La tua luce in fondo ai tuoi occhi

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C’è una luce in fondo ai tuoi occhi….

E’il bagliore che mi aiuta nei momenti più bui,
è il mio sorriso quando ti osservo.
Dormo al tuo fianco e sei un angelo.
Sorrido mentre mi guarda l’uomo che mi fa sentire donna.
Ho bisogno delle tue carezze in ogni momento.
La tua voce nostalgica mi rincuora quando non ci sei.
Il lume dei tuoi gesti mi aiuta a essere più forte.
La tua luce in fondo ai tuoi occhi
è la mia anima che respira.
Il silenzio del mare parla per noi.
La luce in fondo ai tuoi occhi
è la gioia di condividere i momenti più duri
andare avanti e sentirsi un cuore solo.

write from Sabrina Carbone

Your light at the bottom of your eyes

There is a light at the bottom of your eyes
It is the flare that helps me in the darker moments,
it is my smile when I observe you.
I sleep aside you and you are a angel.
You smile and in meanwhile you are the man that make me feel a woman.
I need your caresses at any moment.
Your nostalgic voice heartens me when you not there are.
The light of your gestures helps me to be stronger.
Your light at the bottom of your eyes
it is my suol that breathes.
The hush sea speaks for us.
The light at the bottom of your eyes
it is the joy to share the harder moments
to go ahead and to feel a only heart.

write and translate from Sabrina Carbone

Jibo il primo robot per la casa

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Les Echos

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Una giovane start-up americana commercializzerà il primo robot per la casa con funzionalità promettenti. Un progetto presentato su IndieGoGo e un menu di comandi già ben definito. Anche prima di essere commercializzato, il piccolo robot ”era già esaurito” su IndieGoGo, la piattaforma online di crowfunding. Poiché Jibo, è stato ideato da Cynthia Breazeal, ricercatrice al MIT, e dai suoi collaboratori, ha tutto per piacere – sulla carta e sul video di presentazione. Infatti lo stesso si avvicina soprattutto al ”R2D2” domestico: un assistente e un compagno di 30 cm di altezza, con un look coinvolgente, e funzionalità particolarmente evolute. Una delle chiavi per un avvenire promettente è la sua capacità di comunicare con il suo ambiente. Tutto questo è normale quando si sa che una buona parte sono degli ex ingegneri di Nuance, uno dei leader mondiali nelle tecnologie di riconoscimento vocale.

Jibo è un robot domestico, che rassomiglia un pò a ECHO di Amazon uscito alcuni mesi fa, con un volume sensibile che manca a quello del gigante americano. Infatti può soddisfare le varie necessità di diverse popolazioni. I bambini vedranno in lui un compagno che gli racconta storie, con le immagini animate che appaiono sul touch screen integrato, o che risponde a domande di base come fa il software Siri di Apple, ad esempio. Gli adolescenti adoreranno farlo giocare con le loro ”playlist” preferite, pronunciando semplicemente il nome dell’artista. Ai più anziani ricorderà di prendere la loro medicina, o veglierà anche su di loro e preverrà la famiglia in caso di incidente, pur garantendo una compagnia, spesso determinante. Certamente è in virtù delle sue qualità ”umane” che Jibo dovrà riscontrare un ampio successo. Può leggere ad alta voce i messaggi, e-mail o SMS, riconoscere la gente grazie al riconoscimento facciale, accendere la sua macchina fotografica integrata, ricevere comandi a distanza per il controllo della casa, fungere da macchina fotografica di sorveglianza in caso di assenza… Se le prevendite online sono state congelate alla fine di dicembre, potete lasciare le vostre coordinate per essere tenuti al corrente sulle date dei nuovi ordini (www.jibo.com)
Il suo prezzo? 749 dollari.

Apple blocca gli iPhone riparati senza autorizzazione

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Figaro

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L’errore 53 rende inutilizzabile l’iPhone 6 e 6S se non sono riparati dall’Apple Store o da un servizio autorizzato dal produttore, in particolare per cambiare il tasto home. Una misura ”di protezione dell’utente”, ha risposto Apple. Con l’uscita di iOS 9, nel mese di settembre dello scorso anno, è arrivato l’errore 53, che blocca i suoi telefoni se non sono stati riparati da un Apple Store o in un negozio autorizzato dal marchio. Quasi 190.000 persone hanno visitato il sito iFixit per trovare una soluzione e una procedura collettiva è stata avviata nei confronti del brand. Un’azione di gruppo è già in azione. Le persone interessate sono i proprietari di iPhone 6 e 6Plus, e di iPhone 6S e 6S Plus che hanno fatto sostituire il tasto home (”home button”) del loro telefono, o il cavo interno collegato, senza recarsi in un negozio di Apple o in uno autorizzato dal produttore. Ciò può anche succedere se questo bottone (o cavo) è danneggiato, o se la scheda madre dell’apparecchio è stata sostituita in occasione di un cambio dello schermo. L’errore, che si verifica in occasione dell’aggiornamento di iOS 9, rende il telefono inutilizzabile (”bricked”: nel gergo, tanto utile quanto un mattone). Questo errore è una misura ”di protezione dell’utente” secondo Apple, che ha indirizzato una spiegazione agli utenti interessati. Lo scopo è quello di impedire l’uso di un captatore di impronte fraudolento. Le impronte digitali, utilizzate per sbloccare il vostro apparecchio o per pagare tramite Internet, sono quantificate e protette da una chiave in uno spazio di memoria indipendente dal resto dell’apparecchio. In occasione dell’aggiornamento, il software verifica se il tasto home e i suoi componenti (che riparano il touch IDEM) corrispondono al resto dell’apparecchio, e lo bloccano in caso contrario.

