Caligola, il Cesare al quale era permesso tutto

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geographic

Caligola

Le sue azioni dispotiche e sanguinarie, esagerate qualche volta dagli storici dell’antichità, hanno dato luogo forse a interpretazioni multiple, anche quella che era un psicotico. Inebriato dal suo potere, Caligola si è sempre posto al di sopra della legge.

Un secolo dopo il suo decesso, gli storici romani tornavano di nuovo a considerare il breve regno di Caligola (37-41 d.C.), e non vedevano altro che stravaganze, megalomanie e una infinità di crimini. Il fluire del tempo non ha fatto altro che appannare la memoria di questo imperatore della dinastia Giulio-Claudia, che a 25 anni era succeduto a Tiberio suo prozio e che è morto goffamente in un corridoio del palazzo, pugnalato dai funzionari dell’esercito che si erano ribellati contro la sua tirannia. Per Svetonio e Cassio Dione, Caligola è stato, infatti, un despota; più che altro, ”un mostro” sul quale bisognava soltanto enumerare adulteri, confische e atti di crudeltà.

Certamente questa non era che un’immagine imparziale, e rispondeva ad una intenzionalità politica e morale ben precisa: quella di segnalare i rischi del potere personale e la necessità di rispettare l’integrità della nobiltà e il senato di Roma, che aveva subito maggiormente la persecuzione di Caligola. A causa di tutto ciò, alcuni autori precedenti, hanno confuso alcuni fatti con dicerie, esagerazioni ed elementi puramente fiabeschi, e oggi questa cosa offre una visione oggettiva del personaggio e delle circostanze nelle quali si era trovato. Inoltre, nel loro disprezzo per Caligola gli autori precedenti hanno introdotto un’ipotesi esplicativa che è sopravvissuta fino all’attualità: quella ”della pazzia” dell’imperatore. Il filosofo Seneca vedeva già segnali di squilibrio mentale nello stesso aspetto fisico dell’imperatore, nei suoi ”occhi torvi e furtivi sotto una fronte corrugata”. Soltanto così si possono spiegare gli eccessi di questo giovane che, per altri aspetti, come riconoscono anche i cronisti più ostili, possedeva notevoli doti intellettuali.

Torturato dall’insonnia

Non c’è dubbio che Caligola abbia sofferto di numerose malattie che hanno potuto influire sul suo equilibrio psichico. Svetonio cita che durante la sua infanzia aveva sofferto di attacchi di epilessia, ma questi erano scomparsi apparentemente in età adulta, anche se sembrava che soffrise a volte di depressione ma faceva fatica a rimettersi. Allo stesso tempo era noto che soffriva di insonnia. Secondo Svetonio, non riusciva mai a dormire per oltre tre ore, e anche in questo arco di tempo era tormentato da strani incubi. Lo stesso storico afferma che l’imperatore si alzava dal letto, si sedeva a tavola o vagava per i portici del palazzo, ”aspettando e invocando la luce”. Ciò poteva essere una delle cause dell’irascibilità e della crudeltà dell’imperatore, anche se altri autori, come Seneca, danno una spiegazione diversa: le notti passate a lume di candela gli servivano per rimanere guardingo, per sorvegliare e progettare atti criminali.

Gli autori del passato sono d’accordo anche nel segnalare che alcuni mesi prima di salire al trono, nell’autunno dell’anno 37 D.C., Caligola soffriva di una grave malattia. La natura di questa affezione non è chiara: si pensa che abbia potuto soffrire di una crisi nervosa, di una encefalite – una infiammazione del cervello causata da un certo tipo di infezione, di ipertiroidismo o della sopra menzionata epilessia. Filone di Alessandria, invece, da una spiegazione di tipo morale: la causa della crisi dell’imperatore era dovuta al cambiamento dello stile di vita di Caligola dopo che era stato proclamato imperatore, passando da un’esistenza calma e sana a una gamma di eccessi, condannava ”i suoi vizi per distruggere il cuore, il corpo e la sua mutua coesione”. Un’altra ipotesi annovera una certa malattia venerea, che gli aveva potuto causare problemi mentali o almeno squilibri a livello di condotta.

”Tutto mi è permesso”

Gli attuali studiosi hanno rinunciato a trovare una causa fisica definita per la supposta la pazzia di Caligola, e non credono che questa sia cominciata in un momento ben preciso. Régis F. Martin, un medico specializzato nello studio delle vecchie malattie romane, pensa che la personalità alienata dell’imperatore corrisponda al profilo di un psicotico. Tecnicamente, la psicopatia è una confusione antisociale della personalità. In termini di psicologia clinica, un tipo psicotico è una persona con un’avvenenza superficiale, un’auto-stima esagerata, un bugiardo patologico, scevro di rimorsi o empatie, emotivamente superficiale, e non riesce a controllare la sua condotta, con una sessualità dissoluta, problematica fin dall’infanzia, impulsivo, irresponsabile e propenso a una condotta criminale, come anche con una cronistoria di molti matrimoni di breve periodo. Bisogna ammettere che queste caratteristiche si adattano molto bene all’immagine di Caligola presentata da Svetonio e da altri autori. Un passo della biografia di Svetonio offre la chiave per interpretare la condotta di Caligola tramite le classi degli stessi Romani. L’imperatore avrebbe detto in un’occasione: ”Non c’è nulla nella mia natura che esalti o stigmatizzi se non la mia adriatepsia”, un termine greco che può essere tradotto come sfacciataggine, mancanza di pudore o di vergogna, ma anche come indifferenza per quanto riguarda le conseguenze dei suoi atti sugli altri. Nello stesso passo Svetonio ricorda una circostanza in cui Caligola era stato rimproverato da sua nonna Antonia e, invece di inclinarsi davanti alla sua autorità, le aveva spiattellato: ”Ricorda che tutto mi è permesso, e con ogni persona”. Come è noto l’eccessivo orgoglio destinato a balire si accompagnava alla totale mancanza di scrupoli morali producendo ”il mostro” di cui parla Svetonio.

