poco a poco”.

Anche se la Tailandia beneficia soltanto di limitati mezzi finanziari e umani per trattare questi casi, tutte le famiglie concordano nel dire che le procedure sono gestite e inquadrate da persone estremamente coinvolte (vedi riquadro ”Motherland, simbolo di una implicazione nella durata”). A Patricia Muller è rimasta soprattutto impressa la gentilezza degli interlocutori incontrati in Tailandia: ”Siamo stati in contatto qui con gente attenta, che ci ha aiutato molto. Non soltanto gli operatori sociali ma anche i dipendenti di amministrazione, il personale dell’hotel, la gente lungo la strada. Sono ardui e ci hanno messo immediatamente a nostro agio. Quindi abbiamo subito pensato che qui la gente sia molto protettiva con i figli” ”Preparano visibilmente bene i bambini a questa adozione e ad accettare la loro nuova famiglia, ha aggiunto Pascal Saillard. Chiedono per esempio ai futuri genitori di preparare un piccolo album fotografico”. Martine Daudu è rimasta anche sorpresa da un altro onere di inclusione delle autorità tailandesi: ”Rientrando in Francia, non si ottiene immediatamente l’adozione plenaria. Un’assistente sociale viene a vedere il bambino a tre riprese nel suo nuovo ambiente di vita, cosa che prolunga il legame con l’ente di adozione”. Con questo scambio particolare e queste relazioni perenni tra la Tailandia e le famiglie adottive sono nati nuovi progetti. Il 1° dicembre del 2007, molte famiglie per esempio si sono riunite per creare SPOT (solidarietà per gli orfanotrofi tailandesi), un’associazione che ha lo scopo di raccogliere fondi o materiale per migliorare la vita quotidiana degli orfanotrofi del regno. Per Jean-Luc Delvert, ”la Tailandia è quindi un paese da consigliare ai genitori che desiderano adottare in condizioni perfettamente sicure”.

AFA, OAA: késako?

L’AFA, l’agenzia francese dell’adozione, dipende direttamente dallo Stato. Gestisce le adozioni delle famiglie francesi in tutto il mondo e dispone di relè dipartimentali e di una rete di corrispondenti. Questi aiutano i candidati a organizzare la loro cartella di adozione, la verificano e quindi la trasmettono alle autorità responsabili nel paese di origine del bambino. I servizi dell’AFA sono gratuiti ma le spese per elaborare il dossier, la traduzione e la spedizione restano a carico delle famiglie adottive. L’agenzia, che non preseleziona i candidati, dispone da qualche anno di mezzi più importanti ed è sempre più efficace e reattiva. Nel caso della Tailandia, OAA, l’organizzazione autorizzata per l’adozione, si chiama Orchidea adozioni. È stata creata dieci anni fa dalle famiglie che avevano già adottato bambini nel regno. Come AFA, aiuta a preparare il fascicolo e lo trasmette alle autorità tailandesi, ma una partecipazione finanziaria resta a carico delle famiglie: 2266 € per la partecipazione alle spese di funzionamento dell’organismo; da 2295 a 2610 € per l’organizzazione della cartella; senza dimenticare 101,24 € per la procedura locale. Orchidea adozioni procede, contrariamente all’AFA, a una preselezione delle cartelle, per motivi di efficacia. L’associazione organizza anche riunioni regionali che hanno un grande successo. Aperto a tutti, sia ai nuovi candidati che alle famiglie che hanno effettuato l’adozione molti anni fa, le riunioni ogni volta comprendono tra i 70 e i 130 partecipanti. Le famiglie si incontrano, hanno uno scambio di esperienze e delle difficoltà incontrate. Michel Corioland ha scelto Orchidea adozioni soprattutto perchè si sente aiutato: ”È rassicurante entrare in contatto con persone che vivono la tua stessa situazione”.

Ulteriore sviluppo scientifico nella comprensione dell’autismo

Traduzione di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte Les Echos

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Per la prima volta, alcuni scienziati hanno stabilito un legame tra il comportamento autistico e un neurotrasmettitore. E’ una scoperta importante: alcuni sintomi dell’autismo sono dovuti alla difficoltà di assimilare l’acido gamma aminobutirrico, acronimo “GABA”. In ogni caso questo è quello che affermano gli scienziati di Harvard e del MIT in uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology. Ma che cos’è il GABA? E’ il principale neurotrasmettitore inibitore del sistema nervoso centrale. In poche parole: impedisce alle cellule del cervello di reagire alle informazioni ricevute dai sensi.

