Non rimandare a domani ciò che puoi dire oggi

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kiss-un-baiser-vole_0Non rimandare a domani ciò che puoi dire oggi
Non aspettare l’ultimo momento per dire quanto sia importante
Non aspettare le lacrime per ricordare a te stessa
quanto lo ami
Non è il decalogo dell’amore
E’ importante dirlo sempre
Mi manchi quando le onde spumeggiano e
nel mare rispecchia il tuo viso.
Mi manchi anche quando ti penso e il tuo corpo è qui con me.
Mi manchi sempre e ovunque anche quando coniugamo i nostri corpi.
Non mi manchi perchè
quando non ci sei mi sento sola.
Mi manca l’altra parte del cuore che abbiamo incollato insieme.
Il solo pensiero di dire mi manchi,
mi ricorda ogni giorno cosa significa
l’altra parte del mio cuore.

write from Sabrina Carbone

Does not have to send back tomorrow this that you can say today

Does not have to send back tomorrow this that you can say today
Not to wait for the last moment in order to say how much is important
Not to wait for the tears in order to remember same you how much loves it
It is not the Decalogue of the love
It is important to say always it
I miss you when the waves effervesce and
in the sea your face reflects.
I miss you also when I think you and your body is here with me.
I miss you always and everywhere also when conjugate our bodies.
It does not lack me because
when not there are I feel alone.
The other part lacks me the heart that we have past together.
If only thought to say i miss you,
every day remembers me what means
the other part of my heart.

Un grappolo d’uva…La tua bocca

10437009-grappolo-d-uva-blu-isolato-con-foglie-verdi-su-fondo-bianco-Archivio-FotograficoLa tua bocca è come un grappolo d’uva,
accresce la sete d’amore.
Inebria il cuore
e senti costante il bisogno del suo calore.
E’ il mosto che bolle
mentre le tue dolci carezze sfiorano il mio corpo.
E’ il nettare che succhio come una abeja avida di ardore.
Bontà e raffinatezza di sapore
piovono dal crepuscolo quando le tue labbra scendono a passi lenti nell’epicentro del mio corpo.
Sinuoso come un corso d’acqua
affondi le tue dita tra le fessure dei miei capelli.
Le tue mani sono come le radici del loto
si immergono fluttuanti nel lago dello sterno e trasportano nel visibilio il mio cuore.

Write from Sabrina Carbone

A bunch of grapes…Your mouth

Your mouth is like a grape bunch,
it increases love silks.
The heart elates
and you feel constant the need of their heat.
It is the must that boils
while your sweet caresses graze my body.
It is the nectar that I suck like an eager bee of ardor.
Goodness and refinement of taste
they rain from the twilight when your lips come down to steps slows in the epicenter of my body.
Sinuous like a water course
it sinks your fingers between the fissures of my hair.
Your hands are like the roots of the lotus
they are dipped fluctuating in the lake of the breastbone and send my heart in rhapsodize.

 Write and translate from Sabrina Carbone

La tua luce in fondo ai tuoi occhi

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C’è una luce in fondo ai tuoi occhi….

E’il bagliore che mi aiuta nei momenti più bui,
è il mio sorriso quando ti osservo.
Dormo al tuo fianco e sei un angelo.
Sorrido mentre mi guarda l’uomo che mi fa sentire donna.
Ho bisogno delle tue carezze in ogni momento.
La tua voce nostalgica mi rincuora quando non ci sei.
Il lume dei tuoi gesti mi aiuta a essere più forte.
La tua luce in fondo ai tuoi occhi
è la mia anima che respira.
Il silenzio del mare parla per noi.
La luce in fondo ai tuoi occhi
è la gioia di condividere i momenti più duri
andare avanti e sentirsi un cuore solo.