Palazzi e ponti di barche

L’adriatepsia di cui faceva sfoggio Caligola era diventata l’accesso allo sfarzoso tenore di vita che aveva condotto. Dopo quasi un anno, Caligola aveva dilapidato la fortuna di tre miliardi di sesterzi ereditati da Tiberio. Come racconta Cassio Dione, ”aveva iniziato a spenderli in cavalli, gladiatori e in altre cose simili senza porre alcun freno, e aveva dilapidato in poco tempo la cospicua somma di denaro accumulata”. In riferimento ai suoi banchetti si raccontano storie incredibili sul cibo e le prelibatezze coperte con lame d’oro o sulle costosissime perle ingoiate con l’aceto (da qui il celebre aneddoto della festa offerta da Cleopatra a Marco Antonio). In questo modo, inoltre, forzava l’emulazione con i nobili che volevano trattarlo come un re invitandolo ai loro pranzi; Seneca racconta che uno di loro aveva speso in una notte l’esorbitante somma di dieci milioni di sesterzi. Non meno famose erano le residenze personali che aveva fatto costruire, sia a Roma – la sua nuova residenza nel Palatino aveva come ingresso il tempio di Castore e Polluce – che nei suoi luoghi preferiti di dimora: Nemi – dove aveva fatto costruire due sue celebri navi giganti, autentici palazzi fluttuanti e la Campania. Nell’insenatura di Baia, nei pressi di Napoli, aveva ordinato di costruire un ponte di barche per fare una cavalcata trionfale sul Golfo indossando l’armatura di Alessandro Magno, che aveva richiesto di importare da Alessandria per l’occasione.La sua vita affettiva è stata anche segnata dalla mancanza di regole. Nel corso di quattro anni del suo regno aveva avuto quattro mogli: dopo aver divorziato di Giunia Claudia, per due mesi era stato sposato con Livia Orestilla, in seguito convolò a nozze con la benestante Lollia Paolina – alla quale aveva proibito di avere relazioni con altri uomini e dopo aver divorziato da lei si era finalmente risposato con Milonia Cesonia, un mese prima di dare alla luce sua figlia. Le sue amanti sono state innumerevoli e di tutte le classi sociali, e i suoi metodi per averle erano brutali. Livia Orestilla, per esempio, l’aveva stuprata durante la cerimonia di fidanzamento e si era sposato con lei per poi ripudiarla dopo alcuni giorni. Certamente, c’è una parte di menzogna postuma in queste accuse, come anche quella che aveva commesso un incesto con le sue sorelle, soprattutto con Giulia Drusilla, la sua preferita. Infatti, rispetto a ciò che dicono Svetonio e Dione, i contemporanei Seneca e Filone non citano mai l’argomento, anche se in altri aspetti hanno calcato la mano contro l’imperatore. Inoltre si attribuiscono a Caligola diverse relazioni omosessuali, per esempio con l’attore Mnestere o con Emilio Lepido, suo cugino carnale e marito di sua sorella Giulia Drusilla. Prima di essere ucciso, Lepido aveva spifferato che aveva avuto relazioni sessuali con l’imperatore e che lui soffriva del male della passione nella quale era stato travolto.

Re degli stratagemmi

Nulla sembra confermare meglio la psicopatia che era stata attribuita a Caligola nei cui atti di crudeltà, spesso era puramente arbitraria. L’imperatore stesso si dilettava nella sua notorietà di sadico, a tal punto che si diceva che era sicuro di essere il padre della ragazza della sua ultima moglie per i riflessi di crudeltà infantile della bambina, la quale provava a mettere il dito nell’occhio quanto si avvicinavano a lei. Certamente risulta difficile discriminare tra l’altro alcuni fatti e rielaborazioni o invenzioni escogitate per denigrare la memoria dell’imperatore. Un esempio del modo in cui Caligola poteva infierire contro coloro che non rientravano nelle sue grazie per ragioni soprattutto inutili lo offre il caso di Nevio Sutorio Macrone. Prefetto del pretorio sotto Tiberio e alleato chiave di Caligola nella sua salita al potere, Macrone aveva commesso l’errore di voler mantenere il suo influsso sul nuovo Cesare, dispensandogli consigli e avvertimenti non richiesti. Caligola era stanco di questo atteggiamento, e secondo lo storico Filone diceva vedendolo avvicinarsi al suo vecchio amico: “Arriva il maestro dal quale non ho bisogno di imparare nessuna lezione… Come osa qualcuno darmi degli insegnamenti, che già prima di nascere ero stato forgiato imperatore, come osa un ignaro insegnare a chi sa?“. Per disfarsi di lui, Caligola aveva concepito uno stratagemma caratteristico. Dopo avergli offerto un incarico in Egitto, aveva fatto in modo che lo accusassero di lenocinio, cioè, indurre sua moglie a prostituirsi, qualcosa sulla quale Caligola poteva contare perché era stato affettuoso con Enia, la donna di Macrone. Quest’ultimo per trasmettere i beni ai suoi discendenti, si suicidò. Svetonio sottolinea ancora un’altra caratteristica della personalità ossessiva di Caligola: la sua violenza verbale. ”La ferocità delle sue parole rendeva ancora più odiosa la crudeltà delle sue azioni”, diceva il cronista. Alla fine questa abitudine la pagò a caro prezzo. Il tribuno di una delle coorti pretoriane, Cassio Cherea, era un uomo adulto e di costituzione robusta, e aveva una voce penetrante, dovuto forse a una ferita agli organi genitali. Caligola si burlava implacabilmente della sua effeminatezza, e lo chiamava Priapo o Venere o gli porgeva la mano perché la baciasse con atteggiamento e movimenti osceni, racconta Svetonio. Stanco di queste offese, Cherea si era messo a capo della cospirazione che a gennaio dell’anno 41 portò alla morte di Caligola, di sua moglie e di sua figlia.

Egitto: Ipotetica scoperta di una camera segreta nella tomba di Tutankhamon

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte L’Express

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Il Ministro egiziano dei Beni culturali ha annunciato sabato, 28 novembre, che al 90% esiste una camera segreta all’interno del complesso funerario di Tutankhamon. Questa ipotesi riapre le aspettative di trovare la tomba della regina Nefertiti. I misteri che circondano la tomba di Tutankhamon sembra che non siano stati del tutto sollevati. A giudizio del rappresentante ministeriale egiziano dei Beni culturali, che esiste una camera segreta all’interno di quest’ultimo è ”approssimativamente certo al 90%”. Questa stima si basa sui risultati del progetto ”Scan Pyramid”.