Diluvio dei sensi

Più precisamente, ‘l’autismo è spesso descritto come un disturbo dove tutti i dati sensoriali svaniscono simultaneamente”, ha spiegato Caroline Robertson, il principale ricercatore di questo studio, al sito Mother Jones. Dove la maggior parte degli esseri umani può in maniera molto semplice isolare qualsiasi suono o immagine nella vita di tutti i giorni, quelli colpiti dall’autismo sono inondati da un diluvio di informazioni sensoriali che possono trasformare il loro ambiente quotidiano in un’esperienza dolorosa.

L’autismo in cifre

Negli Stati Uniti, secondo le ultime cifre del Centers for Disease Control, l’indice di prevalenza dell’autismo è passato da 1 su 150 nel 2000, a 1 su 68 nel 2010. In Francia, l’Alta autorità sanitaria considera che 1 neonato su 150 sia colpito da autismo. Ma gli specialisti pensano che questo tasso sia in gran parte sottovalutato.

Il ruolo del GABA

Per condurre questo studio, gli scienziati hanno chiesto a un campione di partecipanti di guardare attraverso un binocolo. A destra, un’immagine, per esempio, di un gatto; e a sinistra, un’altra immagine, per esempio, una mela. L’essere umano è capace di concentrarsi su un’immagine trascurando l’altra, e viceversa. In realtà, il neurotrasmettitore inibitore GABA, permette al cervello di elaborare le informazioni in modo intelligibile, piuttosto che considerare tutto allo stesso tempo. In seguito, dei test di scansioni cerebrali hanno permesso di confermare un’ipotesi: più i partecipanti riuscivano a trattare correttamente le due immagini diverse, più avevano un tasso GABA elevato.

Quello che le persone autistiche non hanno

Messi a confronto in questa prova, le persone autistiche hanno presentato delle difficoltà: l’oscillazione tra le due immagini risulta più lenta, e la concentrazione su una sola immagine è meno diretta. In seguito, la scansione cerebrale ha rivelato che le persone autistiche che hanno superato meglio la prova, non avevano tuttavia un tasso GABA più alto di altre persone autistiche… Ciò indica che c’è un problema generale negli autistici che riguarda l’assimilazione e la gestione di questo neurotrasmettitore inibitore. ”Non è che manca il GABA nel cervello” di una persona autistica, ha spiegato Caroline Robertson, ”Ma c’è qualcosa che ostacola il suo percorso”. La speranza è grande, poiché il GABA inibisce tutti i tipi di simulazioni sensoriali, non soltanto la vista. Dunque in teoria, un farmaco che ”garantisca” il tragitto del GABA nel cervello potrà ridurre tutti i sintomi sensoriali dovuti all’autismo.

L’insicurezza alimentare uccide ogni anno 420.000 persone

Traduzione di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte SCIENCE ET AVENIR

Colombian Senu natives prepare some food in the new indigenous village "Vegas de Segovia", in Zaragoza municipality, Antioquia department, Colombia on October 15, 2015. The town, built by the Colombian army for 140 indigenous families of the ethnic group Senu who have been affected by the armed conflict --especially with the National Liberation Army (ELN) guerrillas, includes a child development centre, community hall, health centre, sewerage and electricity.    AFP PHOTO / RAUL ARBOLEDA / AFP / RAUL ARBOLEDA
Colombian Senu natives prepare some food in the new indigenous village “Vegas de Segovia”, in Zaragoza municipality, Antioquia department, Colombia on October 15, 2015. The town, built by the Colombian army for 140 indigenous families of the ethnic group Senu who have been affected by the armed conflict –especially with the National Liberation Army (ELN) guerrillas, includes a child development centre, community hall, health centre, sewerage and electricity. AFP PHOTO / RAUL ARBOLEDA / AFP / RAUL ARBOLEDA

Le malattie di origine alimentare colpiscono ogni anno quasi 600 milioni di persone nel mondo e circa 420.000 muoiono, di questi quasi un terzo sono bambini, cita una relazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In questa prima relazione dedicata all’argomento e diffusa giovedì, 3 dicembre 2015, a Ginevra, l’OMS considera che in media una persona su dieci si ammala a causa dei prodotti alimentari contaminati da batteri, virus, parassiti, tossine o prodotti chimici. ”Fino ad oggi abbiamo combattuto un nemico invisibile, un fantasma invisibile”, ha sottolineato rivolgendosi ai giornalisti il dott. Kazuaki Miyagishima, direttore all’OMS del dipartimento sanitario per la sicurezza alimentare, la zoonosi e le malattie di origine alimentare.