Una procedura collettiva avviata contro il marchio

Apple propone ai suoi utenti due possibilità in caso di errore 53: se il vostro iPhone è stato sostituito in un Apple Service Center, bisogna contattare il supporto di Apple; se avete sostituito il vostro schermo, o qualche altro componente del telefono altrove, contattate il supporto di Apple per le informazioni tariffarie delle riparazioni fuori periodo di garanzia. Fornite dal sito dell’azienda, le tariffe vanno da 299 a 329 dollari, mentre altri lo propongono a 99 euro (il tutto ”in quindici minuti massimo”), o spiegano come ripararlo da soli. Subito, un gabinetto di avvocati americani, dello studio legale PCVA, ha preso contatto con gli utenti che hanno subito il danno per avviare una procedura collettiva: ”Pensiamo che Apple forzi in modo intenzionale gli utenti a passare per i loro centri di riparazione, che costano molto di più rispetto alla maggior parte dei negozi di riparazione di terze parti”, hanno dichiarato.

”Perfidia farsesca”

Sul suo blog centrato sull’attualità di Apple, John Gruber ha posto la domanda sulla predisposizione di tale misura di sicurezza, che non contesta a prima vista. È normale infatti verificare se il captatore touch IDEM sia affidabile, ma non per forza bisogna trasformare il telefono in un mattone inutile. Lo stesso ha proposto semplicemente di disattivare le funzioni Touch ID e Apple Pay e soprattutto spiegare all’utente perché il telefono è stato messo fuori uso. ”Lanciare un allerta che dice solo ”errore 53” è quasi una perfidia farsesca”. Ciò pone anche un certo problema pratico: come fare per riparare il telefono se nessun ”servizio autorizzato Apple” è accessibile? È questo che ha contrariato Antonio Olmos, fotografo, dopo avere fatto riparare il suo iPhone 6 in occasione di una missione in Macedonia per Guardian. Alcune settimane dopo aver fatto riparare il suo telefono, mentre non ci pensava più, ha accettato l’aggiornamento proposto da iTunes e si è trovato di fronte l’errore 53. Quindi è andato presso l’Apple Store di Londra, dove gli hanno spiegato che non c’era più nulla da fare per il suo telefono oramai destinato a rompersi, e che doveva pagare 270 sterline per sostituirlo. Ha pagato, costretto e furioso contro un’impresa che ”rende deliberatamente inutili i suoi prodotti con un aggiornamento e non previene i suoi clienti”. Lo stesso cita anche una mancanza di coerenza, Apple Store e i negozi autorizzati sono rari fuori dalle grandi nazioni industrializzate e molti apparecchi sono rimessi a vita dai riparatori di terze parti. Quindi ha esposto ciò che dovrà diventare un problema per questi ultimi se l’errore 53 sarà destinato a entrare nella norma per i futuri iPhone, il declino di un mercato parallelo.

Google Cardboard: A maggio un nuovo visore di realtà virtuale?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’Internaute

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Google lavora su un nuovo e più efficiente visore di realtà virtuale (VR), Cardboard…

Il direttore generale di Google, Sundar Pichai, ha già fornito qualche informazione la settimana scorsa… ”Cardboard è solo una prima tappa”, ha dichiarato in occasione della presentazione dei risultati finanziari dell’impresa. Google dovrà infatti impegnarsi a fondo nella corsa per essere al vertice del mercato della realtà virtuale. Questa notizia è iniziata a circolare quando la compagnia ha pubblicato offerte di lavoro in questo ambito, lasciando presagire che desidera allargare il suo gruppo e le sue competenze. E a credere alle informazioni del Financial Times, Google dovrà presentare un nuovo visore di realtà virtuale alla conferenza I/O che avrà luogo dal, 18 al 20 maggio 2016. Secondo la rivista finanziaria, questo nuovo apparecchio conserverà lo stesso principio Cardboard: lo smartphone, una volta scivolato nel visore, eserciterà il ruolo di schermo. Tuttavia dovrà essere migliorato per diventare un vero concorrente del Gear VR di Samsung. Questo nuovo Cardboard non sarà più in cartone ma interamente in plastica, conterrà lenti migliori e i captatori avranno una performance più efficace. Il fatto inquietante per Samsung, è che sarà compatibile con numerosi Android. Comunque, Google potrà rivelare una nuova tecnologia da integrare direttamente negli smartphone per migliorare ulteriormente l’esperienza degli utenti.