Leggere. Intervista di Mahmoud Eldamaty,
il Ministro egiziano dei Beni culturali

Lanciato il 25 ottobre, quest’ultimo consiste nell’analizzare le principali vestigia egiziane per mezzo di macchine fotografiche termiche. Inoltre la tomba del famoso faraone situata nella valle dei re vicino Louxor è associata ad alcune piramidi dell’Altopiano di Guizeh. ”Le analisi preliminari hanno rilevato una differenza tra le temperature riscontrate su varie parti della parete nord” della tomba, ha spiegato il Ministro all’inizio del mese di novembre.

”La scoperta del XXI secolo”

La costosa teoria dell’archeologo britannico, Nicholas Reeves potrà essere confermata. Secondo lui, questa parete cela una porta nascosta. La sua convinzione si basa su numerose microfessure già osservate da quest’ultimo. Per questo scienziato, questa camera segreta cela la tomba della famosa regina Nefertiti. Quest’ultima aveva esercitato un ruolo importante nel campo politico e religioso dell’Egitto del XIV secolo A. C.

Secondo il Ministro egiziano dei Beni culturali, si tratta invece della tomba di un’altra sposa del re Akhenaton, il padre di Tutankhamon. Ad ogni modo, quest’ultimo auspica che sia ”la scoperta del XXI secolo” che riguarda l’antico Egitto.

Giovanna la pazza

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geographic

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Per quasi cinquant’anni, la Regina legittima di Spagna è stata confinata in un palazzo di Tordesillas: secondo alcuni, perchè vittima di una cospirazione dei suoi genitori onnipossenti; secondo altri, perchè soffriva di una evidente malattia mentale.

Di Glyn Redworth. Università di Oxford, storia NG numero 140

Con il suo viso ovale, il suo naso fino e sensibile, la pelle chiara e i capelli biondi, Giovanna di Castilla era stata attraente fin dalla sua infanzia. Era così intelligente, che aveva imparato il latino e possedeva notevoli attitudini per la musica, una delle sue poche consolazioni che ebbe nel corso di una vita ogni volta più tragica. Senza mostrare nessun indizio per poter pensare alla sua futura condizione ”di Regina pazza” di Spagna, Giovanna sembrava predestinata a diventare un brillante fioretto nella corte di qualche insigne principe europeo. E così nel 1497, all’età di 17 anni, andò a vivere nei Paesi Bassi per convolare a nozze con l’arciduca d’Austria, Filippo il bello, erede della dinastia di Borgogna e degli Asburgo. I Re cattolici avevano progettato una strategia di alleanze matrimoniali in Europa allo scopo di circondare il loro grande nemico, la monarchia francese, strategia dove Giovanna era solo una pedina. Ciò nonostante, e nonostante i caratteri diversi che avevano dato luogo a numerosi alterchi, tra Giovanna e Filippo c’era comunque un intenso affetto che aveva portato l’infanta ad avere continue gravidanze, finendo così per dare alla luce sei bambini.

Il matrimonio di una principessa

Il destino di Giovanna come arciduchessa e principessa delle Fiandre molto presto era stato alterato da una serie di decessi all’interno della sua famiglia spagnola. Nel mese di ottobre del 1497 veniva a mancare suo fratello maggiore Juan, di 19 anni, sembra a causa dei suoi eccessi sessuali con la sua giovane sposa, Margherita d’Austria; quasi mezzo secolo dopo, l’imperatore Carlo V, figlio di Giovanna, avvertiva il suo rampollo, il futuro Filippo II, che non doveva commettere eccessi durante i primi anni di matrimonio poiché ciò aveva ucciso l’infante don Juan. Un anno dopo moriva l’altra sorella maggiore di Giovanna, Isabella, sposata con Manuel I di Portogallo. Suo figlio Miguel appena nato, era l’erede di Spagna e del Portogallo, ma era morto prima di celebrare il suo secondo compleanno. In questo modo, nel 1500 Giovanna era diventata l’unica erede delle corone di Castiglia e di Aragona, e per questo motivo, sua madre, Isabella, l’aveva implorata di tornare urgentemente dalle Fiandre in Spagna. All’epoca nessuno aveva messo in discussione la capacità di Giovanna di regnare. I suoi slanci capricciosi erano di dominio pubblico, ma erano considerati anche una caratteristica ereditata da sua madre, propensa a soffrire imponente per gli eccessi di malinconia. I regali di Giovanna ricevevano generalmente frenetici elogi. Nel 1501, il vescovo di Cordova, inviato dai Re Cattolici come ambasciatore nelle Fiandre, informava che ”era molto grintosa e molto giudiziosa”. Lo stesso anno, l’ambasciatore residente di Spagna era arrivato a dire che “non credo di aver visto mai tanto buon senso, in persone così giovani”. Appena Giovanna e Filippo arrivarono in Spagna, la regina Isabella aveva disposto ogni cosa affinché le Corti di Castiglia riconoscevano la loro figlia come erede legittima al trono. L’arciduca Filippo, relegato ignominiosamente al rango della sua sposa, aveva abbandonato la Spagna sei mesi dopo, lasciando sua moglie incinta del quarto figlio, al quale era stato imposto il nome di Fernando in onore del nonno materno. L’intenzione di Isabella era quella di far diventare Giovanna sovrana di Castiglia di diritto, con o senza l’appoggio dell’arciduca; senza spiegare in anticipo sia a Filippo che a Fernando il Cattolico – che era legalmente soltanto il re di Aragona – il motivo per cui dovevano accettare tale risoluzione.