31 agenti patogeni nei prodotti alimentari

Grazie a queste nuove informazioni, sarà più facile mobilitare i paesi per migliorare la sicurezza alimentare, ha spiegato. Secondo la relazione, circa un terzo (30%) dei decessi dovuti a malattie di origine alimentare riguardano i bambini sotto i cinque anni di età, anche se rappresentano soltanto il 9% della popolazione mondiale. La relazione, ritiene che la causa delle malattie di origine alimentare sia dovuta a 31 agenti patogeni (batteri, virus, parassiti, tossine e prodotti chimici), e indica che ogni anno, quasi 600 milioni di persone, ossia quasi 1 su 10 nel mondo, si ammalano dopo avere consumato prodotti alimentari contaminati. Di queste, 420.000 muoiono, e 125.000 sono bambini la cui età è inferiore ai cinque anni. Sono cifre ”prudenti” basate su dieci anni di lavoro, ha sottolineato l’OMS. Se queste malattie costituiscono un problema di sanità pubblica su scala mondiale, l’Africa e il Sud-est asiatico sono quelle più colpite, con un tasso di mortalità elevato (320.000 decessi). Facendo un raffronto i decessi in Europa sono 5.000 mentre nelle aree dell’America sono 9.000 i decessi, dovuti a queste malattie. ”Fino ad oggi, le stime su questo problema erano vaghe e imprecise, e mascheravano i veri costi umani dei prodotti alimentari contaminati. La relazione rimette in discussione l’argomento, ha dichiarato il dott. Margaret Chan, direttore generale dell’OMS.

Sono soprattutto i bambini con un’età inferiore ai 5 anni quelli più colpiti

”La conoscenza degli agenti patogeni all’origine dei più gravi problemi nelle varie regioni del mondo permette al grande pubblico, ai governi e al settore agroalimentare di adottare misure specifiche”, ha affermato. ”Tenuto conto di ciò che già sappiamo, sembra che queste malattie colpiscano tutte le popolazioni del mondo, in particolare i bambini che hanno un’età inferiore ai cinque anni e le popolazioni delle regioni a basso reddito”, ha indicato il dott. Migayishima. Le malattie diarroiche sono responsabili di oltre la metà delle malattie di origine alimentare, con 550 milioni di pazienti e 230.000 decessi l’anno, cita la relazione. I bambini sono particolarmente sensibili, con 220 milioni di pazienti e 96.000 decessi l’anno. La diarrea è spesso dovuta al consumo di carne cruda o cucinata male, di uova, di prodotti freschi e di prodotti lattiero-caseari contaminati dal norovirus, dal Campilobatterio, dalle salmonelle atipiche e dall’Escherichia coli.

In Giappone la stazione fantasma rimane aperta solo per un passeggero

Traduzione di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte ABC esp

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Alla stazione di Kami-Shirataki, sull’isola di Hokkaido, in Giappone da anni c’è solo un passeggero che aspetta: una studentessa di scuola superiore che va a scuola. Il treno ci passa soltanto due volte al giorno, per prenderla e per riportarla a casa. Sembra quasi un film, ma secondo l’agenzia CCTV News è una decisione che ha preso tre anni fa, il gruppo Japan Railways – la compagnia che fornisce il servizio ferroviario in Giappone. In quel periodo il servizio a Kami-Shirataki era sceso in modo drammatico a causa della sua posizione distante. Japan Railways stava quasi per chiuderla – fino a quando non si sono informati su chi avrebbe continuato a usufruire del servizio. Di conseguenza hanno deciso di mantenerla aperta fino a quando la ragazza non prenderà la maturità. La società ha anche adattato l’orario del treno a quello dello studente. E’ previsto che la ragazza finisca i suoi studi a marzo e in seguito la stazione sarà chiusa.