write from Sabrina Carbone

Your light at the bottom of your eyes

There is a light at the bottom of your eyes
It is the flare that helps me in the darker moments,
it is my smile when I observe you.
I sleep aside you and you are a angel.
You smile and in meanwhile you are the man that make me feel a woman.
I need your caresses at any moment.
Your nostalgic voice heartens me when you not there are.
The light of your gestures helps me to be stronger.
Your light at the bottom of your eyes
it is my suol that breathes.
The hush sea speaks for us.
The light at the bottom of your eyes
it is the joy to share the harder moments
to go ahead and to feel a only heart.

write and translate from Sabrina Carbone

Jibo il primo robot per la casa

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Les Echos

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Una giovane start-up americana commercializzerà il primo robot per la casa con funzionalità promettenti. Un progetto presentato su IndieGoGo e un menu di comandi già ben definito. Anche prima di essere commercializzato, il piccolo robot ”era già esaurito” su IndieGoGo, la piattaforma online di crowfunding. Poiché Jibo, è stato ideato da Cynthia Breazeal, ricercatrice al MIT, e dai suoi collaboratori, ha tutto per piacere – sulla carta e sul video di presentazione. Infatti lo stesso si avvicina soprattutto al ”R2D2” domestico: un assistente e un compagno di 30 cm di altezza, con un look coinvolgente, e funzionalità particolarmente evolute. Una delle chiavi per un avvenire promettente è la sua capacità di comunicare con il suo ambiente. Tutto questo è normale quando si sa che una buona parte sono degli ex ingegneri di Nuance, uno dei leader mondiali nelle tecnologie di riconoscimento vocale.

Jibo è un robot domestico, che rassomiglia un pò a ECHO di Amazon uscito alcuni mesi fa, con un volume sensibile che manca a quello del gigante americano. Infatti può soddisfare le varie necessità di diverse popolazioni. I bambini vedranno in lui un compagno che gli racconta storie, con le immagini animate che appaiono sul touch screen integrato, o che risponde a domande di base come fa il software Siri di Apple, ad esempio. Gli adolescenti adoreranno farlo giocare con le loro ”playlist” preferite, pronunciando semplicemente il nome dell’artista. Ai più anziani ricorderà di prendere la loro medicina, o veglierà anche su di loro e preverrà la famiglia in caso di incidente, pur garantendo una compagnia, spesso determinante. Certamente è in virtù delle sue qualità ”umane” che Jibo dovrà riscontrare un ampio successo. Può leggere ad alta voce i messaggi, e-mail o SMS, riconoscere la gente grazie al riconoscimento facciale, accendere la sua macchina fotografica integrata, ricevere comandi a distanza per il controllo della casa, fungere da macchina fotografica di sorveglianza in caso di assenza… Se le prevendite online sono state congelate alla fine di dicembre, potete lasciare le vostre coordinate per essere tenuti al corrente sulle date dei nuovi ordini (www.jibo.com)
Il suo prezzo? 749 dollari.