Primi allarmi

Le Corti di Toledo riunite nel mese di maggio del 1502 avevano segnato un punto di svolta nella vita pubblica di Giovanna, perché è da quel momento che si inizia a mettere in dubbio la sua attitudine a governare. Quando la regina Isabella, poco prima di morire, il 26 novembre del 1504, aveva redatto l’ultimo testamento c’erano seri dubbi sulla salute mentale di Giovanna. Anche se Isabella l’aveva confermata come ereditiera dei suoi regni, nel documento aggiungeva che se la regina Giovanna, ”essendone a capo, e non potendo o non volendoli governare”, Fernando avrebbe esercitato la reggenza a suo nome. In un nuovo tentativo di impedire una possibile usurpazione da parte di Filippo di Asbsburgo, la sovrana sottolineava la sua condizione di straniero e proibiva espressamente che venisse assegnato qualsiasi incarico civile o ecclesiastico a persone che non erano originarie dei suoi regni. Poco importa se, sul documento, l’espressione ”o non potendo” sia soltanto un’annotazione di Isabella la cattolica: ciò costituisce il segnale più solido che la madre di Giovanna dubitava della capacità di sua figlia di governare. Molti studiosi hanno sostenuto che quella ”supposta pazzia” di Giovanna assecondava soltanto una cospirazione politica maschile. Dal momento che ciò poteva costituire un ostacolo per Filippo o Fernando nell’esercitare il loro controllo assoluto sulla Castiglia, dichiarandola incapace soddisfaceva gli interessi di entrambi. La sua ‘reclamata’ confusione mentale, era stata deliberatamente portata all’esasperazione allo scopo di farla considerare inaccettabile come sovrana. Inoltre è stato imputato che la sua condotta esagerata, in realtà, era un tentativo legittimo per riaffermarsi in un mondo predominato dagli uomini. Questo modo di pensare rende Giovanna una esponente di tutte quelle donne che, nel corso della storia passata, sono state ingiustamente escluse dal potere.

Scoperto un anello d’oro con l’immagine di Cupido

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per Sebal company fonte National Geographic

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Il Dio dell’amore appare nudo mentre sostiene una torcia per bruciare le ali a Psiche tramutata in farfalla.

Di Alec Forssmann

Questo anello d’oro, le cui origini risalgono intorno al secolo IV d.C., è stato trovato il mese scorso mediante un rivelatore di metalli in una campagna di Tangley, nel sud dell’Inghilterra. ”Il suo proprietario, uomo o donna, era una persona facoltosa della provincia romana di Britania”, ha spiegato Sally Worrell, dell’istituto di Archeologia di Londra, a Historia National Geographic. L’anello è rotto in uno dei suoi lati, ma è in buono stato di conservazione. Sarà prossimamente esibito nel museo Andover, vicino Tangley.

Amore: felicità e tormento

L’immagine di Cupido è stata scolpita nella pietra, denominata niccolo, un tipo di onice dal fondo nero e una superficie bluastra. Il dio dell’amore appare nudo, con le gambe incrociate che sostiene una piccola colonna di concezione elicoidale. Nella mano sinistra porta una torcia, uno dei suoi attributi, per bruciare le ali a Psiche, trasformata in farfalla. Psiche, l’anima umana, volteggia come una farfalla alla luce del giorno e bruciandogli le ali pensa di annientarla. L’anima è soggiogata dall’amore, che porta felicità ma anche tormento.

 

Göbekli Tepe, il primo tempio della storia

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geographic

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Nel 1994, Klaus Schmidt aveva scoperto in Turchia alcune costruzioni risalenti al periodo neolitico che possono essere considerati i templi più vecchi del mondo. Nel mese di ottobre del 1994, l’archeologo tedesco Klaus Schmidt aveva assunto un incarico di legittimazione nel sud della Turchia. Schmidt aveva letto la relazione di un archeologo dell’Università di Chicago, in base alla quale negli anni 60 aveva scoperto una collinetta con i resti archeologici nei pressi di un villaggio vicino a Urfa. A suo giudizio, il luogo non suscitava grande interesse, ma si distingueva solo per la presenza di un cimitero medioevale e di molti manufatti in silice. Ma Schmidt aveva avuto un presentimento e se ne era voluto accertare di persona. All’inizio, Schmidt e il suo team avevano iniziato a cercare il luogo, ma senza successo. ”Ci siamo fermati perchè non abbiamo trovato nessuna traccia archeologica, soltanto tracce di greggi di pecore e capre”. Alla fine, a 14 chilometri dalla città di Sanliurfa, avevano individuato una collinetta che le persone del posto chiamano Göbekli Tepe, ”collina tondeggiande”. Schmidt si era immediatamente reso conto che la collinetta non era naturale, ma il risultato dell’attività umana. Sulla sua superficie avevano trovato frammenti dispersi di pietra calcarea e grandi quantità di schegge di silice: “Mentre ci avvicinavamo alla collina, la superficie aveva iniziato a splendere. Era come un tappeto di migliaia di cristalli di fuoco: frammenti di manufatti prodotti dall’uomo”. Nel giro di pochi minuti la rilevanza della scoperta era diventata ovvia. Gli archeologi avevano subito trovato frammenti di grandi blocchi tagliati e avevano identificato allo stesso tempo dei resti di scultura. La disposizione di Schmidt era stata adottata: “In seguito a questa scoperta il mio piano, di visitare ancora molti siti archeologici neolitici nel corso di questo autunno, è rapidamente sfumato. Come è possibile che questo luogo non sia mai stato considerato fino ad oggi?”.

Pilastri e rilievi

Gli scavi erano stati iniziati l’anno successivo e avevano riportato alla luce costruzioni megalitiche impressionanti: almeno venti cerchi di pilastri di pietra calcarea, a forma di T, che presentavano alcune caratteristiche umane ed erano decorate con una serie di rilievi a forma di animale, alcuni molto raffinati. Le analisi avevano dimostrato l’enorme antichità del sito archeologico, che risale intorno al 9000-7500 a.C, cioè, in pieno periodo neolitico. L’insieme è formato da numerose strutture seriori, costruite l’una sull’altra. Anche se non è ancora possibile stabilire una chiara sequenza cronologica, è evidente una fase più obsoleta dove i pilastri sono più grandi, elaborati e ricchi di rilievi. I monolitici di grandi dimensione (messi al centro delle strutture) all’inizio dovevano essere alti 5.5 metri ed erano stati tagliati in un unico pezzo che poteva pesare 40 tonnellate. Nel contesto della fase più recente era stata ridotta la dimensione dei pilastri e questi erano stati ancorati al suolo con meno abilità. I rilievi erano di qualità più piccola e le strutture erano circondate da pareti rettangolari. Alla fine, l’attività a Göbekli Tepe era del tutto cessata intorno al 7500 a.C.

Era un santuario?