Canale del Mozambico, ”il cimitero marittimo” dimenticato dall’Europa

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte AA

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Un’ondata migratoria ha causato almeno decine di migliaia di morti in questa regione del continente africano, hanno reso noto le autorità locali. Mentre più di 2.500 migranti hanno trovato la morte nel mar Mediterraneo nel 2015, per tentare invano di raggiungere il territorio europeo, quest’ultimo non è, tuttavia, il solo ”cimitero marittimo” tra l’Europa e l’Africa. Anche il canale del Mozambico, una braccio di mare dell’oceano Indiano che separa le isole Comore e il Madagascar dal resto dell’Africa, ha fatto la stessa fine a partire dal 1995, con almeno decine di migliaia di vite umane stroncate, dopo vani tentativi per raggiungere Mayotte, il dipartimento francese al largo dell’Africa. Ogni anno, migliaia di abitanti delle Comore attraversano il braccio di mare tra l’isola di Anjouan e Mayotte, per vivere in quest’isola che è la più prosperosa della regione, e che è diventata il 101° dipartimento francese nel 2011, e territorio dell’Unione europea (UE) nel 2014. Il fenomeno dell’immigrazione clandestina così notevole tra queste due isole risale al 1995, quando l’ex Primo Ministro francese, Edouard Balladur aveva imposto un visto agli abitanti delle Comore, ma è gradualmente peggiorato da quando Mayotte è stata dichiarata parte integrante della Francia e dell’UE. Chiamato il ”canale della morte” dalle persone locali, il braccio di mare di 70 chilometri che separa l’isola di Anjouan di Mayotte viene attraversato ogni anno da migliaia di abitanti delle Comore a bordo di ”kwassa kwassa”, piccole barche da pesca.

Un fenomeno difficile da arginare

L’ampiezza di questo fenomeno migratorio è tuttavia difficile da quantizzare, dal momento che le cifre ufficiali non sono spesso aggiornate e nessuna agenzia internazionale monitora la situazione sul posto, contrariamente a ciò che avviene nel mar Mediterraneo, dove l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea, ‘Frontex’ è presente. Nel 2014, almeno 597 kwassas che trasportavano 12.879 migranti sono state intercettate alla frontiera mahorese, ha informato la prefettura di Mayotte. Altre cifre importanti sull’ondata migratoria, è il numero di persone con uno stato irregolare, o quello dei migranti espulsi o morti durante il tragitto, restano inesatte o poco affidabili. Una informativa dell’Assemblea nazionale, del 2009, evocava già una cifra di 60.000 clandestini, cosa che equivale a un terzo di tutta la popolazione dell’isola. Ma, secondo le ultime stime del 2015, questo numero sarebbe salito a 100.000, dal momento che il 70% di parti a Mayotte sono fatti da donne senza documenti, cita l’Istituto nazionale di statistica e degli studi economici ‘INSEE’. Per quanto riguarda il numero di morti in mare, una relazione del senato francese evoca tra i 7.000 e i 10.000 morti dal 1995 al 2012, tuttavia secondo Marie Duflo, segretario generale del gruppo di informazione e di sostegno degli immigrati (GISTI), ”è probabilmente molto di più perché le cifre avanzate si basano su ciò che si vede nelle acque territoriali di Mayotte”. ”Anche per il Mediterraneo, le cifre sono approssimative ma il Mediterraneo è sotto stretta osservazione degli Stati e dell’agenzia Frontex. Mentre nell’arcipelago delle Comore, nessuno fa questo monitoraggio”, ha sottolineato Duflo in un’intervista rilasciata per Anadolu. E ha aggiunto che: ”Il tragitto dei kwassas che cercano di evitare la polizia francese è sempre più lungo e rischioso. L’isola di Anjouan è soltanto a 70 km da Mayotte ma compiono grandi deviazioni e il mare non è calmo”. Gli enti locali calcolano anche 50.000 morti dal 1995, ha insistito.