I genii della matematica dell’antica Babilonia avevano capito i precursori del calcolo

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE

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Seguendo e registrando il moto del sole, della luna e dei pianeti mentre sfilano attraverso il cielo del deserto, gli antichi astronomi babilonesi avevano usato semplicemente l’aritmetica per predire le posizioni dei corpi celesti. Attualmente, una nuova dimostrazione ha rivelato che questi astronomi, avevano lavorato molto nei secoli A. C., e avevano anche impiegato particolari metodi geometrici per presagire lo sviluppo del calcolo. Gli storici pensano che tali tecniche siano emerse più di 1400 anni fa o successivamente, nell’Europa del XIV secolo. Lo studio ”è un contributo estremamente importante alla storia dell’astronomia babilonese e in generale alla storia della scienza”, ha dichiarato lo storico John Steele dell’Università di astronomia di Brown, che non ha preso parte al lavoro.

L’astro archeologo Mathieu Ossendrijver dell’università di Humboldt a Berlino basa i suoi risultati su un riesame delle tavolette di argilla, una di loro rimasta ignota fino ad oggi,  risale tra il 350 A.C. e il 50 A.C. Per una settimana l’anno per 14 anni, Ossendrijver è andato a vedere presso il British Museum la vasta raccolta di tavolette scritte in scrittura cuneiforme babilonese. Stava provando a risolvere un enigma rappresentato da due tavolette che trattano di calcoli astronomici: Inoltre contengono delle informazioni per la costruzione della figura trapezoidale che sembra indipendente da qualsiasi cosa relativa all’astronomia. Tra il 2002 e il 2008, Ossendrijver, un astrofisico convertito in storico, ha studiato altre due tavolette che indicano anche il disegno di un trapezio pensando che quest’ultimo potesse fare riferimento a Giove. Il pianeta gigante era un favorito dei babilonesi, che hanno accomunato il globo con il loro dio superiore, Marduk, una divinità patrono della città di Babilonia. Ma il collegamento di Giove era sperimentale. Poi, di recente nel 2014, l’assiriologo in pensione Hermann Hunger dell’università di Vienna ha incontrato Ossendrijver, portando con sè le foto scattate dieci ani fa di una tavoletta babilonese non catalogata dal British Museum che descrive un certo tipo di calcolo astronomico. Da solo nel suo ufficio alcuni mesi più tardi, Ossendrijver ha esaminato le foto. Le immagini erano confuse e le iscrizioni erano faziose, difficili da leggere, ma si era reso conto che i numeri erano identici a quelli nelle iscrizioni del trapezio che stava controllando. Paragonando le foto ai frammenti di altri testi babilonesi, ha scoperto che i calcoli descrivevano il moto di Giove.

Esaminando tutte le tavolette al British Museum, Ossendrijver ha capito che i calcoli del trapezio sono uno strumento per calcolare lo spostamento di Giove ogni giorno lungo l’eclittica, il percorso che il sole sembra tracciare attraverso le stelle. I calcoli registrati sulle tavolette riguardano un periodo di 60 giorni, a cominciare dal giorno in cui il pianeta gigante in primo luogo è comparso di notte nel cielo poco prima dell’alba. Durante questo intervallo, il moto di Giove attraverso il cielo sembra che rallenti. (Questo moto visibilmente irregolare proviene dalla complessa combinazione tra l’orbita terrestre intorno al sole e quella di Giove). Un grafico della velocità apparente di Giove contro il tempo pende verso il basso, in modo che l’area sotto la curva formi un trapezio. L’area del trapezio a sua volta dà la distanza che Giove ha compiuto lungo l’eclittica per 60 giorni. Il calcolo dell’area sotto una curva per determinare un valore numerico è un’operazione di base, conosciuta anche come integrale tra due punti, nel calcolo. La scoperta che i babilonesi avevano capito questo ”è stato il vero ah ah” del momento, ha raccontato Ossendrijver.