Nel 2000, Klaus Schmidt aveva presentato la teoria in base alla quale Göbekli Tepe era stato un centro religioso nel periodo neolitico, e ciò lo proclama il tempio più vecchio della storia; almeno sei millenni prima del complesso megalitico di Stonehenge, in Gran Bretagna. Secondo Schmidt, il complesso era stato costruito da gruppi di cacciatori-collettori che andavano in pellegrinaggio periodicamente in una zona distante all’incirca duecento chilometri per tenere cerimoniali associati alle forze animali che erano rappresentati nei pilastri del complesso. L’interpretazione di Schmidt si basa sui rilievi lavorati sui pilastri di Göbekli Tepe. Questi pilastri – comparabili con quelli dei vicini templi di Nevali Çöri, e sommersi da una diga di recente costruzione, sembrano figure umane stilizzate, senza testa, con le braccia scolpite ad ogni lato e che terminano con mani che sono dirette verso il ventre, coperto con una specie di foglia di fico. Tutti guardano verso l’interno del cerchio, ”come in una riunione o in una danza”. Secondo Schmidt, rappresentano l’Ade. La mancanza della testa è messa in relazione all’abitudine di ritirare i crani dalle sepolture. La sepoltura delle strutture risulta quindi intrigante: Perdevano il loro potere spirituale con il tempo? O la cerimonia era associata a un certo fatto o a un personaggio, come il capo di un clan?

Teoria rivoluzionaria

Schmidt crede che la scoperta di Göbekli Tepe abbia cambiato la nostra cognizione del periodo Neolitico. Di fronte alla tesi convenzionale che l’invenzione dell’agricoltura ha conciliato il passaggio a uno stile di vita sedentaria, Schmidt pensa che nel caso di Göbekli Tepe il motore del cambiamento sia stata la religione. Sono stati gruppi di cacciatori-collettori seminomadi coloro che hanno iniziato a insediarsi nella zona per conservare e difendere le loro fonti di nutrimento allo scopo di provvedere al tempio. Tuttavia, studenti come Ted Banning hanno messo in dubbio che Göbekli Tepe sia stata esclusivamente un centro religioso e non un insediamento, come anche che i suoi costruttori erano cacciatori-collettori, perché sono stati scoperti piccoli mulini e falci di silice, propri degli agricoltori. Le indagini geofisiche a Göbekli Tepe hanno dimostrato che il sito archeologico aveva 90.000 metri quadrati di estensione e che altri quindici recinti sono ancora sepolti. Apparentemente, alcuni di loro potrebbero essere più vecchi dei quattro scavati fino ad oggi, che risalgono alla fine dell’ultima glaciazione, a circa 15.000 anni fa; sarebbe, quindi, 5.000 anni prima dei primi accertamenti agricoli.

Sul monte Nemrud, la tomba del re Antioco I

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte National Geograhic

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Sulla cima della montagna Nemrud, in Turchia, una sterile vetta a 2.150 metri di altezza, emergono alcune rovine isolate che predominano la vasta cordigliera dell’Antitauro. La vista si perde tra i terrazzamenti decorati con balaustre di altorilievi immaginari e le cime colossali sembrano germogliare dal suolo roccioso, simile agli dei appartenenti a una perduta civiltà. Tuttavia, questo posto inospitale è stato scoperto solo nel 1881, quasi per caso. Karl Sester, l’ingegnere tedesco che sorvegliava la costruzione stradale nella zona est della Turchia, era arrivato sulla montagna Nemrud su indicazione delle persone del posto ed era rimasto meravigliato davanti alla bellezza del posto, e, soprattutto, davanti a queste vette, alcune colpite da mitra persiani e altre a forma di aquila e leone. Immediatamente si era messo in contatto con il console tedesco a Izmir, che aveva notificato la scoperta all’Accademia Reale di Scienze della Prussia.

Una grande sorpresa

All’inizio dell’estate del 1882, gli archeologi Carl Humann e Otto Puchstein erano saliti sulla montagna Nemrud guidati dallo stesso Karl Sester. Quando erano arrivati in cima non potevano credere ai loro occhi: in quelle che credevano delle rovine persiane, avevano trovato una iscrizione greca incisa alla base delle statue del terrazzamento orientale, in una di queste tre che componevano il monumento, avevano letto chiaramente che queste rovine costituivano il pantheon di Antiodoco I di Comagene, sovrano di un regno alleato con Roma, che aveva costruito la sua tomba sul punto più alto dei suoi domini. ”Io Antioco, ho fatto costruire questo recinto in mio onore e in onore dei miei dei”. Cita così l’iscrizione che identifica ogni statua con i dei greci Apolo, Zeus e Ercole, associati agli dei persiani Mitra, Ahura Mazda e Artagnes. Antioco aveva deciso di costruire la sua tomba sotto un immenso tumulo conico alto 50 metri e con un diametro di 150 metri, eretto sulla cima della montagna Nemrud; era un modo per essere più vicino agli dei e per vegliare il suo popolo dall’eternità. Ai suoi piedi erano state collocate le sontuose tombe di suo padre, Mitridate I Callinico, e di altri membri della loro famiglia; non molto lontano c’erano le tombe delle spose reali, sorvegliate da aquile lavorate in pietra calcarea sulle colonne doriche.

L’archeologo turco

Nel 1883, era arrivato al sito archeologico Osmán Hamdi, direttore del museo Archeologico imperiale di Istanbul. Aveva dovuto affrontare una lunga e faticosa salita per arrivare alla cima della montagna percorrendo una mulattiera, stretta e sinuosa lunga e laboriosa, che aveva percorso a piedi nel suo ultimo tratto. ”E’ sorprendente vedere come un uomo abbia potuto erigere sopra le alte cime di queste montagne questo monumento, così costoso esaurendo probabilmente le risorse del suo regno, non esiste un percorso alternativo tra le rocce per accedervi”, aveva osservato nella sua relazione meticolosa. Hamdi aveva esplorato la regione, aveva scattato fotografie, rimosso calchi da numerosi rilievi e aveva portato alcuni pezzi al museo di Istanbul. Inoltre ha anche pubblicato e ha commentato le iscrizioni dell’insieme monumentale in un importante libro.

Una IV ‘tribù’ ancestrale alle origini degli Europei moderni

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company fonte Science et Avenir

L'un des corps fossilisé du Caucase, en Georgie.
L’un des corps fossilisé du Caucase, en Georgie.