Standard&Poor mantiene il rating di Andorra in BBB-/A-3

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El Economista

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L’agenzia di rating Standard&Poor ha realizzato venerdì scorso, 12 febbraio, una nuova revisione del rating di Andorra mantenendolo in BBB- / A-3 e con una prospettiva negativa, come aveva già reso noto nelle precedenti relazioni di settembre e di giugno dello scorso anno, ha spiegato l’agenzia andorrana di notizie, ANA. L’agenzia di rating, S&P pensa che non ci sia nessun segno che indica che la crisi della Banca Privata di Andorra (BPA) abbia destabilizzato il sistema finanziario del paese e ha valutato positivamente la tabella di marcia di risoluzione dell’Istituto, ma conserva la prospettiva negativa poichè il risultato finale rimane ancora in sospeso. Il Ministro andorrano delle Finanze, Jordi Cinca, ha accolto con favore la relazione di S&P dal momento che c’è il rischio che possa tornare a declassare il rating a causa della crisi della BPA, e quindi spera che nella prossima valutazione, una volta portata a termine la risoluzione dell’entità, S&P possa dare al rating di Andorra una prospettiva stabile, ha aggiunto l’agenzia ANA. Standard & Poors ha evidenziato nella sua relazione di venerdì scorso che il Governo e le autorità andorrane di regolamentazione hanno compiuto notevoli progressi proteggendo il sistema finanziario dai rischi derivati dalla Banca Privata di Andorra e apprezza anche la sua stabilità politica e fiscale. Tuttavia, ancora una volta ha sottolineato le limitate prospettive di crescita e il rischio associato alla bassa diversificazione dell’economia, motivo per cui ha deciso di mantenere lo stesso punteggio. La prospettiva negativa rimane anche se si considera che ci sia almeno un terzo delle probabilità di declassare il rating nel corso dei prossimi 18 mesi. Tutto dipenderà dalla fine del processo di risoluzione della BPA, e dalla possibilità che altre banche possano realizzare un’esperienza simile a quella della BPA e dalla capacità di Andorra di continuare l’attuale percorso di riforme legali e istituzionali, o anche che possa sentirsi sotto pressione cambiando il suo quadro di bilancio. S&P supporta la tabella di marcia per il processo di risoluzione della BPA, ma ha sottolineato che le attività legali saranno trasferite alla banca agente Vall Banc nel prosieguo del processo di vendita della società. Tuttavia, i periti avvertono che il processo di risoluzione non è finito e che nelle prossime settimane sarà la chiave con la quale l’Autorità statale per la risoluzione degli Istituti di credito (AREB) stabilirà ”una rete di banche corrispondenti per la Vall Banc”, e ha constatato che la agenzia di rating ha già creato tali collegamenti con le controparti essenziali, come nel caso dei sistemi di pagamento”.

Il passo successivo e definitivo – sarà quello di vendere l’azienda.

S&P ha anche avvertito che l’azione legale degli ex azionisti della BPA potrà ritardare questo processo. Il Ministro andorrano delle Finanze, Jordi Cinca, ha valutato positivamente che il punteggio di Andorra sia stato conservato ”dopo un anno così difficile e così condizionato dal caso della BPA”. Secondo lui è importante che l’agenzia S&P abbia apprezzato il piano di risoluzione previsto a dimostrazione ”che il mercato finanziario ha resistito bene” nonostante la crisi e l’annuncio della data di entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni fiscali. Quindi, il Ministro spera che alla prossima revisione Standard&Poor assegni al rating di Andorra una previsione stabile.

15 Febbraio voto di apertura dei negoziati di ALECA

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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La votazione del comitato INTA (commercio internazionale) del Parlamento europeo per l’apertura dei negoziati per un Accordo di libero scambio completo e approfondito (ALECA) tra la Tunisia e l’UE avrà luogo il, 15 febbraio 2016. Come cita un documento ufficiale, pubblicato dalla delegazione dell’Unione europea in Tunisia, l’obiettivo dei negoziati ALECA è quello di integrare progressivamente l’economia tunisina nello spazio economico europeo. Ciò dovrà migliorare le possibilità di accesso al mercato, il clima degli investimenti e fornire sostegno alle riforme economiche intraprese dalla Tunisia.

Una particolare priorità sarà accordata alle misure che permetteranno di favorire gli investimenti europei, che faciliteranno l’integrazione nel mercato dell’Unione europea, miglioreranno la gestione economica e rafforzeranno l’integrazione economica regionale tra la Tunisia e i suoi vicini della riva sud del Mediterraneo.

Una volta conclusa, ALECA farà riferimento agli attuali impegni nel quadro dell’Accordo di associazione euro-mediterraneo firmato tra la Tunisia e l’UE nel 1995. Sarà anche un accordo completo sui rapporti commerciali ed economici tra l’UE e la Tunisia e coprirà un’ampia gamma di campi di interesse comune.