Infatti, rispetto alla complessa geometria abbracciata dagli antichi greci alcuni secoli più tardi, con i suoi cicli ed epicicli, le iscrizioni riflettono ”una concezione profonda e più astratta di un oggetto geometrico dove la dimensione rappresenta il tempo”, ha commentato lo storico Alexander Jones dell’università York di New York. ”Tali concetti non sono stati trovati prima del XIV secolo in testi europei sui corpi in movimento”, ha aggiunto. ”La loro presenza… testimonia la brillante rivoluzione di ignoti studiosi della Mesopotamia i quali avevano costruito l’astronomia matematica babilonese”. Dopo che si è estinta la scrittura cuneiforme intorno all’anno 100 D.C., l’astronomia babilonese si pensava che fosse stata praticamente dimenticata, ha osservato. Verso la fine del Medio Evo, i filosofi e i matematici francesi e inglesi si sono impegnati a reinventare ciò che i babilonesi avevano sviluppato. La nuova scoperta indica che in realtà, la geometria babilonese non è morta del tutto. In entrambi i casi, ha osservato Jones, imparando dagli astronomi babilonesi ad acquisire il loro acume geometrico ”sappiamo qualcosa sul perché gli esseri umani fanno la scienza in primo luogo e di tanto in tanto la fanno molto bene effettivamente”.

Realizzato il primo tessuto molecolare

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

Les molécules organiques s'assemblent pour former un matériau qui semble être tissé.
Les molécules organiques s’assemblent pour former un matériau qui semble être tissé.

Questo materiale ”intessuto” su scala nanometrica offre proprietà eccezionali, che combinano con la solidità e la flessibilità.

NANOMATERIALI. Se la tessitura delle fibre di cotone è stata impiegata nell’antichità, quello delle molecole ha di recente sedotto gli scienziati. Il primo ”tessuto” molecolare è stato così realizzato da un gruppo di ricercatori del dipartimento americano dell’energia Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab) e dell’università della California, che hanno pubblicato i loro lavori nella rivista Science. Come un vero tessuto, questo nanomateriale deriva da un regolare intreccio di fibre – lunghe molecole organiche di forma elicoidale. Una cosa inedita, questa nanostruttura conferisce al materiale eccezionali proprietà fisiche che sono in armonia con la solidità e la flessibilità.

Trattare la materia con una precisione straordinaria

”Abbiamo trasposto l’arte della tessitura a livello atomico e molecolare, e ciò ci ha offerto un nuovo modo di trattare la materia con una precisione straordinaria”, ha raccontato con entusiasmo Omar Yaghi, chimico al Berkeley Lab. ”E’ da tanto tempo che stavamo cercando di utilizzare la tessitura in chimica, e questa organizzazione della materia non è nota nell’ambito della biologia”. Per realizzare questo tessuto molecolare, gli scienziati non hanno usato il telaio, ma delle reazioni chimiche. In futuro, Omar Yaghi prevede in particolare delle applicazioni in questo campo a partire dai polimeri. La plastica flessibile che viene di solito usata è formata di catene molecolari quasi parallele, che scivolano le une sulle altre quando il materiale si deforma. Una tessitura permetterà di solidificare la plastica pur preservando la sua flessibilità.

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RETE. Spiegato a livello tridimensionale, questo tipo di rete potrà essere quindi molto utile per il magazzinaggio dell’idrogeno o del diossido di carbonio. Oggi, i ricercatori dispongono di cristalli ultra-porosi chiamati COF (covalente framework organico) o MOF (metallo organico framework) che offrono una grande superficie interna e possono così assorbire grandi quantità di gas. Tuttavia queste reti molecolari sono rigide. Grazie alla tessitura, questo tipo di materiale potrà guadagnare in elasticità pur conservando la sua capacità straordinaria di assorbimento.

Occhiali predisposti contro l’occhio pigro

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

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Negli Stati Uniti, gli occhiali elettronici sostituiscono le classiche bende oculari utilizzate per trattare l’ambliopia dei bambini, cosiddetta malattia dell’occhio pigro. Science et Avenir ha dedicato il suo dossier del numero 828, del mese di febbraio 2016, al tema ”vista: innovazioni a piena vista”. Per ulteriori informazioni, leggere il riquadro in fondo alla pagina.