Un fenomeno poco conosciuto in Francia e nel resto del mondo

Il fenomeno migratorio tra le Comore e Mayotte è molto più vecchio e probabilmente più mortale di quello nel mar Mediterraneo, tuttavia resta leggermente diffuso attraverso i mass media su scala mondiale e anche nella stessa Francia. I rappresentanti dell’Unione europea (UE) e dell’Africa hanno avuto un incontro a Malta nel mese di novembre dello scorso anno per discutere l’ondata migratoria tra le due regioni, ma la questione di Mayotte non appariva all’ordine del giorno del vertice. Secondo Marie Duflo, questo debole interesse per Mayotte si basa su molti fattori che sono allo stesso tempo regionali e internazionali. ”Sono soprattutto gli abitanti delle Comore o a volte i malgasci originari dei paesi i cui Stati sono, soprattutto le Comore, estremamente deboli”, ha spiegato Duflo, sottolineando che la popolazione delle Comore, duramente colpita dai decessi, non ha i mezzi per parlare. ”Le sfide economiche regionali pesano certamente un pò sulla Francia ma non così tanto come in generale accade per gli organismi africani suscettibili e eventualmente interdipendenti i quali hanno poca voce in capitolo”, ha proseguito. Parlando della metropoli francese, si ha la tendenza ”a enfatizzare ciò che accade in una piccola isola distante e sconosciuta”, e ciò permette, secondo Duflo, ”di revocare a Mayotte dei diritti acquisiti negli altri dipartimenti”. Su scala internazionale, il fenomeno è considerato come ”un affare francese” o, ”al massimo, una curiosità esotica che si scopre passando in questi posti”, ha lamentato.

Un’ondata di freddo travolge l’Europa: 21 morti in Polonia

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte Le Soir be

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La polizia ha sollecitato i polacchi a rimanere vigili e a reagire alla presenza di persone minacciate di ipotermia. Ventuno persone sono morte di freddo durante lo scorso fine settimana, particolarmente mortale in Polonia, dove le temperature sono scese a meno 20 gradi centigradi in alcune regioni, ha annunciato lunedì il Centro governativo per la sicurezza nazionale (RCB). ”12 persone sono morte nel corso delle ultime 24 ore. Abbiamo registrato anche altre nove vittime alla vigilia”, ha dichiarato all’AFP, Bozena Wysocka, portavoce del RCB. Quindi sale a 39 il bilancio delle vittime morte di freddo registrate a partire dal, 1° novembre, ha precisato. Il triste e ultimo record del numero di vittime morte di ipotermia era stato registrato nel fine settimana del, 19 dicembre del 2009, quando 42 persone erano morte a causa del freddo intenso.

Minacce di ipotermia

La polizia ha sollecitato i polacchi a rimanere vigili e a reagire di fronte alle persone minacciate di ipotermia, soprattutto i senza tetto, gli anziani e le persone sotto l’effetto dell’alcool. Inoltre, sui Monti Tatra al confine tra la Polonia e la Slovacchia, a Natale sono morte 14 persone, soprattutto dopo che erano scivolate su tracciati gelati e senza molta neve e frequentati da turisti poco esperti.

77 persone sono morte durante la stagione invernale dello scorso anno

Quest’inverno, come quello dello scorso anno, l’ondata di freddo è arrivata molto tardi ma bruscamente in Polonia, dove fino alla settimana scorsa le temperature erano particolarmente clementi per la stagione. Durante la stagione invernale dello scorso anno, insolitamente mite, circa 77 persone sono morte di ipotermia in questo paese di 38 milioni di abitanti, contro le 78 persone decedute nel periodo invernale 2013/14 e 177 durante la stagione fredda 2012/13.

L’Ucraina al buio in seguito a un cyber attacco, una prima mondiale

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte 7sur7

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Un attacco informatico che ha colpito la rete elettrica ucraina ha causato un importante taglio dell’elettricità nell’ovest dell’Ucraina alla fine di dicembre, hanno indicato martedì all’AFP la società di sicurezza informatica ESET e molte fonti locali. ”È una prima mondiale”, ha affermato il gruppo ESET in Francia. ”Il virus è stato introdotto tramite un’importante campagna di phishing (”hameçonnage”, ndlr) che conteneva un documento Excel infetto”, ha spiegato ESET, che ha individuato l’attacco mentre i suoi gruppi sorvegliavano il virus da molti mesi. Lo scorso, 23 dicembre, una gran parte della regione di Ivano-Frankivsk, nell’ovest dell’Ucraina, è piombata nel buio per molte ore, ha indicato la società di energia elettrica locale Prikarpattiaoblenergo. Questo guasto è stato causato ”dall’intervento di persone non – autorizzate (…) nel sistema di comando remoto” e i tecnici hanno quindi dovuto ristabilire la corrente ”manualmente”, ha aggiunto la società. Poco dopo, il servizio segreto ucraino (SBU) ha rivelato che è stato scoperto ”un malware sulle reti di molte società della regione fornitrici di energia elettrica”, cita un comunicato.