Una volta che i negoziati saranno portati a termine, ogni parte dovrà procedere alla ratifica prevista della sua costituzione. Ricordiamo che l’Unione europea e la Tunisia privilegiano il dialogo con la società civile a monte e durante i negoziati. Inoltre un testo finale sarà presentato per l’approvazione alle autorità legislative, cioè al Parlamento europeo. Su questa stessa scia, una dichiarazione dell’Organizzazione della società civile (OSC) – euro-mediterranea, tunisina e francese ha formulato una serie di raccomandazioni pur segnalando che:

  • Una valutazione indipendente e approfondita deve essere intrapresa sulle conseguenze di quarant’anni di partenariato tra l’Unione europea e la Tunisia che ha gradualmente intensificato la liberalizzazione degli scambi tra le due rive. Allo stesso tempo esige che questa valutazione sia dedicata agli impatti del partenariato sui diritti economici e sociali. In molti sostengono che l’Accordo di associazione del 1995, all’origine della riduzione delle barriere doganali per i manufatti, abbia arrecato un danno all’economia tunisina, in particolare per quanto riguarda l’aumento del tasso di disoccupazione e esacerbando gli squilibri regionali e le disuguaglianze sociali. D’altra parte, l’OSC raccomanda di intraprendere, senza indugio, studi indipendenti e attualizzati sul’impatto multidimensionale di ALECA integrando in particolare la dimensione dei diritti economici e sociali (precarietà delle occupazioni, subappalto, perdita di posti di lavoro, debolezza della protezione sociale, perdite a livello di risorse fiscali)
  • Concepire un accordo commerciale tra la Tunisia e l’UE nel quadro di una cooperazione equa, che tenga conto della diversa competitività tra le due economie e della persistenza degli aiuti pubblici europei accordati ad alcuni dei loro settori strategici;
  • Ridefinire i termini del suo partenariato con la Tunisia, affinché possa contribuire a rispondere effettivamente alle rivendicazioni di giustizia sociale, di dignità e di occupazione, espresse in occasione della rivoluzione Dicembre 2010-Gennaio 2011;
  • Istituire un sistema di accesso all’informazione per la società civile che garantisca la trasparenza nel processo dei negoziati ALECA (accesso ai documenti di negoziato, che devono essere anche disponibili in Arabo) e sviluppare un quadro istituzionale che permetta di far esprimere e coinvolgere effettivamente la società civile sulle varie fasi e sugli aspetti dei negoziati;
  • Abbinare la libertà di circolazione dei beni, dei servizi e dei capitali alla libera circolazione delle persone.
    ”Le ONG firmatarie desiderano sottolineare che la scarsa considerazione di queste raccomandazioni su ALECA tra la Tunisia e l’UE potrà mettere in pericolo la sovranità del paese, assoggettare l’interesse del paese alla logica mercantile e minacciare i diritti fondamentali del popolo tunisino, cosa che potrà contribuire a peggiorare la precarietà di ampie fasce della popolazione ed esporle al rischio di culminare in atti di violenza e di fanatismo”, cita la dichiarazione dell’OSC.

Industria: Promuovere le regioni interne

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte L’economiste maghrebin

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La creazione di cinque tecnopoli, decisa sul principio della discriminazione positiva a profitto delle regioni svantaggiate, dove la disoccupazione ha raggiunto dei tassi elevati, rientra nel quadro della promozione dell’investimento nelle regioni interne e nel rafforzamento dello sviluppo regionale. Per conoscere lo stato di avanzamento di queste zone e le varie difficoltà che incontrano, il Ministro dell’industria, Zakaria Hamad, ha tenuto questa mattina una riunione con i responsabili di cinque tecnopoli situate a Médenine, a Kef, a Kasserine, a Tozeur e a Kébili, durante la quale ha insistito sull’importanza di accelerare le opere di assetto per facilitare soprattutto la creazione di nuovi progetti. ”Le procedure amministrative lente non devono essere uno svantaggio davanti alla realizzazione di nuovi progetti. L’approccio deve essere orientato verso la sistemazione di grandi superfici di oltre 50 ettari”, ha raccomandato. Per il Ministro, ciò significa che bisognerà predisporre di un calendario preciso, una sorta di map road, che riguarderà le tappe di realizzazione delle opere di assetto. Hamad non ha trascurato di invitare i presenti a operare e a promuovere queste tecnopoli non soltanto per attirare gli investitori stranieri ma anche gli investitori tunisini, in particolare quelli della regione dove saranno collocate le tecnopoli. ”A mio parere occorre mettere in rilievo i vantaggi competitivi di ogni regione ed eventualmente permettere ad ogni regione di fare affidamento su questi vantaggi propri per attirare gli investitori”, ha dichiarato.