RIABILITAZIONE. Presentati all’annuale congresso americano di oftalmologia a Las Vegas (Stati Uniti), gli occhiali Amblyz, prodotti dalla società Xpand, sono stati provati dai ricercatori dello Glick Eye Institute dell’università dell’Indiana (Stati Uniti). Servono alla riabilitazione visiva di quasi trenta bambini, tutti colpiti da ambliopia. Questo disturbo visivo congenito, cosiddetto malattia dell’occhio pigro, è frequente e riguarda il 3% della popolazione in Francia dove vengono registrati ogni anno circa 25 000 neonati affetti. L’obiettivo terapeutico di questi occhiali è quello di bloccare la vista dell’occhio ”soprattutto” per spingere il cervello a fare lavorare l’altro (occhio). Per fare questo, è infatti consuetudine proporre l’occlusione dell’occhio forte portando un patch (benda) detto occlusivo, spesso maldestro e poco estetico che fa somigliare i bambini a dei pirati! Con questi occhiali elettronici, il disagio e il pregiudizio estetico saranno meno importanti, un dispositivo programmabile che permette di rendere una delle lenti opache. Queste lenti possono, inoltre, essere adattate a una correzione in caso di miopia associata per esempio. Per comparare l’efficacia degli occhiali digitali alle oculari, gli scienziati hanno preso a campione 33 bambini di età compresa tra i 3 e gli 8 anni divisi in due gruppi. Il primo portava la benda tradizionale due ore al giorno, e l’altro gli occhiali elettronici quattro ore al giorno. Risultato: Gli stessi miglioramenti dell’ambliopia nei due gruppi! Non disponibili per il momento in Francia, questi occhiali hanno ricevuto l’approvazione dell’americana Food and Drug Administration (FDA) e sono stati commercializzati negli Stati Uniti al prezzo di circa 450 €.

L’occhio pigro

L’ambliopia è un disturbo visivo che si traduce con una visione debole e sfocata. Non è un’anomalia dell’occhio ma un disturbo di trasmissione delle informazioni a livello della corteccia visiva: la parte del cervello che elabora l’informazione che proviene da un occhio non funziona in modo ottimale. Alla fine, tutto avviene come se il cervello ricevesse soltanto una sola immagine, non abbastanza chiara, e la visione in rilievo è di conseguenza meno buona, con contrasti mal percepiti. Individuare subito l’ambliopia nei bambini permette un trattamento più efficace.

A Heathrow sperimentati i ‘pods’ i primi veicoli senza conducente di Londra

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte BBC

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Attualmente, i primi veicoli (elettrici) senza conducente da provare sulle vie di Londra somiglieranno ai minibus elettrici per il trasporto dei passeggeri in uso all’aeroporto di Heathrow. Il gruppo dietro il progetto al momento sta adattando i pod (pod è un veicolo elettrico senza autista) per impiegarli sulla rete stradale. Tuttavia il team deve ancora rivelare l’esatto progetto ma ha confermato che questi veicoli non funzioneranno su piste speciali. Greenwich è uno dei quattro posti nel Regno Unito dove stanno testando i driverless (*) e la reazione del pubblico a riguardo. Le prove inoltre avranno luogo a Bristol, a Coventry e a Milton Keynes. Il progetto di 8 milioni di sterline (*) è un fondo congiunto dell’ente governativo Innovate, il Regno Unito e l’Industria. Il progetto Greenwich Automated Transport Environment (Trasporto Automatizzato per la salvaguardia dell’Ambiente) – o Gateway – collauderà, nel mese di luglio, sette navette senza conducente sui marciapiedi intorno alla penisola di Greenwich, dove c’è la base di O2 Arena (*). Comunque stanno ancora lavorando sugli itinerari ma è probabile che questi ultimi, comprendano le zone residenziali, la stazione Nord della metropolitana di Greenwich e le zone industriali intorno all’arena. Il cosiddetto UltraPods attualmente in servizio a Heathrow trasporta i passeggeri tra il parcheggio e il terminale 5. Utilizzati per cinque anni, hanno trasportato 1,5 milioni di passeggeri e hanno viaggiato per 1,8 milioni di miglia (tre milioni di chilometri).

Sostegno dei britannici

Westfield Sportscars, un produttore britannico di auto, sarà responsabile della produzione e del test delle navette. L’impresa di Heathrow progetterà il software mentre una terza ditta britannica, Oxbotica, provvederà al tracciato e ad altri sensori per assicurare che i veicoli siano sicuri. Le navette saranno testate per tre mesi, in primo luogo con un gruppo di utenti selezionati e poi con il grande pubblico. Ogni navetta può portare sei passeggeri ma c’è bisogno che sia sempre presente uno steward che prema il bottone di emergenza in caso di necessità. La prova delle navette rivelerà dati molto importanti, ha dichiarato il prof. Nick Reed, direttore del Laboratorio di Ricerche sui Trasporti (Transport Research Laboratory) alla BBC. ”Ci dirà che se la gente si fida e accetta questi veicoli e che funzione avranno nel paesaggio urbano”, ha aggiunto. ”Questo veicolo ha milioni di miglia sotto la sua cinghia e ora dobbiamo tenerlo fuori della pista e modificarlo per utilizzarlo sui marciapiedi”.

Bocciato il progetto ‘Milk float’

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Le navette saranno diverse da quelle di una precedente manifestazione dove era stato messo in mostra un veicolo autonomo progettato da Phoenix Wings. ”Era perfetto per l’esposizione e avevamo studiato la possibilità di usarlo ma in procedura di appalto abbiamo scelto il progetto che abbiamo attualmente”, ha esposto il prof. Nick Reed.

