Le opere del maestro Benito Carbone

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Creazioni personali

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Creazioni personali

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Riproduzioni

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Creazioni personali

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RIPRODUZIONI

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CREAZIONI PERSONALI

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PAESAGGIO BLU

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Primi approcci con la ceramica

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CREAZIONI PERSONALI

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Tasselli di una vita…Il maestro Benito Carbone si racconta

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La sera ha appena fatto il suo ingresso in questo splendido scenario che offrono Castelli e le sue montagne. Il focolare acceso ci illumina il viso. Guardo mio padre che osserva i colori vivi del fuoco, blu, giallo, rosso i colori che lui adora ed è così che inizia a rimettere insieme i tasselli di una vita dedicata al lavoro. Avevo 14/15 anni quando iniziai ad avvicinarmi all’arte ceramica. I primi tempi feci apprendistato presso qualche fabbrica di Castelli ma senza grandi prospettive. Il vero apprendistato lo feci con mio fratello, Saverio Carbone. Nato a Castelli il 28/08/1936 sono figlio di Pasquale Carbone (geometra) e Mettimano Lucia. Io sono il più piccolo di 8 figli. Quando andavo ad imparare da mio fratello Saverio (che suonava anche il violino) era un periodo triste, il lavoro c’era ma mancavano i soldi. Castelli all’epoca era molto popolata e nonostante la povertà c’era allegria e le fabbriche erano ubicate all’interno del paese. Lo scarso giro di moneta mi costrinse a trasferirmi nella Repubblica di San Marino lasciando a malincuore mio fratello Saverio, mio padre e mia madre a Castelli. Nella Repubblica di San Marino lavoravo presso la MAR.MA.CA come decoratore. Lavoravo bene e percepivo un buon salario che faceva vivere me e mi dava la possibilità di mandare anche qualcosa alla mia famiglia. Ricordo ancora il mio primo cappotto acquistato a P.zza Malatesta a Rimini. Parallelamente l’Istituto d’Arte di Faenza mi comunicò che stavano cercando decoratori perchè volevano aprire una fabbrica a Luneville con un reparto dedicato alla ceramica. Era il 5/05/1957 io e Mercante Dino avevamo fatto il viaggio in treno per arrivare a Luneville che ci accoglieva con una grande nevicata. Dormivamo in un ampio dormitorio dove c’erano anche molti ungheresi sfuggiti in precedenza all’invasione dell’Ungheria. Con il passare del tempo le cose non erano così tanto promettenti la Francia era in disaccordo con l’Algeria e quindi le esportazioni erano congelate. Tuttavia mentre i miei amici erano oramai tornati a casa io continuai a lavorare presso la Faiencerie de Luneville. A causa dello scarso lavoro iniziai a mandare curriculum in Francia senza ottenere risposta. Avevo mandato il mio curriculum anche in Svizzera. A Schaffhausen c’era una fabbrica che aveva bisogno di decoratori. Per ottenere l’impiego mi dovevo recare sul posto e fare un periodo di prova. Mi presentai e superai la prova ma per essere assunto avevo bisogno di una documentazione con certificato di apprendistato. Scrissi a mio padre, spiegando che avevo bisogno di documenti e certificato. Purtroppo mio fratello Saverio era morto e Lorenzo Pardi rassicuró mio padre facendomi ottenere la documentazione. In Svizzera stavo bene e ci rimasi dal 1959 al 1965 anno in cui per problemi reumatici fui costretto a ritornare al paese. A Castelli c’erano ancora delle difficoltà economiche e si viveva la vera crisi. Qualcuno mi aveva informato che ad Ascoli Piceno presso la F.A.M.A di Nello Giovanili cercavano un decoratore. Presso detta fabbrica lavorai per quattro anni e mezzo. Ad Ascoli Piceno realizzai anche una Mostra personale. Fine anno 1968 conobbi mia moglie Antonietta Pacifici e mi sposai nel 1969 anno in cui sei nata anche tu. Nel frattempo la scuola pilota Centro Ceramica Castellano mi invitò a insegnare presso la stessa, decorazione. Parallelamente avviai una società con i miei amici che produceva ceramica. Nel 1975 presi la decisione di mettermi in proprio e questa autonomia è durata fino al 2006 anno in cui sono andato in pensione. – Qual’è il decoro che ti piace di più?
Quando sono partito dal mio paese ero un apprendista ma sono cresciuto da solo e facevo sempre disegni. Per imparare dipingevo decori su carta. Imparare all’epoca era una necessità. Quando si andava nelle botteghe a fare l’apprendistato insegnavano bene. Per esempio un mazzetto di fiori doveva essere di cinque pennellate, nel fioraccio Castellano una foglia è a destra e una a sinistra e soprattutto non si potevano riprodurre teste di figure. Ma la mia passione era ed è dipingere cavalli, giraffe, modellare con la creta gli animali come il ‘bambi’. Con l’apprendistato avevo imparato anche a fare gli stampi in gesso dei piatti. Mio fratello Saverio diceva che facevo le case storte, oggi lo ringrazio per quello che mi ha insegnato. Quando partii da Castelli nei ritagli di tempo mi dedicavo interamente al disegno. Avevo l’ispirazione di creare decori diversi. Una persona deve avere un’impronta artistica personalizzata. Anche se alcune opere sono delle riproduzioni le altre sono creazioni mie personali. Ho sempre cercato di creare qualcosa di diverso senza appesantire il decoro. Soprattutto ho sempre cercato di sfumare con il colore il disegno. – Quante mostre hai fatto?
-La prima mostra la realizzai ad Ascoli Piceno. L’altra, tramite il Centro Ceramica Castellano. Andai in Algeria per presentare le varie fasi dell’arte su ceramica, i forni e l’argilla. In Algeria per far vedere come si decora realizzai alcuni pezzi che esposi ad Algeri. Se una persona vuole raccogliere i frutti deve saper coltivare il campo. Non bisogna fermarsi mai. – Da quando sei andato in pensione a oggi, cosa ti manca?
-Mi manca tanto il mio lavoro. Avevo la mia radiolina che mi faceva compagnia mentre ero a lavoro. Mi mancano i colori, le decorazioni…Mi manca il mio mondo. Nonostante la forte artrosi alle mani riesco a tenere in mano una penna come un pennello e faccio ancora qualche schizzo. Ricordo con piacere l’Onorevole Marco Pannella quando mi veniva a trovare nella mia piccola bottega, i miei clienti che mi hanno coccolato con i loro elogi. Sono apparsi diversi articoli sul mio lavoro, sono stato incluso nel libro ‘Personaggi d’Abruzzo’, sono stato elogiato in ogni dove ma sono rimasto sempre umile e timido. Finalmente mio padre ha rotto il ghiaccio della timidezza e dopo quasi mezzo secolo mio padre mi ha concesso questa bella intervista.