In una settimana in Brasile i casi di microcefalia sono aumentati del 6,68%

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company  fonte Yahoo

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San Paolo del Brasile, 5 gennaio (EFE). – In Brasile, il numero dei neonati con microcefalia, una malattia suppostamente causata dal virus Zika è aumentato del 6,68% negli ultimi sette giorni ed è arrivato a 3.174 casi, ha informato oggi il Ministero della Sanità. Il bollettino epidemiologico divulgato dal Governo conferma nuovamente un aumento dei casi in cui c’è il sospetto che abbiano contratto questa epidemia, dopo avere registrato la settimana scorsa 2.975 casi diagnosticati. In corrispondenza con il nuovo referto, fino al, 2 gennaio, tra le segnalazioni ricevute in 684 comuni di 21 Stati del paese, questa settimana compare per la prima volta un caso in Amazzonia (nord). Il Brasile ha aperto un’inchiesta sul decesso di 38 neonati microcefali che in base alle ipotesi è legato al virus zika, un virus trasmesso dalla zanzara Aedes aegypti e la cui presenza è stata individuata quest’anno per la prima volta in alcuni paesi latino americani. Lo Stato di Pernambuco, è stato il primo a lanciare l’allarme, e continua a essere quello che ha registrato più casi (1.185), seguito dal Paraíba (504), Baia (312), Rio Grande del Nord (169), dal Sergipe (146), dal Ceará (134), Alagoas (139), dal Mato Grosso (123) e da Rio de Janeiro (118). Su 27 Stati del Brasile, 19 hanno già riscontrato la presenza del virus Zika, considerato fino a poco fa una malattia meno grave della febbre dengue e chikunguña, trasmesse sempre dall’Aedes aegypti, e che, nel mese di novembre dello scorso anno, ha costretto le autorità brasiliane a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria. La microcefalia è una malformazione irreversibile del cervello che è generalmente associata a problemi mentali, visivi o uditivi e, poiché non esistono vaccini per prevedere il virus, il Ministero della Sanità ha concentrato le sue campagne nella eliminazione dei focolari dove si sviluppa la larva dell’Aedes aegypti.

La bambina della bacinella

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte El Mundo

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”Tradurre articoli come questo toccano davvero il cuore. Siamo troppo presi da tante cose e a volte ci dimentichiamo di sorridere perchè non abbiamo ottenuto abbastanza. C’è chi invece sorride e non ha nulla. I veri poveri forse siamo noi che non ci accontentiamo mai di quello che abbiamo. Il vero giornalismo è quello che racconta obiettivamente ciò che non sappiamo, arricchisce la nostra cultura e ci informa in maniera sana… Ma tutto questo è oramai deceduto” Sabrina Carbone.

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Ci sono immagini che raccontano la miseria di una nazione o di un continente. Altre invece raccontano la miseria dell’umanità. E altre ci raccontano entrambe le cose. Mentre il cielo del pianeta era coperto di fuochi d’artificio per accogliere il 2016 e mangiavamo l’uva della fortuna, una bambina a Kano, in Nigeria, vive dentro una bacinella verde. E adesso ci siamo interessati a questo caso. L’agenzia Reuters ha pubblicato quattro fotografie. Il piede della fotografia chiarisce che è una bambina nata con una malformazione. Sono quattro fotografie che come quattro pugnalate si inchiodano nella coscienza di chi le osserva. Come uno schiaffo morale alla nostra faccia che continua a masticare. In Nigeria accadono queste cose e nessuno se ne indigna, neanche le prime pagine dei giornali hanno speso due parole per questo caso, tantomeno rientra tra le principali preoccupazioni che riempiono in Occidente i nostri pensieri. In Europa ogni decesso ha un nome e un cognome, ha una famiglia che piange, un rito che lo commemora o alcuni aerei che si vendicano del loro decesso dove l’eco delle bombe non arriva. In Nigeria, soltanto gli affronti tra Boko Haram e l’esercito hanno già provocato 17.000 vittime. Diciassette mila un numero, ma ognuno di queste vittime aveva occhi che guardavano prima di chiudersi, un nome che non conosceremo mai e persone care che sentono la loro mancanza e che sopportano questo peso in una terra inzuppata di sangue. In queste condizioni, qualcuno direbbe che vivere in una bacinella è il male minore. In una bacinella verde, issata su una sedia a rotelle, la bambina sorride in una delle fotografie. Il fazzoletto rosso che le copre la testa è quasi un insulto per questo gracile corpo che ha davvero poco per coprirsi. Abbandonata per strada chiede elemosina e il suo collo si scorge appena di qualche centimetro fuori dall’involucro di plastica. In un’altra fotografia, suo fratello – secondo le quattro linee che accompagnano l’immagine – prende dal suo grembo dei biglietti. È un’immagine di una povertà estrema che è stata scattata il giorno 30.