(*) driverless senza conducente ma può anche essere lasciato con il termine in inglese driverless
(*) Cambio sterlina dollaro 31/01/2016 10:54:38
Il valore odierno della sterlina inglese e’ di
0.7604
(*) O2 Arena voce di riferimento Wikipedia

Il cambio climatico provocato dall’uomo posticipa la prossima età del ghiaccio

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte ABC esp

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L’attività umana può alterare alcuni meccanismi che hanno modellato il nostro pianeta fino ad oggi. Secondo uno studio dell’istituto Potsdam per la ricerca dell’Impatto climatico, l’influenza dell’attività umana sul clima ritarderà l’inizio della prossima età del ghiaccio. I risultati della ricerca, che ha pubblicato ”Nature”, rivelano tra l’altro, che un’interferenza umana moderata nel ciclo del carbonio del pianeta potrà posticipare a 100.000 anni l’inizio di un nuovo ciclo glaciale. Andrey Ganopolski il principale autore dello studio, ha spiegato che ”anche senza un cambiamento climatico antropogenico non prevede l’inizio di una nuova età del ghiaccio prima di 50.000 anni d’ora in poi, cosa che fa già dell’Olocene un’epoca geologica insolitamente lunga tra le due età del ghiaccio”. Tuttavia, lo studio mostra che con moderate emissioni addizionali di CO2 – provenienti dalla combustione del petrolio, del carbone e del gas, già sarebbe sufficiente per posporre la prossima età del ghiaccio ai prossimi 50.000 anni. ”La conclusione – ha asserito Ganopolski- è che salteremo un intero ciclo glaciale, il quale non ha precedenti e dimostra che gli esseri umani sono capaci di interferire in un meccanismo che ha formato il mondo così come lo conosciamo”. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno proposto una relazione funzionale critica tra l’insolazione dell’estate boreale e la concentrazione globale di diossido di carbonio (CO2), che spiega l’inizio degli ultimi otto cicli glaciali e potrà anticipare i prossimi periodi dell’inizio glaciale. ”I nostri risultati indicano una relazione tra l’insolazione dell’estate e il CO2 atmosferico affinché cominci una crescita su larga scala dello strato di ghiaccio che non soltanto spiega ciò che è successo in passato, ma che ci permette anche di anticipare i prossimi periodi”, ha dichiarato Ganopolski.

La combustione dei combustibili fossili

A partire da un elaborato modello del sistema della Terra che simula allo stesso tempo il comportamento dell’atmosfera, l’oceano, degli strati di ghiaccio e il ciclo globale del carbonio, gli scienziati hanno analizzato gli effetti delle nuove emissioni di CO2 di origine umana nel volume di ghiaccio nell’emisfero del nord. ”A segutio della vita utile estremamente lunga del CO2 nell’atmosfera, le emissioni passate e future avranno un impatto significativo nel calendario per un nuovo ciclo glaciale”, ha spiegato Ricarda Winkelmann, collaboratore dello studio. “La nostra analisi dimostra che anche le piccole emissioni di carbonio addizionali influiranno con molta probabilità sulla evoluzione degli strati di ghiaccio dell’emisfero del nord per decine di migliaia di anni, e le emissioni moderate da 1.000 a 1.500 gigatonnelate di carbonio potrannno posticipare con sicurezza la prossima età del ghiaccio almeno di 100.000 anni”. La ricerca sulle cause dei cicli glaciali è ancora una delle questioni più affascinanti dell’analisi del sistema della terra e, in particolare, della paleoclimatología, lo studio dei cambiamenti climatici lungo tutta la storia del nostro pianeta. Generalmente, l’inizio di una nuova età del ghiaccio è segnato da periodi di irradiazione solare molto bassa in estate. Tuttavia, l’insolazione d’estate è attualmente vicina al suo minimo, e non ci sono segni di una nuova età del ghiaccio. ”Questo è ciò che ha motivato il nostro studio – ha riferito Winkelmann – quindi penetrare nel mistero dei meccanismi che hanno promosso i precedenti cicli glaciali facilita la nostra capacità per predire ciò che è prossimo”. Da parte sua Hans Joachim Schellnhuber, direttore dell’istituto Potsdam per la ricerca dell’Impatto climatico, ha spiegato che “le glaciazioni hanno conformato, come nessun’altra forza nel pianeta, l’ambiente globale, e ciò ha determinato lo sviluppo della civiltà umana. Per esempio, grazie all’ultima età del ghiaccio il nostro suolo è fertile, e ha anche inciso sui paesaggi. Tuttavia, al giorno d’oggi è la società che con le sue emissioni provocate dalla combustione di combustibili fossili ha determinato il successivo sviluppo del pianeta. Questo dimostra chiaramente che già da tempo siamo entrati in una nuova epoca geologica, e che nel cosiddetto Antropocene la società si è trasformata da se stessa in una forza geologica”.