L’Università non prepara a cercare lavoro: la maggior parte degli studenti ricorrono ai loro contatti

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte El economista

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Non insegna agli alunni a preparare un CV e neanche un colloquio di lavoro

I laureati affermano che l’università gli offre ”poco” nell’acquisizione di competenze in relazione alla ricerca di un posto di lavoro e i contatti personali sono, con una grande differenza, il mezzo al quale ricorrono di più per trovare un impiego, secondo il ‘Barometro capacità di impiego e di occupazione degli universitari in Spagna, 2015’. Queste sono alcune delle conclusioni di questa relazione, presentata questo giovedì, 11 febbraio, a Madrid, effettuata congiuntamente dal CRUE, la Cattedra Unesco e l’opera sociale Caixa, che ha disposto la partecipazione di 13.006 laureati – il 10% del gruppo 2009-2010-, che provengono da 61 università spagnole, pubbliche e private, presenziali e semi-presenziali. Sulla preparazione per la ricerca di lavoro, il direttore della Cattedra Unesco di gestione e politica universitaria, Francisco Michavila, ha segnalato, nel corso della presentazione dello studio, che questo rivela ”un enorme deficit” delle università, che non aiutano i loro allievi ”a preparare il loro curriculum e neanche i colloqui di lavoro”. Inoltre ha sottolineato che il percorso più frequente per trovare un’occupazione tramite amici, parenti e conoscenti è ”un motivo di discriminazione” che va contro il principio di ”pari opportunità”, sul quale, a suo giudizio, deve vegliare l’università pubblica. Dopo i contatti personali (37%), spesso la seconda via per accedere a un posto di lavoro è l’auto candidatura e il contatto diretto (31.3%), a grande distanza ci sono i centri per l’impiego (18.3%), i servizi pubblici dell’impiego (10.6%), i web corporative (7.9%), i servizi universitari (7.4%), le reti sociali (4.6%), gli annunci (3.7%), le agenzie di lavoro temporaneo (3.4%) o i sindacati (1.4%).

Il problema della sovraqualificazione

Il lavoro, basato sui registri amministrativi delle università e su un’indagine realizzata con i laureati sulle competenze e sui loro percorsi di lavoro, tra altri aspetti, segnala anche che i laureati possiedono un livello di capacità di impiego maggiore di quello che fornisce loro l’università e di quello che esige il posto di lavoro. A riguardo, Michavila ha segnalato che la sovraqualificazione bisogna trattarla con ”sensibilità”, perché gli universitari acquisiscono conoscenze o capacità per conto loro pensando alla proiezione della loro carriera professionale e non soltanto al primo impiego nel quale, come ha dichiarato, ”il fattore logico” si dà a questa circostanza. Tre su dieci laureati affermano che erano sovraqualificati per il posto di lavoro che hanno lasciato dopo aver iniziato la carriera. Anche se i laureati hanno indicato che l’università in pratica gli offre l’intero livello di competenze che è richiesto nell’occupazione come la capacità di lavorare in gruppo, la padronanza di competenze proprie del titolo di studio o la comunicazione scritta, tuttavia, c’è un ulteriore dislivello tra le condizioni del mercato del lavoro e la formazione universitaria in lingue, la capacità di gestire la pressione e la capacità di prendere decisioni.