Progettato un trattore per disabili

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte OUEST FRANCE

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Ostacolato da un infortunio sul lavoro, questo agricoltore desiderava adattare il suo trattore in base alle sue nuove esigenze. Il desiderio è stato esaudito grazie al sistema inventato dall’officina Martineau, a Mayenne. La storia comincia sei mesi fa. Julien (pseudonimo), un coltivatore paraplegico, voleva adattare il suo trattore alla sua disabilità. All’inizio, questo abitante di Maine e Loira era obbligato a chiedere aiuto a qualcuno per salire o scendere dal mezzo. Tre anni dopo il suo infortunio sul lavoro, ha cercato una soluzione adeguata alle sue esigenze. ”Ho visitato molte officine: dovevo solo scegliere tra due sistemi, questo è tutto”, ha raccontato. Comunque quest’uomo di 36 anni aveva un’idea ben precisa di ciò che desiderava. ”Ho amici agricoltori che utilizzano queste soluzioni, ma pensano che si logorino subito. Io invece volevo un metodo che continuasse nel tempo”.

Su misura

L’agricoltore è andato all’officina Martineau, a Mayenne, che realizza, da circa dieci anni, accomodamenti per le persone con mobilità ridotta. Il vantaggio? ”Dal momento che è una piccola officina, è stato possibile avere il tempo necessario per costruire il nostro progetto insieme”. Simon Martineau, il gestore, e Pierre Outin, il meccanico, hanno iniziato a lavorare sul mezzo. “Fare su misura dei trattori, era una prima per noi”, ha precisato Simon Martineau, di 29 anni.

Una prima stima era stata inviata a Julien, dopo numerosi progetti… Ma non lo avevano soddisfatto. Nel frattempo, i meccanici avevano ricevuto una richiesta di accomodamento per un automezzo pesante e avevano costruito un prototipo. ”Abbiamo avuto l’idea di metterlo sul trattore per vedere cosa veniva fuori”. Bingo! Il sistema funzionava e piaceva a Julien. ”Il materiale si logora molto meno ed è più rassicurante rispetto a tutti quelli che avevo visto”, ha raccontato consenziente.

Due volte meno caro

Inoltre ha i suoi vantaggi: “Per l’altro sistema, bisognava modificare il serbatoio d’origine e il resto degli accessori costava più caro”, ha spiegato Simon Martineau. Con la soluzione ”made in Mayenne” erano necessarie solo quattro parti. Il materiale costa dunque tra i 3 000 e i 4 000 €, contro gli 8 000 € minimo dell’altro metodo. Per la guida, i meccanici hanno scelto mezzi classici: l’acceleratore funziona grazie a uno scatto e a un sistema di freno a mano installato. Lunedì, 28 dicembre, Julien è venuto a vedere il suo trattore assemblato. Quasi giunti al termine: l’officina non ha ancora ricevuto la cintura che lui desidera e che funziona con un altra, un pò meno pratica. Sotto gli occhi di Julien, il meccanico comincia a fare una dimostrazione.

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Nel corso dei mesi di lavoro mano nella mano, tra il meccanico e l’agricoltore, è nata una certa complicità. ”Vedi, metto la cintura in questo modo. In seguito, prendo il telecomando e monto sopra. Poi, scendo manualmente con questo sistema qui, rientro le mie gambe, e quindi mi slego”. È il turno di Julien provare. In modo spensierato, ci riesce subito. Un successo per l’officina che ha già adattato due trattori e desidera sviluppare questo nuovo sistema. Inoltre, i due meccanici straripano di idee. ”Dicono che può essere adattato anche a un escavatore… Bisogna pensarci su”, ha confidato Simon Martineau. Infine Julien, è ripartito a bordo del suo trattore con il sorriso sulle labbra.