Medicina termale: sono convalidati gli effetti terapeutici?

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte SCIENCE ET AVENIR

Afin de parvenir a detendre les articlations des malades atteints de Parkinson, des soins d'hydrotherapie sont effectues : les massages sous une rampe d'eau thermale, un bain relaxant puis dix minutes d'hydromassage avec enfin une douche sous marine et un bain simple. Malgre ses soins, les muscles des curistes ne parviennent pas toujours a se detendre. Ussat les Bains, FRANCE - 18/06/2008
Afin de parvenir a detendre les articlations des malades atteints de Parkinson, des soins d’hydrotherapie sont effectues : les massages sous une rampe d’eau thermale, un bain relaxant puis dix minutes d’hydromassage avec enfin une douche sous marine et un bain simple. Malgre ses soins, les muscles des curistes ne parviennent pas toujours a se detendre. Ussat les Bains, FRANCE – 18/06/2008

Reumatismi, psoriasi, insufficienza venosa, disordini del sonno, o anche depressione: nel trattamento delle malattie croniche, le cure termali hanno il vento in poppa. Nel 2015, più di 560.000 pazienti termali hanno sostato in 89 stazioni termali francesi, citano le cifre del Consiglio nazionale dei centri termali (Cneth) rivelati in occasione del salone delle ”Terme”, che ha avuto luogo tra il, 21 e il 24 gennaio del 2016, a Parigi. ”È il sesto anno di fila di affollamento in termini di frequenza, che si spiega soprattutto con un fenomeno demografico: l’invecchiamento della popolazione”, ha ragguagliato all’AFP Claude-Eugène Bouvier, delegata generale del Cneth. L’età media dei pazienti termali è di 63 anni (e anche di più senza contare i bambini). Ma, tra il 2010 e il 2015, gran parte dei sessantacinquenni e quelli oltre questa età nella popolazione francese sono abbastanza aumentati passando dal 16,7% al 18,4%, cioè più di 1,4 milioni di persone potenzialmente interessate. Un aumento della frequenza che si spiega anche con una diffidenza crescente dei pazienti riguardo alle medicine. ”Le cure costituiscono per loro un’alternativa alla somministrazione dei farmaci” ha aggiunto Claude-Eugène Bouvier.

Quali sono i vantaggi?

Il 21 gennaio del 2016, il dott. Christian-François Roques, professore all’Università Tolosa 3 e Presidente del consiglio scientifico dell’Associazione francese per la ricerca termale (Afreth), ha animato una conferenza alla quale ha assistito Science et Avenir per elaborare un panorama sui vantaggi della medicina termale. Il docente, ha soprattutto insistito sugli effetti benefici per almeno sei mesi. ”Secondo un questionario diretto a 112.000 persone che hanno fatto una cura termale per malattia nel 2006, la maggior parte (97%) ha constatato una diminuzione dei dolori fisici, una diminuzione dell’assunzione di medicine (ndr e non un arresto) e una migliore qualità di vita – dormire meglio, meno sforzo, rilassamento – mesi dopo la cura”, ha spiegato.

150 studi scientifici pubblicati in questi ultimi 25 anni

Ma questi dati sono stati convalidati dalla letteratura scientifica? ”Negli ultimi 25 anni, 150 studi sono stati pubblicati dimostrando l’efficacia terapeutica delle cure termali, ha precisato il dott. Christian-François Roques. Due terzi di questi studi riguardano la reumatologia, la dermatologia e le malattie cardiovascolari, che corrispondono logicamente alle principali patologie dei pazienti nei centri”. Così, uno studio francese del 2009 realizzato su 462 pazienti affetti da reumatismi ha messo in evidenza una netta diminuzione dei dolori sei mesi dopo la cura. Secondo l’Annuario del termalismo 2016, lavoro scritto dagli attori del termalismo compreso il Cneth, il medico termale prescrive in media 72 cure su 18 giorni ai pazienti colpiti dai reumatismi (massaggi sotto le acque termali, idromassaggio, fanghi e vapori, ecc.). Chiedendo al dott. Christian-François Roques se gli effetti sono legati alle virtù delle acque termali, la sua risposta è stata: ”Quasi quindici studi hanno comparato i vantaggi delle acque termali con quella del rubinetto, come anche il fango termale e il fango ”neutrale” sui pazienti con problemi reumatici. Verdetto: il miglioramento dello stato del paziente (diminuzione dei dolori, benessere, ecc.) è nettamente più importante con le acque e con i fanghi termali”.