Formazione e occupazione

Rispetto all’adeguatezza tra la formazione e l’occupazione, questo barometro segnala che il 77,3% dei laureati considera che la sua ultima occupazione sia stata ”abbastanza” o ”molto in relazione” con i suoi studi, anche se questo dipende dal ramo di conoscenza. Ad esempio, il maggior adeguamento si da tra i laureati di Scienze della salute, Scienze e Ingegneria e Architettura e quelli delle discipline artistiche e umanistiche, delle Scienze sociali e giuridiche. Ciò può essere messo in relazione con la soddisfazione dell’occupazione: i laureati dei rami di Scienze della salute sono soddisfatti della loro occupazione, mentre quelli delle discipline artistiche e umanistiche lo sono meno. Inoltre sottolinea che il salario è l’aspetto peggiore valutato, seguito dallo sviluppo professionale, dall’impresa e la sua organizzazione, dalle funzioni e dai compiti e dall’atmosfera dell’ambiente di lavoro. Gli autori di questo lavoro concordano che il basso punteggio nello sviluppo professionale è in accordo con il periodo di crisi economica e la contrazione della creazione di posti di lavoro. Michavila ha segnalato che l’obiettivo di questo barometro è quello ”di avvicinare l’accademia al mondo del lavoro” per ridurre questi ”dislivelli”, anche se ha garantito che sono ogni volta più piccoli. ”Le imprese dicevano anni fa ‘che finiscano la carriera’, e poi, quando verranno a lavorare, li formeremo”, ha ricordato questo esperto, aggiungendo che questa è ”la cosa più inefficace”.

Livello di soddisfazione

Per quanto riguarda il livello di soddisfazione della formazione ricevuta, la relazione rivela che il 94% tornerebbe a studiare nuovamente all’università, mentre il restante 6% è pentito di averlo fatto. La metà di loro (54%) rifarebbe gli stessi studi e nella stessa università rispetto al 12% che farebbe altri studi e in un altro ateneo. Quelli del ramo di Scienze della salute sono quelli più felici della loro carriera, seguiti da quelli delle discipline artistice e umanistiche. Quanto alla valutazione dei componenti della formazione ricevuta, i professori sono coloro che ottengono la nota più alta. ”Lo dicono quelli laureati nel momento in cui l’insegnamento viene sottoposto a una critica eccessiva”, ha indicato il direttore dello studio, il quale ha anche sottolineato che le metodologie di insegnamento sono quelle con il peggior punteggio congiuntamente ai servizi di sostegno allo studente delle università. Su quest’ultimo punto, Michavila ha garantito che gli studenti ”mancano” di una formazione più pratica, che gode di progetti di ricerca nelle università, e che gli permetta di effettuare esposizioni orali in classe. ”Gli diamo appena l’occasione per esprimere le loro conoscenze. I tirocini continuano ad avere un peso notevole”, hanno aggiunto.

Apple blocca gli iPhone riparati senza autorizzazione

Traduzione a cura di Dott.ssa Sabrina Carbone per SEBAL company di Sabrina Carbone fonte Le Figaro