Il DNA degli uomini fossili ha rivelato che anche un gruppo di cacciatori-raccoglitori del Caucaso ha contribuito al patrimonio genetico degli europei moderni. Quindi una quarta ”tribù” di homo sapiens farebbe parte dei nostri antenati.

Spiegazioni.

ANALISI. Le analisi del DNA hanno dimostrato che sette miliardi di esseri umani che vivono oggi sul pianeta discendono dai gruppi Homo Sapiens originari dell’Africa (vedi infografica). Ma come ha tratto origine la popolazione degli europei moderni? In Georgia, nuove analisi genetiche condotte sugli uomini fossili del Caucaso, hanno rivelato che un gruppo ancora ignoto di cacciatori raccoglitori ha contribuito al suo patrimonio genetico. Tutto ciò fa salire a quattro il numero ”delle tribù” o piuttosto di clades umane (gruppi di organismi vivi o estinti discendenti da uno stesso antenato) identificati fino ad ora e che hanno contribuito ”al pool genico” dell’Europa (leggere il numero speciale 183 ”La grande storia dell’umanità”). In realtà, un gruppo internazionale – tra i quali il Trinity College di Dublino, in Irlanda e l’Università di Cambridge in Gran Bretagna ha analizzato le ossa di un uomo del sito di Satsurblia, vecchie di 13.300 anni (al paleolitico superiore, “l’età della pietra”) e di un uomo della grotta di Kotias vecchie 9700 anni, (al mesolitico ”l’età media della pietra”). Queste sono state comparate con il DNA di un uomo preistorico svizzero tipo Cro-Magnon della grotta di Bichon, vecchio – 13.700 anni, appartenente a un gruppo di cacciatori raccoglitori dell’ovest (vedi infografica). I risultati pubblicati sulla rivista Nature Communications hanno fatto luce sulla complessa storia genetica del popolo del vecchio continente.

Cacciatori-raccoglitori, agricoltori e cavalieri delle steppe

”Un gruppo di cacciatori raccoglitori dell’est inizialmente si era distinto geneticamente 45.000 anni fa da un gruppo di cacciatori raccoglitori partiti verso l’ovest e al quale apparteneva il celebre Cro-Magnon di Dordogna”, ha spiegato il genetista Daniel Bradley, del Trinity College. La storia non finisce qui. ”25.000 anni fa, il ramo dei cacciatori-raccoglitori dell’est si era ulteriormente distinto, dando poco a poco alla luce a un gruppo di primi agricoltori e a questo famoso gruppo di cacciatori-raccoglitori del Caucaso di cui abbiamo appena identificato la firma genetica molto omogenea”. A ragion veduta, questi uomini sono rimasti a lungo isolati mentre l’età glaciale raggiungeva il suo picco tra i -25.000 e i -23.000 anni fa. Questi gruppi europei hanno conosciuto fortune e diverse conquiste.

Quatre clades ou "tribus" à l'origine des populations d'européens modernes ont été identifiés par la génétique.
Quatre clades ou “tribus” à l’origine des populations d’européens modernes ont été identifiés par la génétique.

“I cacciatori-raccoglitori dell’ovest”, ovvero ”la tribù numero 1”, la cui firma genetica è stata reperita mediante numerose analisi del DNA condotte in quest’ultimo decennio, si erano stabiliti in Spagna e in Ungheria. I primi agricoltori del neolitico – o tribù numero 2 – avevano colonizzato l’est, e con successo il Mediterraneo, la coltivazione di vegetali e di piante aveva contribuito ai loro successi demografici. Tanto che, un tempo, si pensava che gli europei erano quasi discesi da questi agricoltori neolitici. Quasi 7.500 anni fa, si erano infatti copiosamente allargati, sostituendo anche tutte le popolazioni di cacciatori raccoglitori incontrate al sud. Uno studio irlandese del 2012 e uno studio tedesco del 2013, hanno dimostrato che in compenso, al nord, quasi – 4000 anni fa, avevano mescolato i loro geni a quelli degli ultimi cacciatori raccoglitori dell’ovest.

Nel frattempo, quasi – 5000 anni fa, una terza tribù irrompeva dall’est: gli Yamna, dei cavalieri nomadi venuti dalle steppe e probabilmente discendenti da un’antica stirpe di cacciatori-raccoglitori diretti verso est. Questi uomini dell’antica età del bronzo, oltre probabilmente ad aver diffuso le lingue indoeuropee hanno anche in gran parte contribuito al pool genico degli europei, che si è mescolato a tutte le culture di agricoltori che avevano incontrato localmente cita un vasto studio elaborato nel mese di giugno del 2015 e condotto dall’Università di Göteborg. Ma, c’è qualche cosa, in questo grande mix, del nuovo gruppo ”di cacciatori-raccoglitori del Caucaso” che identifica, ”la tribù numero 4”? ”Questa non era rimasta eternamente a vivere in un’autarchia limitata sulle sue montagne”, ha spiegato David Lordkipanidze, direttore nazionale del Museo nazionale georgiano (leggere il n° 814 di Science et Avenir) e collaboratore dello studio pubblicato in Nature Communication. È sopravvissuta all’età glaciale e si è allargata probabilmente quando le coperture di ghiaccio sono scomparse e ciò aveva permesso una maggiore circolazione degli uomini. Le ultime analisi dimostrano che questi cacciatori-raccoglitori del Caucaso avevano anche legato i loro geni agli europei moderni e avevano soprattutto contribuito a fondare la tribù dei cavalieri Yamna. Non è tutto, il piccolo gruppo del Caucaso ha esportato i suoi geni ancora più a est, in India dove potrebbe ancora avere dei lontani discendenti.

La battaglia di Talana Hill (conosciuta anche come la Battaglia di Dundee)

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per  SEBAL COMPANY PROFESSIONAL TRANSLATION fonte BRITISHBATTLES

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Combattenti: Britannici contro Boeri.

Il Generale Sir W Penn Symons, comandante britannico a Talana Hill il, 20 ottobre 1899, durante la guerra anglo-boera, rimane ferito a morte nella battaglia.

Generali: Il Colonello, il General Maggiore della divisione locale, Sir William Penn Symons contro il Comandante Lucas Meyer. Dopo che era rimasto ferito durante la battaglia del comando delle forze britanniche il Brigadier Generale Yule decede.