Nell’Annuario del termalismo 2016, gli esperti elogiano ”le proprietà analgesiche, stimolanti, vasodilatatori o decongestionanti” che liberano le acque termali. Queste sono classificate sul piano terapeutico in funzione della loro composizione chimica: quantità e natura dei minerali contenuti sotto forma ionica, pH, temperatura, ecc. La loro amministrazione (sotto forma di massaggio, bagni, docce, ecc.) differisce anche secondo la patologia del paziente. Tuttavia è difficile saperne più sull’esatto meccanismo d’azione di questi minerali sul corpo umano, che permetterebbe di spiegare i loro effetti giudicati benefici sui dolori, il rilassamento muscolare, l’elasticità articolare e dermica, l’apparato respiratorio, ecc.

Inefficace per alcuni dolori

Oltre alla reumatologia, il termalismo è spesso raccomandato per trattare le malattie della pelle, come la psoriasi, malattia infiammatoria che si manifesta con placche rosse e che ha colpito quasi 3 milioni di francesi. ”Il 75% dei pazienti ha constato una riduzione delle lesioni cutanee dopo una cura”, riporta il dott. Christian-François Roques. E la lista delle malattie per le quali le cure termali sono efficaci è ancora lunga, e a volte sorprendente: insufficienza cardiaca e respiratoria, depressione (diminuzione dei sintomi e migliore qualità del sonno), e stessa perdita dell’udito. ”Dopo 1 anno di cura, i pazienti guadagnano una decina, o una ventina di decibel”, ha constatato il Presidente dello Afreth. Alcuni esempi di terapie termali associate a delle patologie sono elencate nella tavola qui di seguito, estratta dall’Annuario del termalismo 2016. A giudizio del dott. Christian-François Roques, la medicina termale si rivela inefficace contro alcuni dolori. ”Non permette di attenuare quelli legati al cancro e al morbo di Parkinson, ha precisato. Tuttavia sappiamo che contrariamente ai farmaci, la medicina termale presenta pochi effetti collaterali”. Tra questi ultimi, il rischio che i dolori del paziente rincomincino intorno all’ottavo giorno di cura. Inoltre, spesso si ignora, che le cure presentano alcune controindicazioni. ”Per esempio, per i pazienti che presentano affezioni evolutive di tipo infiammatorio e tumorale, le cure termali sono sconsigliate”, ha precisato il medico.

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I medici scettici sull’efficacia terapeutica delle cure

Alcuni medici, come Théo Combes, l’ex Presidente del sindacato SNJMG (sindacato nazionale dei giovani medici generici), resta scettico ”sulle accuse legate all’efficacia terapeutica”. ”Vedo i pazienti che, a volte ritornano con una forma migliore, a volte più stanchi, cosa che contrasta con la pubblicità che circonda le cure”, ha spiegato all’AFP. Lo stesso punta anche il dito ”sul ruolo importante che ricopre a livello economico per i comuni interessati”, i quali possono fare pressione a favore delle cure. Il termalismo genera 100.000 posti di lavoro diretti, indiretti o indotti. ”Il PIL termale rappresenta quasi 500 milioni di euro di cui il 43% ritorna ai bilanci pubblici a titolo di prelievi fiscali e sociali. Il 71% dei comuni termali ha meno di 5.000 abitanti. Spesso, l’attività termale rappresenta l’aspetto essenziale delle loro risorse”, ha ammesso il CNETh. ”Come medico, si deve distinguere tra la pubblicità commerciale e il vantaggio reale per il paziente”, ha sottolineato il medico Théo Combes. ”La medicina termale è un mezzo tra l’altro (…) che se fosse così miracoloso, si saprebbe”. Pertanto, una cura termale è un buono metodo ”per fare uscire il paziente dal suo quadro abituale senza cadere nell’ospedalizzazione”, ha ammesso. Per il dott. Christian-François Roques, lo scetticismo di alcuni medici viene soprattutto dalla loro formazione. ”Le cure termali non sono state spesso insegnate negli studi di medicina, soprattutto perché gli studi sull’argomento sono relativamente recenti (ndr: soprattutto dopo gli anni 90)”, ha concluso.

Il costo delle cure termali per l’assicurazione sanitaria

Le tariffe delle cure termali sono molto variabili e dipendono dalle cure proposte. Una mini-cura di sei giorni costa in media tra le 300 e le 450 euro e tra le 600 e le 900 euro minimo per dodici giorni (alloggio escluso). L’assicurazione sanitaria si assume il 65% delle spese legate alle cure (rappresentando lo 0,15% delle spese dell’assicurazione sanitaria, cioè un costo di circa 250 milioni di euro l’anno). Ma Afreth sottolinea una riduzione del 2% del consumo dei beni sanitari (medicine, consulenza dei medici, sedute di fisioterapia, ecc.) nell’arco dei sei mesi che seguono la cura, cita uno studio che l’associazione ha condotto su 10.500 pazienti termali tra il, 2006 e il 2011.