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L’errore 53 rende inutilizzabile l’iPhone 6 e 6S se non sono riparati dall’Apple Store o da un servizio autorizzato dal produttore, in particolare per cambiare il tasto home. Una misura ”di protezione dell’utente”, ha risposto Apple. Con l’uscita di iOS 9, nel mese di settembre dello scorso anno, è arrivato l’errore 53, che blocca i suoi telefoni se non sono stati riparati da un Apple Store o in un negozio autorizzato dal marchio. Quasi 190.000 persone hanno visitato il sito iFixit per trovare una soluzione e una procedura collettiva è stata avviata nei confronti del brand. Un’azione di gruppo è già in azione. Le persone interessate sono i proprietari di iPhone 6 e 6Plus, e di iPhone 6S e 6S Plus che hanno fatto sostituire il tasto home (”home button”) del loro telefono, o il cavo interno collegato, senza recarsi in un negozio di Apple o in uno autorizzato dal produttore. Ciò può anche succedere se questo bottone (o cavo) è danneggiato, o se la scheda madre dell’apparecchio è stata sostituita in occasione di un cambio dello schermo. L’errore, che si verifica in occasione dell’aggiornamento di iOS 9, rende il telefono inutilizzabile (”bricked”: nel gergo, tanto utile quanto un mattone). Questo errore è una misura ”di protezione dell’utente” secondo Apple, che ha indirizzato una spiegazione agli utenti interessati. Lo scopo è quello di impedire l’uso di un captatore di impronte fraudolento. Le impronte digitali, utilizzate per sbloccare il vostro apparecchio o per pagare tramite Internet, sono quantificate e protette da una chiave in uno spazio di memoria indipendente dal resto dell’apparecchio. In occasione dell’aggiornamento, il software verifica se il tasto home e i suoi componenti (che riparano il touch IDEM) corrispondono al resto dell’apparecchio, e lo bloccano in caso contrario.

Una procedura collettiva avviata contro il marchio

Apple propone ai suoi utenti due possibilità in caso di errore 53: se il vostro iPhone è stato sostituito in un Apple Service Center, bisogna contattare il supporto di Apple; se avete sostituito il vostro schermo, o qualche altro componente del telefono altrove, contattate il supporto di Apple per le informazioni tariffarie delle riparazioni fuori periodo di garanzia. Fornite dal sito dell’azienda, le tariffe vanno da 299 a 329 dollari, mentre altri lo propongono a 99 euro (il tutto ”in quindici minuti massimo”), o spiegano come ripararlo da soli. Subito, un gabinetto di avvocati americani, dello studio legale PCVA, ha preso contatto con gli utenti che hanno subito il danno per avviare una procedura collettiva: ”Pensiamo che Apple forzi in modo intenzionale gli utenti a passare per i loro centri di riparazione, che costano molto di più rispetto alla maggior parte dei negozi di riparazione di terze parti”, hanno dichiarato.

”Perfidia farsesca”

Sul suo blog centrato sull’attualità di Apple, John Gruber ha posto la domanda sulla predisposizione di tale misura di sicurezza, che non contesta a prima vista. È normale infatti verificare se il captatore touch IDEM sia affidabile, ma non per forza bisogna trasformare il telefono in un mattone inutile. Lo stesso ha proposto semplicemente di disattivare le funzioni Touch ID e Apple Pay e soprattutto spiegare all’utente perché il telefono è stato messo fuori uso. ”Lanciare un allerta che dice solo ”errore 53” è quasi una perfidia farsesca”. Ciò pone anche un certo problema pratico: come fare per riparare il telefono se nessun ”servizio autorizzato Apple” è accessibile? È questo che ha contrariato Antonio Olmos, fotografo, dopo avere fatto riparare il suo iPhone 6 in occasione di una missione in Macedonia per Guardian. Alcune settimane dopo aver fatto riparare il suo telefono, mentre non ci pensava più, ha accettato l’aggiornamento proposto da iTunes e si è trovato di fronte l’errore 53. Quindi è andato presso l’Apple Store di Londra, dove gli hanno spiegato che non c’era più nulla da fare per il suo telefono oramai destinato a rompersi, e che doveva pagare 270 sterline per sostituirlo. Ha pagato, costretto e furioso contro un’impresa che ”rende deliberatamente inutili i suoi prodotti con un aggiornamento e non previene i suoi clienti”. Lo stesso cita anche una mancanza di coerenza, Apple Store e i negozi autorizzati sono rari fuori dalle grandi nazioni industrializzate e molti apparecchi sono rimessi a vita dai riparatori di terze parti. Quindi ha esposto ciò che dovrà diventare un problema per questi ultimi se l’errore 53 sarà destinato a entrare nella norma per i futuri iPhone, il declino di un mercato parallelo.