Dimensione degli eserciti: 4.000 truppe britanniche, tra cui circa 600 uomini a cavallo, diciotto Ussari e Fanteria montata, 18 cannoni da campo e una mitragliatrice, contro 3.000 Boeri, forniti di 3 cannoni da campo e 2 ‘mitragliere’ a tiro lungo e 1 tiratore rapido di mortaio. Il numero dei Boeri non è registrato con attendibilità.

Uniformi, armi e attrezzature: La guerra boera è stata un grave colpo per l’esercito britannico.

Allo scoppio della guerra britannica i piani strategici erano proprio per l’uso di armi da fuoco a colpo singolo, sparare a raffica sotto il controllo degli ufficiali di compagnia e del battaglione; le truppe combattevano in stretta sinergia. La necessità di formazioni serrate era stata sottolineata più volte nella lotta coloniale. Gli Zulu, nelle Guerre del Sudan e il numero strabiliante di nemici armati principalmente di pugnali venivano tenuti a distanza da tali piani strategici, poichè, come era successo a Isandlwana, avrebbero sopraffatto un esercito poco attrezzato. Queste tattiche dovevano essere interamente riescogitate nella battaglia contro i Boeri armati di armi moderne.
Nei mesi precedenti alle ostilità il comandante boero, il Generale Joubert, aveva acquistato 30.000 fucili a ripetizione Mauser, che sparavano munizioni senza fumo, e una serie di moderni cannoni e armi automatiche dal produttore tedesco di armamenti Krupp, dalla ditta francese Creusot e dalla società britannica Maxim. I commandos, scevri di una disciplina formale, si erano uniti alle forze da combattimento attraverso un forte senso di comunità e di disprezzo per gli inglesi. Il campo di battaglia Cornets era guidato dai borghesi sotto la loro personale influenza ma senza un codice militare particolare. I Boeri non avevano adottato una formazione militare in battaglia, combattevano istintivamente da qualsiasi riparo. La maggior parte dei Boeri erano connazionali, controllavano le loro fattorie dal retro su di un pony portando un fucile in mano. I contadini Boeri avevano impiegato una vita per addestrarsi al tiro di precisione in guerra, un vantaggio importante ulteriormente sfruttato da Joubert alla consegna dei fucili a ripetizione senza fumo. Si dice che Viljoen abbia coniato l’aforisma “Grazie a Dio e al Mauser”. Grazie alle solide competenze da combattimento i Boeri erano proprio una fanteria montata. I borghesi di città e i volontari stranieri avevano subito adottato i metodi di combattimento del resto dell’esercito.
Oltre alle loro consuete uniformi Staats Artillery e delle unità della polizia, i Boeri indossavano i loro abiti civili ogni giorno in campagna. Dopo il primo mese i Boeri avevano perso la loro superiorità numerica, e avevano trascorso il resto del tempo della guerra formale sulla difensiva contro le forze britanniche che venivano regolarmente sconfitte.

I piani strategici britannici, sviluppati sulla frontiera nord-occidentale dell’India, Zululand, in Darfur e in altre guerre coloniali contro le tribù scarsamente armate, adottati a Modder River, Magersfontein, Colenso e a Spion Kop non erano stati capaci di affrontare le truppe trincerate vincenti armate di moderni fucili a ripetizione. Ogni comandante britannico aveva fatto lo stesso errore; Buller; Methuen, Roberts e Kitchener.

Nel momento in cui, il generale Kelly-Kenny aveva tentato di trarre il commando di Cronje fuori dalle loro trincee lungo il fiume a Paardeburg usando la sua artiglieria, Kitchener era intervenuto e aveva insistito su una battaglia di assalti da parte della fanteria, con le stesse conseguenze disastrose, come era avvenuto in precedenza durante la guerra.

Alcune delle truppe britanniche di maggior successo risiedevano in reggimenti non regolari; I volontari della città Imperiale, i sudafricani, i canadesi, gli australiani e i neozelandesi, che avevano infranto facilmente la consuetudine di prima della guerra coloniale britannica, con i loro cavalli per il trasporto, avanzavano con il fuoco e complottavano in formazioni sciolte facendo uso di ripari, piuttosto che avanzare come di consueto con una scarica di proiettili Mauser.

Uniformi: I reggimenti britannici avevano realizzato un cambiamento azzardato con le divise kaki negli anni precedenti la guerra anglo-boera, con il casco coloniale come copricapo tropicale. I reggimenti degli Altopiani avevano inventato dei grembiuli per nascondere i kilt colorati e le borse di cuoio. Alla fine della guerra la scelta dell’uniforme ricadeva su un cappello. una triste tunica e i pantaloni; i bottoni appariscenti e gli emblemi di rango troppo ostentati avevano sottolineato in diverse occasioni il numero sproporzionato di vittime tra gli alti ufficiali. La fanteria britannica era stata munita dalla Lee Metford di fucili che sparavano 10 colpi. Ma nessun regime di allenamento era stato stabilito per sfruttare la precisione e la velocità dell’arma da fuoco. Le competenze personali come l’attività di esplorazione e il settore artigianale erano poco sviluppati. L’idea del fuoco e il movimento erano in gran parte sconosciuti, molti reggimenti ancora entravano in azione in stretta collaborazione. Soprattutto il Generale Hart aveva insistito che la sua brigata irlandese doveva lottare spalla a spalla come nella parata a Aldershot. A corto di truppe regolari, la Gran Bretagna aveva arruolato volontari dell’esercito della Gran Bretagna, del Canada, dell’Australia e della Nuova Zelanda che avevano portato nuove idee e formazioni più fantasiose sul campo di battaglia. Le truppe regolari inglesi mancavano di immaginazione e di risorse. Protocolli di routine come un’attività di esplorazione efficace e la protezione del campo erano stati spesso trascurati. La guerra era disseminata di episodi dove i contingenti inglesi si erano persi o erano caduti in un’imboscata spesso inutilmente ed erano stati costretti ad arrendersi. La guerra era stata accompagnata da una completa riorganizzazione dell’Esercito Britannico facendo particolare attenzione ad arruolare del personale che aveva destrezza con le armi, con il fuoco ed era abile a muoversi usando i rifugi. L’artiglieria britannica era una forza potente sul campo, ma poco utilizzata dai comandanti e con poco addestramento all’uso delle armi moderne in battaglia. Pakenham cita Pieters come la battaglia dove un comandante britannico, Buller aveva sorprendentemente, sviluppato una forma moderna di tattica di battaglia: bombardamenti di artiglieria pesante coordinati allo scopo di permettere alla fanteria di avanzare sotto la loro protezione. Quella è stata l’unica occasione in cui Buller aveva dimostrato che una reale abilità militare e una breve ispirazione appassiscono presto.

 

Per gli storici l’anno 2015 segnerà una nuova era

Sabrina Carbone

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Alcuni storici, pensano che l’anno 2015 sarà ricco di scombussolamenti, come lo sono stati gli anni 1415, 1515, 1615, 1715, 1815 e a seguire 1915. L’anno 2015 sarà un anno storico? A lanciare la notizia è stato proprio il giornale ‘Le Parisien’ che sulle sue colonne ha riportato il giudizio di alcuni storici. ”Ogni secolo, al suo quindicesimo anno, è confrontato con realtà storiche che modificano il corso della storia”, ha sottolineato il docente di lettere, Bernard Lecherbonnier, il quale evoca questo fenomeno in un libro, ‘Il destino dell’anno XV’, co-scritto con lo storico specialista dei movimenti sociali, Serge Cosseron. Ogni secolo con l’anno XV ha annunciato dunque una nuova era, e la storia non sembra smentire questa ipotesi. Piccolo flashback. Nel 1415, ha luogo il disastro di Azincourt: l’esercito inglese distrugge le truppe francesi e gli inglesi si installano in Francia. Un secolo più tardi, l’anno 1515 è segnato dalla vittoria del regno di Francia, in occasione della battaglia di Marignan. Francesco I accede al trono. A.D. 1615: Palma alle Armi, la fortezza di Palma viene messa sotto assedio dall’imponente esercito asburgico, il quale, oltre all’Impero Ottomano, minacciava costantemente i confini della Serenissima. Nel 1715, muore Louigi XIV. È l’inizio ufficiale del secolo delle luci. Cento anni dopo, arriva la disfatta di Waterloo e la caduta di Napoleone. Infine, nel 1915, la Prima Guerra Mondiale batte il record. ”La regolarità degli eventi è stupefacente”, ha osservato Bernard Lecherbonnier al JDD. Un anno simile a quello del 1715? Se quest’ultimo viene preso in considerazione, l’anno 2015 promette di essere ricco di sconvolgimenti. Secondo il docente di lettere, ”tre eventi stanno per scoppiare: la guerra contro la jihad a livello mondiale, la crisi dell’euro e la crisi del regime che imperversa in Francia. Sono i tre rischi principali che balzano all’occhio”. Ma non è tutto. Comparando la Francia del 2015 a quella del 1715 quest’ultimo è l’anno della morte di Louigi XIV. ”Sotto il suo regno c’è stata una prima parte fiorente, che può corrispondere ai famosi trent’anni gloriosi post-bellici, e una seconda parte con tre decenni catastrofici di depressione economica, peggiorata da una cattiva gestione”, ha spiegato l’ex professore.

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L’Unione Europea annuncia una indagine indipendente sulle accuse di un attacco chimico in Siria

Sabrina Carbone

Immagine21 mar 2013 – Il Segretario Generale Ban Ki-Moon ha dichiarato il, 21 marzo, che le Nazioni Unite apriranno una inchiesta indipendente in relazione alle accuse sul possibile uso delle armi chimiche in Siria, dopo aver ricevuto una richiesta formale da parte del Governo del paese. “La missione di indagine esaminerà l’incidente specifico portato alla mia attenzione da parte del Governo siriano”, ha affermato il Segretario generale ai giornalisti a New York. “Sono, ovviamente, consapevole che esistono altre accuse su casi simili che prevedono l’uso di armi chimiche”, ha aggiunto. Ban Ki-moon ha precisato che l’inchiesta partirà “Non appena sarà materialmente possibile.” Inoltre ha chiarito che i suoi consiglieri lavorano allo sviluppo delle modalità grazie anche alla stretta consultazione con gli organi competenti, tra i quali, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS ). Scendendo nei dettagli, come decifra il mandato generale, la composizione della missione e le condizioni operative, ivi inclusa la sicurezza, saranno considerate in queste discussioni, ha precisato Ban. “Nell’esercizio del suo mandato di una missione di indagine, la piena collaborazione di tutte le parti sarà fondamentale”, ha continuato il Segretario generale, sottolineando che “Tutto ciò include un libero accesso”. L’Unione Europea ha ricevuto una richiesta formale da parte delle autorità siriane, il 19 marzo, di una ” missione specializzata, imparziale e indipendente” per indagare sul presunto uso delle armi chimiche. Parlando con i giornalisti presso la sede delle Nazioni Unite, nel pomeriggio del 19 marzo, l’ambasciatore siriano Bashar Ja’afari ha riferito che vuole aprire una indagine allo scopo di esaminare l’uso di tali armi da parte dei “gruppi armati terroristici” durante un attacco al villaggio di Khan al-Assal alla periferia di Aleppo il 19 marzo. Su richiesta di uno Stato membro, Ban Ki-moon ha aggiunto che ha il compito di valutare una indagine sugli usi presunti delle armi chimiche, biologiche e tossiche ai sensi della risoluzione dell’Assemblea Generale 42/37 C del 1987 e riaffermare la risoluzione 620 del 1988. “Il mio annuncio dovrà servire come richiamo inequivocabile il quale attesta che l’uso delle armi chimiche è un crimine contro l’umanità”, ha ribadito Ban Ki-moon nel suo incontro con la stampa, e ha anche spiegato che in Siria è necessaria una soluzione politica, e ha invitato la comunità regionale e internazionale a trovare l’unità e a sostenere gli sforzi del suo rappresentante comune speciale, Lakhdar Brahimi. Dal momento che la rivolta contro il Presidente al-Assad ha avuto inizio nel marzo 2011, oltre 70.000 persone, la maggior parte civili, sono stati uccisi e il numero degli sfollati supera i tre milioni. Inoltre, infine quasi 1,1 milione di persone hanno trovato rifugio nei paesi vicini.